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Miami (Florida),
Gennaio 2010. Nativo di Roma, ha
sessant’anni ma non li dimostra. Leggermente
calvo, occhio ironico e guizzante, stile
compunto e distaccato, pieno di humor e
maliziosa indulgenza, accenna facilmente il
sorriso a complemento della sua disanima.
Marco Rocca e’ apprezzato,
rispettato, benvisto da una massa compatta di
emigrati italiani i quali vedono in lui un “buon
Padre”, sempre pronto a risolvere le immancabili
lacune della vita. Marco Rocca non è un Uomo, è
paragonato ad un Concord, un “robot”, eppure
non c’e’ interlocutore più amabile,
conversatore cortese, metaforico. Pesa le
parole, misura i gesti.
Certamente il
Conquistatore Juan Ponce de Leon, allorchè
approdò sulla penisola che battezzò Florida, ma
non trovò la fonte dell’eterna giovinezza, non
avrebbe esitato ad eleggere Rocca “Governatore”
della magnifica regione statunitense che,
comunque, il Nostro tiene in
pugno con la carica di
Console Generale di un territorio di notevole
estensione.
Rocca si laureo’ nel 1971
presso l’Università “La Sapienza” di Roma, e ben
presto fu assegnato al Consolato Generale di
Melbourne (Australia), quindi “Primo Segretario”
dell’Ambasciata di Madrid e nel 1992 -per
quattro anni- diresse il Consolato di Miami per
poi “guidare” l’Ambasciata del Panama, che non
aveva Consolato, sino al 2006. Il dinamico
“romano” ha ricoperto nel contempo diverse
posizioni presso il Ministero degli Affari
Esteri -Stampa ed informazioni, Affari
economici, direttorato generale per il
Mediterraneo e Middle East- e infine è tornato
nella città che nel 2002 accettò di “gemellare”
con l’altra splendida perla adriatica: Pescara.
Il 13 marzo prossimo il Boys Town of Italy lo
proclamerà Uomo dell’Anno 2010, con una serata
di gala, presente, in veste di ospite d’onore,
il senatore della Repubblica Basilio Giordano.
Sposato con la gentile signora Aida Baffigi, e
ha due figli, rispettivamente di 30 e 27 anni.
Console,
come ha ritrovato la Miami del “sole e degli
uragani”?
"Rispetto al 1992, quando
arrivai a Miami per aprire il Consolato
Generale, la presenza italiana di Miami è
cresciuta enormemente, in tutti i sensi. La
comunità italiana è circa raddoppiata (gli
iscritti all’Anagrafe consolare sono quasi
27.000), le imprese italiane sono passate da
una trentina a oltre 150, è stato aperto un
ufficio ICE, lo studio dell’italiano, che allora
era una lingua sconosciuta, è ora di moda e
l’italiano viene insegnato in varie scuole
pubbliche della Florida. La cucina italiana,
infine, ha conquistato Miami grazie ai molti
ristoratori e chef “veramente italiani” arrivati
a partire dagli anni ‘80. Insomma, l’Italia ha
oggi a Miami una presenza forte, anche in
termini economici, e la nostra immagine è quella
di un Paese moderno e sofisticato”
Possiamo parlare della
comunità italiana, dei suoi problemi,
aspirazioni, necessità, delle quali il Consolato
si occupa?
“In realtà ci sono in
Florida due comunità italiane. Una è quella
degli italiani arrivati più di recente -direi
gli ultimi 20/25 anni- che vivono sopratutto a
Miami e Miami Beach e che sono venuti per aprire
un’attività o semplicemente si sono “innamorati”
di questa città ed hanno deciso di viverci.
L’altra è quella degli
italiani di
seconda o terza generazione perché, quando ci
fu la prima grande emigrazione dall’Italia verso
l’inizio del ‘900, Miami non esisteva nemmeno.
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E’ seguito il desiderio
di centinaia di americani che chiedono la
seconda cittadinanza ?
“E’
difficile da credere, ma quello della
cittadinanza è, probabilmente, il servizio più
richiesto. Il Consolato riceve infatti un enorme
numero di richieste da parte di ex italiani che
hanno perso la nostra cittadinanza in
passato ed ora vogliono riacquistarla. Il
Consolato riceve infatti un enorme numero di
richieste da parte di ex italiani che hanno
persa la nostra cittadinanza, di discendenti di
nostri emigranti che vogliono sapere se sono
ancora cittadini, o ancora di stranieri che
vogliono diventare italiani, in genere per
matrimonio. Ogni volta che vado ad un evento, ad
una riunione, a una cerimonia, c’è sempre
qualcuno che alla fine si avvicina per chiedermi
come si fa a diventare italiano”
Cosa chiedono i
giovani?
“Sicuramente
un riconoscimento della loro identità specifica
ed un rapporto con l’Italia più moderno, basato
anche su interessi concreti (di studio,
professionali ecc). Proprio per dare spazio a
queste aspirazioni dei giovani si è tenuta un
anno fa a Roma, la prima Conferenza dei giovani
italiani nel mondo”
Spesso le voci della
“comunità” parlano di difficoltà per ottenere un
passaporto. Quanto c’è di vero?
“Il servizio passaporti
del Consolato funziona bene ed alcuni problemi
che esistevano in passato sono stati da tempo
risolti. Diamo il passaporto a vista a chi è
residente nella circoscrizione ed è già
registrato al Consolato. Per i non residenti
(per esempio i turisti) bisogna invece chiedere
l’autorizzazione alla Questura italiana o al
Consolato del luogo dove risiedono. Inoltre, si
può chiedere il passaporto anche per posta senza
dover venire al Consolato. Quindi non credo che
si possa parlare di “difficoltà” nell’ottenere
il passaporto”
Cosa avrebbe voluto
fare che non ha fatto?
“Ho avuto fin da
giovane una grande passione per la musica ed ho
anche un discreto “orecchio”. E quindi mi e’
sempre dispiaciuto non aver preso lezioni di
musica per poterla leggere e saper suonare bene
uno strumento. Non so cosa darei per poter
suonare al pianoforte qualche pezzo di Bach, il
mio compositore preferito.”
Chi è Marco Rocca ?
“Una persona normale
che fa il proprio lavoro in modo professionale e
sopratutto con molto buon senso, cercando di
capire le ragioni di chi sta dall’altra parte
del tavolo. Chi mi conosce sa poi che non
“recito” la parte del diplomatico e non cerco di
apparire diverso da quello che sono. Cerco anche
di essere me stesso sia in ufficio che fuori e
forse questo mi ha permesso di costruire delle
relazioni personali e professionali molto
solide, basate sull’amicizia e sulla stima che
alla
fine sono le cose che
contano davvero” |