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Giulianova, Martedì 19 Ottobre 2010
- Dal Consigliere Capogruppo
di Giuliesi/Udc, Gianfranco Francioni, riceviamo e pubblichiamo:
Mentre la Nostra Regione
pensa sempre di tagliare reparti, ospedali,
dall'altra parte aumenta la mobilità passiva in
modo spaventoso.
Giulianova è fra queste, reparti chiusi,
situazione bloccata, non si investe in nuovi
macchinari, non si potenziano i reparti, non si
assumo Primari, Medici ed infermieri.
Quello che è riportato in questo articolo (Un
fiume di denaro dall’Abruzzo per la sanità delle
altre Regioni;
leggi sotto)
noi come gruppo UDC/GIULIESI è da molto tempo
che lo diciamo, i nostri ospedali soffrono, la
Sanità Passiva aumenta in modo spaventoso.
Per la Cardiologia la Regione spende come Sanità
Passiva oltre 18.000.000,00 (diciottomilioni )
di euro, per l'Ortopedia altri 25.000.000,00
(venticinque milioni ) di euro, solo per parlare
di due reparti.
Giusto razionalizzare la spesa, vedi nei settori
Amministrativi, ma contemporaneamente bisogna
ammodernare le strutture ancora esistenti,
potenziare i reparti, gli impianti teconologici,
TAC, Risonanze Magnetiche, di ultima
generazione, e soprattutto, sul campo delle
Risorse Umane, gli unici a far crescere gli
Ospedali.
In tutte le aziende che si rispettano, si
razionalizza la spesa, si chiudono i reparti che
non funzionano o funzionano male, ma
contemporaneamente si investono in nuove
strutture all'avanguardia, con Primari di
eccellenza, altrimenti sarà la fine completa,
non possiamo rimanere a semplici ospedali che
curano a mala pena una appendice.
Chiedo al Presidente della Commissione Sanità
del Comune di Giulianova , come Capo Gruppo UDC/GIULIESI,
di incontrare il Commissario Chiodi, (perchè,
anche lui in campagna elettorale con l'appoggio
del Dr. Venturoni aveva promesso una nuova
struttura e una nuova Sanità per Giulianova), in
una Commissione Speciale, per capire del Nostro
Ospedale cosa ne vogliono fare, dovevamo
aspettare il 30 settembre per avere chiarezza in
merito al Piano di Riordino, ma a tutt'oggi
nulla è cambiato.
Gianfranco Francioni
CAPOGRUPPO
UDC/GIULIESI
COMUNE DI GIULIANOVA
Correlato
Un fiume di denaro
dall’Abruzzo per la sanità delle altre Regioni
ABRUZZO. Che risparmio è
tagliare i piccoli ospedali o i servizi sul
territorio perché siamo troppo indebitati e
continuare a pagare le altre
Regioni per le prestazioni sanitarie fornite ai
cittadini abruzzesi in
trasferta?
Fa un certo effetto scoprire oggi che i dati
sulla mobilità passiva (cioè gli
abruzzesi che si vanno a curare altrove in
Italia) sono cresciuti in maniera
incontrollata, quasi un effetto collaterale
automatico della chiusura degli
ospedali pubblici e dei tagli al budget delle
Cliniche private. I dati
finalmente resi noti, con mesi e mesi di
ritardo, ci dicono intanto che l’
Abruzzo non riesce a soddisfare le richieste dei
suoi cittadini e che la
Regione, invece di incentivare e migliorare la
sanità sul suo territorio,
preferisce far guadagnare le Marche, il Lazio,
l’Emilia-Romagna e la Lombardia con la mobilità
passiva.
Ci dicono poi che nulla è stato fatto per
limitare questo fiume di denaro
sottratto alle casse regionali: decisionismo si,
ma solo per tagliare la sanità
abruzzese. A dire il vero, ad inizio estate il
sub commissario alla sanità
aveva promesso accordi di confine con le regioni
limitrofe per limitare i
danni, ma solo il 9 ottobre fa sapere che sono
in corso trattative con il
Molise, le Marche, il Lazio e la Puglia. Il
mistero però è un altro e nasce
dall’elenco delle patologie più gettonate che
provocano queste emorragie non di poco conto: le
malattie ortopediche e cardiologiche ci costano
rispettivamente 25 e 18 milioni di euro.
Dunque sono poca cosa i risparmi ottenuti
chiudendo i piccoli ospedali e
stranamente si preferiscono le proteste
bipartisan sul territorio ai tagli
della mobilità passiva verso le altre regioni.
Insomma risparmio a tutti i
costi quando si tratta di tagliare in Abruzzo,
un fiume di denaro per l’esodo
sanitario verso le altre Regioni. A meno che,
scavando tra le mete più
ricorrenti del “turismo” sanitario, non si
scoprisse che a fare la parte del
leone in questo lauto banchetto sono quei grossi
gruppi privati che di fatto si
giovano delle inefficienze o delle insufficienze
(vere o create ad arte) del
sistema sanitario abruzzese, sia pubblico che
privato. Perché è stupefacente - ed anche un pò
contraddittorio - assistere al balletto
“Cardiochirurgia sì-
Cardiochirurgia no” a Chieti e poi vedere che
qui si fanno trapianti più
avanzati di quelli tanto celebrati al Bambin
Gesù di Roma e che le malattie
cardiologiche sono in testa ai viaggi della
speranza. Come sono altrettanto
incomprensibili il taglio della mobilità attiva
imposta alle cliniche private
(avrebbero recuperato un pò di soldi al sistema)
ed il mancato rispetto della
promessa di far recuperare loro parte della
mobilità passiva. All’epoca della
firma dei contratti con la Regione, gli
imprenditori della sanità privata
accettarono i tagli al budget solo per la
promessa di recuperare una parte
della mobilità passiva. Cosa che non è avvenuta
sia per il ritardo nella
comunicazione dei dati (il che fa pensare che
ormai il 2010 è perduto) sia per una strana
impostazione della questione: mentre le cliniche
chiedevano i Drg più costosi, i dati proposti
erano quelli sui Drg più richiesti.
Come dire: “vi possiamo far operare più
appendiciti che cuore e cervello. Su questi si
debbono arricchire le altre regioni”. Insomma
tutto sembra convergere su un sospetto: che in
questo caos vero o creato nella sanità
abruzzese, a guadagnarci sono pochi cacciatori
appostati sul confine. Aspettano tranquilli che
passi il malato abruzzese in cerca di quella
sanità che in Abruzzo ormai viene compressa.
Impallinarli è un gioco da ragazzi.
Sebastiano Calella 19/10/2010 9.12 |