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Cupra Marittima (Ap),
Giovedì 18 Febbraio 2010 - Dall'Associazione
Culturale Blow up riceviamo e pubblichiamo:
Giovanni Gaggia
maicol e mirco
Gabriele Silvi
Rita Soccio
Rita Vitali Rosati
in
Marche Centro d'Arte
testo e cura
Dario Ciferri
L´inaugurazione si
terrà domenica 21 febbraio alle 18:00
La mostra termina il 21
marzo
La Galleria Marconi è
aperta tutti giorni dalle 16.00 alle 20.00,
esclusa la domenica
Dopo il successo della
collettiva con Roberto Cicchinè, Armando
Fanelli, Niba e Ivana Spinelli, La Galleria
Marconi di Cupra Marittima domenica 21 febbraio
alle 18.00 presenta il secondo appuntamento
di Marche Centro d´Arte. Gli artisti che
partecipano al secondo appuntamento sono:
Giovanni Gaggia, maicol e mirco, Gabriele Silvi,
Rita Soccio e Rita Vitali Rosati. La cura e il
testo critico della collettiva sono di Dario
Ciferri.
Marche Centro d´Arte è un
progetto che rientra nella rassegna Non lo so
e non lo voglio sapere ed è un mini ciclo di
tre mostre che la Galleria Marconi dedica ai
fermenti artistici marchigiani, presentato già
lo scorso anno, è stato riproposto dopo il
successo riscosso. Marche Centro d´Arte vuole
dare voce e spazio a un territorio che presenta
al suo interno una pluralità di prospettive,
idee e linguaggi e
che ha fatto di questa sua pluralità un punto di
forza e distinzione.
"La contemporaneità è un
punto fermo che ogni artista deve affrontare e
tenere presente nel proprio lavoro, sia che ne
parli o che la rigetti. Marche Centro d´Arte
parte da un luogo ben definito, un territorio,
per allargarsi a qualcosa di più ampio, una
riflessione sul nostro tempo e sul senso
dell´uomo in esso.
Giovanni Gaggia prende e
maneggia il cuore dell´uomo, non lo manipola ma
lo rende reale sulla tela in un percorso di
scoperta dell´essere umano, della sua energia,
della sua intimità e del suo spirito. Una natura
che si è persa, straniata e straniante, un mondo
buffo e allucinato ci appare con lucida ironia
nelle opere di maicol e mirco. Una follia che
non è il nostro mondo, ma non si discosta poi
molto dalle nostre paure.
Nelle opere di Gabriele
Silvi tutto è filtrato attraverso il gioco, un
gioco che però mostra sempre un meccanismo
spezzato, come se nel divertimento qualcosa
fosse andato storto e adesso fosse fuori
controllo.
La pubblicità detta ormai
i ritmi della nostra vita, gli impone tempi e
valori, Rita Soccio attraverso l´uso dei brand
pubblicitari stravolge il senso dei prodotti e
veicola nuovi messaggi che parlano alla
coscienza di tutti.
Il dolore, il senso di
mancanza, una sofferenza che accompagna e
accomuna ogni essere umano, Rita Vitali Rosati
guarda all´animo umano e ci racconta i traumi,
piccoli e grandi che si trovano in ciascuno di
noi". (Dario Ciferri)
Non lo so e non lo voglio
sapere non è solo una risposta, è anche una
provocazione, un atteggiamento e in fondo una
forma di agnosticismo, che nel caso dell’arte
potremmo definire culturale. È un modo per
affrontare i grandi quesiti dell’umanità: da
dove veniamo? Dove andiamo? Perché il dolore?
Perché le patate al forno sono sempre troppo
poche?
Una risposta spesso
comoda, a volte sconvolgente, che esprime una
volontà di ignoranza che è molto lontana
dall’affermazione socratica che il vero saggio è
colui che sa di non sapere. Non c’è nessuna
tensione alla conoscenza, nessuna curiosità,
solo distacco e indifferenza.
Spesso davanti a una
proposta di tipo artistico questa frase arriva e
fa un po’ male. Chi la adotta può sembrare un
po’ fuori dal tempo, ma in verità spesso
appartiene a una maggioranza, nemmeno troppo
silenziosa.
Sarebbe legittimo adesso
rispondere alla domanda: perché intitolare in
questa maniera una rassegna di mostre?
La risposta in fondo è già
nel titolo |