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Il movimento EmergenzAmbiente, che si batte
contro la deriva petrolifera in Abruzzo, lancia
un appello ai Consiglieri regionali d’Abruzzo:
“Modificate la legge su ricerche ed estrazioni
di idrocarburi in Abruzzo prevedendo la tutela
del tratto di mare antistante la costa
abruzzese”
Martedì 29 Dicembre
- Questa mattina a Pescara, presso il
Caffè Letterario, si è svolta una conferenza
stampa di “Emergenza Ambiente Abruzzo”, rete di
associazioni e comitati che si battono per la
tutela ambientale della nostra regione. Alla
conferenza erano presenti, Maria Rita D’Orsogna,
professoressa dell’Università della California
di Los Angeles, Francesco Stoppa, professore
dell’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara, e
Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF
Italia. Oggetto della conferenza stampa è stato
un appello rivolto ai consiglieri regionali
affinché nell’ultimo consiglio regionale
dell’anno, previsto per mercoledì 30 dicembre,
procedano ad una modifica della legge
“Provvedimenti urgenti a tutela del territorio
regionale”, approvata il 16 dicembre scorso dal
Consiglio regionale d’Abruzzo
per bloccare le
incombenti richieste di trivellazione sul mare
Adriatico, a soli cinque chilometri dalla costa.
Fin dal momento della sua presentazione da parte
del Presidente Chiodi, le Associazioni, pur
apprezzando la legge regionale per quanto
riguarda la tutela delle aree a terra, avevano
subito richiesto che la norma fosse integrata
con la tutela del tratto di mare antistante la
costa abruzzese che è interessata per oltre
5.600 km quadrati da richieste e concessioni
gia’ in atto per la ricerca e l’estrazione di
idrocarburi.
La Rete EmergenzaAmbiente Abruzzo chiede di
utilizzare l'ottimo strumento del Piano di
Gestione Integrata della Zona Costiera, previsto
da una Direttiva Europea e dalla normativa
italiana, e già utilizzato con successo dalla
Regione Emilia Romagna per limitare il
proliferare di piattaforme davanti alla propria
costa.
Allo stesso tempo si era suggerito di prevedere
strumenti di valutazione complessiva delle
attività di ricerca sugli idrocarburi come la
Valutazione Ambientale Strategica e la
Valutazione di Impatto Sanitario che, non
essendo stati oggetto di censura da parte del
Governo nazionale al momento dell’impugnativa
dinnanzi alla Corte Costituzionale della legge
n. 2 del 2008 (cd. Legge blocca Centro Oli),
potevano essere opportunamente reinseriti nella
nuova normativa.
Purtroppo la proposta di prevedere la tutela
anche del mare, pur presentata durante la
discussione da alcuni gruppi presenti in
Consiglio regionale, non è stata accolta dalla
maggioranza, lasciando la legge monca ed
assolutamente inefficace per bloccare la deriva
petrolifera a mare. Una deriva petrolifera
innegabile di cui si vedono ormai gli effetti.
A pochi km dalla costa teatina tra San Vito e
Ortona è in arrivo "Ombrina mare 2", una
gigantesca piattaforma petrolifera con permesso
di coltivazione, della compagnia inglese MOG (Mediterranean
Oil & Gas).
Il 3 Dicembre 2009 il
progetto di “Ombrina mare 2” è stato sottoposto
al Ministero dell’Ambiente per la procedura di
Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).
Piattaforme come questa rimangono in esercizio
per un minimo di 20/30 anni e, secondo quanto
dichiarato agli organi di stampa internazionali
dalla stessa Società proponente, saranno scavati
altri 4 pozzi, oltre a quello già esistente, per
estrarre petrolio e gas. Del resto questo è
solo l’ultimo atto di una serie di richieste di
concessioni che riguardano il nostro mare. A
settembre, infatti, la società canadese Vega Oil
e la società irlandese Petroceltic hanno
avanzato una richiesta per trivellare a 7 km dal
porto di Ortona con il progetto “Elsa 2”. Ad
Ottobre la stessa Petroceltic ha avanzato
richiesta per trivellare in altri 2 permessi a 5
km dalla costa a largo di Casalbordino e Vasto.
Presto
arriveranno anche le richieste per trivellare il
teramano.
Da quanto sta avvenendo nel nostro mare,
l’Abruzzo ha tutto da perdere e nulla da
guadagnare: il turismo, la pesca e
l’agricoltura, oltre che la salute delle
persone, saranno compromessi in cambio di
royalties nulle per la regione e bassissime per
lo Stato. Le Associazioni ambientaliste, i
comitati locali, le associazioni di categoria,
alcune realtà economiche e singoli cittadini
stanno continuando ad intervenire nei
procedimenti autorizzativi, presentando
osservazioni in sede di Valutazione di Impatto
Ambientale, ma è evidente che non si può
continuare ad affrontare tale problematica in
questo modo.
Occorrono provvedimenti definitivi che solo la
classe politica regionale può chiedere ed
ottenere. Il prossimo consiglio regionale del 30
dicembre può essere l’occasione per presentare –
in sede di approvazione della legge finanziaria
– una modifica integrativa della legge approvata
lo scorso 16 dicembre ed avviare così l’Abruzzo
tutto, terra e mare, verso un futuro
sostenibile. |