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Ambientalisti: Cosa
fa la Regione per il
blocca Centro-Oli? |
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Giovedì 8 Ottobre
- La rete di sessanta associazioni e comitati
"Emergenza Ambiente Abruzzo" chiede formalmente
di incontrare il presidente Chiodi per conoscere
se e quali atti istituzionali la Regione dei
Parchi intende portare avanti per contrastare la
deriva petrolifera in Abruzzo. Il tempo stringe.
Al di la' delle continue nuove richieste di
perforazioni che stanno interessando le province
costiere sia in terra che in mare, e' ormai
prossima la scadenza della Legge 14/2008 - la
cosiddetta Legge blocca Centro Oli - fissata per
il 31 dicembre 2009 e che vieta attivita' di
estrazione petrolifera nella nostra regione.
Emergenza Ambiente Abruzzo pensa che sia giunta
l'ora di un confronto franco e democratico con
il presidente della regione Gianni Chiodi su
questo tema. Si chiede una posizione precisa -
qualunque essa sia - non fatta di parole ma
avvalorata da atti istituzionali. L'attivismo
dei cittadini, le professionalita' dei singoli,
le competenze e l'esperienza delle associazioni
storiche che si occupano di ambiente hanno
portato alla stesura di numerosi documenti di
contrarieta' al proposto progetto di
perforazione del pozzo Elsa2, nelle acque
antistanti Ortona, tutte regolarmente inviate al
ministero dell'Ambiente. Ben quattordici
osservazioni sono state redatte, fra cui quelle
della Provincia di Chieti, della Confcommercio,
di Assoturismo, del WWF, dei comuni di
Miglianico e Francavilla, della Federazione
Autonoma Balneare, della Confederazione
Nazionale dell'Artigianato e della Piccola
Impresa, e dalla diocesi di Lanciano/Ortona.
Agli enti si sono uniti testi di liberi
professionisti, scienziati, operatori turistici.
Un'azione corale dovuta
alla grinta e determinazione della scienziata
Maria Rita D'Orsogna, che ha saputo unire tante
realta' diverse, ma unite dalla stessa
preoccupazione di salvare il patrimonio naturale
dell'Abruzzo per le generazioni future.
Se da un lato i cittadini
si sono mobilitati in massa in occasione di
Elsa2, l'impegno della classe politica a livello
regionale e' stato latente. Poiche' la
problematica investe meta' del territorio
regionale, Emergenza Ambiente Abruzzo ha bisogno
ora di sapere, in maniera chiara e concreta,
quale sia la posizione del governatore
d'Abruzzo, Gianni Chiodi e dell'assessore
all'ambiente Daniela Stati in merito
all'imminente petrolizzazione della regione.
Emergenza Ambiente Abruzzo
vuole sapere se le piu' alte cariche d'Abruzzo
intendono farsi interpreti della volontà
popolare presso le istituzioni centrali o se
invece vogliano restare meri spettatori della
fine dell'Abruzzo che conosciamo oggi.
Emergenza Ambiente Abruzzo
(rete di associazioni) |
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info: Maria Rita D'Orsogna, Docente della CSUN
Los Angeles, mobile: 001 310 570 5591
Dante Caserta, Consigliere Nazionale WWF,
mobile: 335 8155085
Angelo Di Matteo, Presidente Legambiente
Abruzzo, mobile: 347 8489363 |
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WWF: Per l’Abruzzo un
futuro tra petrolio e
nucleare? |
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Pescara, Venerdì 2
Ottobre - Come è il futuro energetico
dell’Abruzzo? Non buono a giudicare dalle
omissioni e dai ritardi che stanno
caratterizzando le azioni del Governo regionale
in questo settore. Il dato di partenza è che la
Regione Abruzzo non ha ancora approvato lo
strumento di pianificazione di settore, il Piano
Energetico Ambientale Regionale che la
precedente Giunta predispose, ma non fece
approvare, e sul cui destino l’attuale Giunta
non ha ancora fatto chiarezza.
Nel concreto, però, mentre
in Abruzzo non si decide, altrove si decide per
l’Abruzzo. La deriva petrolifera colpisce la
nostra regione il cui territorio è al 50%
interessato da concessioni per ricerche ed
estrazioni di idrocarburi. È di ieri la notizia
del ritiro dalla competente commissione del
Consiglio regionale della legge sulle
royalties che non avrebbe impedito la
realizzazione di una raffineria in Abruzzo, né
tanto meno avrebbe posto un freno all’estrazione
di petrolio in mare e sulla terra ferma.
In pratica la Regione ha
perso mesi di tempo senza ottenere nulla,
predisponendo un testo normativo talmente
inefficace da doverlo addirittura ritirare
(nonostante fosse stato presentato dallo stesso
Presidente Chiodi e dal capogruppo del
principale partito di governo). Nel frattempo si
avvicina il 31 dicembre 2009, termine di
efficacia della cosiddetta legge blocca Centro
Oli (legge peraltro impugnata dal Governo
nazionale davanti alla Corte Costituzionale).
L’attuale Governo
regionale sembra non aver compreso che per
l’Abruzzo si sta delineando un futuro nero e non
sembra impegnato ad impedirlo. Le dichiarazioni
di principio di contrarietà alla realizzazione
di un Centro Oli ad Ortona non sono più
sufficienti, perché il problema non è la
localizzazione di un Centro Oli in un sito
piuttosto che un altro, ma individuare una
strategia per impedire che l’Abruzzo scivoli
verso la deriva petrolifera.
E come se non bastasse è
mancata anche la difesa dell’Abruzzo dal
pericolo di creare una centrale nucleare sul
nostro territorio e sul quello limitrofo. Lo
scorso 11 settembre WWF, Greenpeace e
Legambiente hanno invitato tutte le regioni
italiane a ricorrere davanti alla Corte
Costituzionale per fermare la legge n. 99/2009
che centralizza le procedure per la scelta di
siti dove costruire centrali nucleari,
militarizzando di fatto le aree scelte dal
Governo nazionale ed esautorando le Regioni e
gli Enti locali da qualsiasi possibilità di
intervenire nei processi decisionali. Ebbene,
mentre 12 regioni (Basilicata, Calabria,
Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria,
Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria e
Molise che rappresentano circa il 60% del
territorio italiano) hanno deciso di impugnare
la legge, ed altre come Veneto, Sicilia e
Sardegna hanno già manifestato formalmente la
loro contrarietà ad ospitare centrali, il nostro
Governo regionale ha preferito guardare
dall’altra parte, rinunciando di fatto a
rivendicare il proprio diritto a decidere se e
dove far realizzare una centrale nucleare in
Abruzzo. È
questo il futuro che si vuole per l’Abruzzo? È
così che si difendono gli interessi degli
abruzzesi? |
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Dante Caserta -consigliere nazionale WWF |
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Wwf: La Regione tace
sull'appello dell'11
settembre |
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Mercoledì 23
Settembre - Ancora nessuna comunicazione
dalla Regione Abruzzo circa l'appello lanciato
da WWF, Greenpeace e Legambiente lo scorso 11
settembre a tutte le Regioni italiane. Nella
lettera-appello si invitano i Governatori e gli
assessori competenti ad
impugnare di fronte alla Corte Costituzionale la
norma contenuta nella legge 99/2009 che in
sostanza da modo al Governo Centrale, in
materia di Nucleare,
di
scavalcare
completamente le Regioni e gli Enti Locali, di
ridurre la possibilità di informazione dei
cittadini fino ad arrivare alla militarizzazione
degli impianti la cui localizzazione sarà
proposta da operatori privati. (almeno quattro
le sentenze della Corte Costituzionale -n. 242,
285 e 383 del 2005 e n. 247 del 2006- a sostegno
del ricorso).
La
"delega nucleare" al Governo prevista dalla
Legge 99/2009 mette fuori gioco, infatti, le
Regioni sulla localizzazione degli impianti
nucleari per la produzione dell’energia
elettrica, sugli impianti per la messa in
sicurezza dei rifiuti radioattivi o per lo
smantellamento degli impianti nucleari, in pieno
contrasto con quanto stabilito dal Titolo V
della Costituzione sui poteri concorrenti delle
Regioni in materia di Governo del territorio e
sul rispetto del principio di leale
collaborazione.
Ad oggi quattro
Regioni : Calabria, Toscana, Liguria e Piemonte
(l'Emilia Romagna sta per aggiungersi) hanno
già impugnato detta Legge di fronte alla Corte
Costituzionale.
I termini per
presentare il ricorso stanno per scadere: le
Associazioni chiedono pertanto al Governatore
Chiodi e agli amministratori abruzzesi tutti di
prendere una decisione quanto prima, in modo da
impugnare un provvedimento che potrebbe rendere
impossibile un ruolo delle Regioni a tutela di
una procedura che sia in ogni caso democratica e
trasparente. |
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Camilla Crisante
Presidente WWF Abruzzo |
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