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Di Stanislao (IdV): Approvata la mozione sulle carceri

Roma, Mercoledì 13 Gennaio 2010 - Si sono svolte ieri le dichiarazioni di voto finali con le relative votazioni delle Mozioni concernenti il sistema carcerario italiano. E’ stata votata e approvata all’unanimità la Mozione  a prima firma dell’On. Di Stanislao che fa un chiaro quadro di questa drammatica realtà e dell’emergenza soluzioni. Dalle strutture, che sono fatiscenti, obsolete e non adatte, ad un sovraffollamento di circa 23 mila detenuti; da una deficienza organica del corpo di polizia penitenziaria di oltre 5 mila unità, con agenti che sono continuamente costretti a lavorare in condizioni sempre peggiori alla condizione non migliore degli operatori che lavorano all’interno come medici, psicologi, educatori. La Mozione del Deputato IdV aiuta a fare luce su una realtà penitenziaria ignorata o dimenticata e spesso emarginata e abbandonata e non trascura nessuno e nessun dettaglio portando a sostegno della causa anche le direttive dell’ Unione Europea in materia carceraria. “ Aspettando il piano carceri – afferma Di Stanislao – è necessario avviare una riflessione e pensare ai processi brevi e alla certezza della pena dando strumenti e anche risorse. Il carcere- servizio pubblico-  , in ogni modo, deve essere un luogo che produce sicurezza collettiva nel rispetto dei detenuti. Sono molto soddisfatto dell’ approvazione della mia Mozione, ma il mio impegno nei confronti del mondo carcerario non si fermerà qui, ma vigilerò perché questi impegni non vengano disattesi e  continuerò ad occuparmi di questa emergenza sperando  che presto questo Governo venga a riferire in Parlamento per darci cifre, impegni e soluzione in termini di politica carceraria affinchè si dia una risposta definitiva e questo Paese diventi finalmente maturo ed europeo.”

MOZIONE

La Camera,

premesso che,

la situazione delle carceri italiane era ed è, purtroppo, in una fase emergenziale. Un surplus di 23mila detenuti, circa 66mila presenze a fronte dei 43mila possibili; una deficienza organica del Corpo di polizia penitenziaria di circa 5.500mila unità. La gran parte delle strutture penitenziarie sono fatiscenti, obsolete e non adatte;

la popolazione delle carceri continua a crescere, con tutte le relative valenze connesse al pericolo e al trattamento e gli agenti penitenziari sono costretti a lavorare in condizioni sempre peggiori, così come gli educatori, psicologi, medici. Sono in costante aumento gli attacchi al personale che ormai è demotivato, stanco e malpagato;

su tutto il territorio nazionale si registrano manifestazioni e proteste, giustificate dalle condizioni di insicurezza in cui sono costretti a lavorare. Mediamente un agente deve sorvegliare 100 detenuti di giorno, circa 250 nei turni notturni; per garantire le traduzioni il personale è costretto a viaggiare anche per 20 ore consecutive su mezzi non idonei;

sebbene il Presidente del Consiglio abbia reso noto il famoso Piano Carceri, della cui copertura finanziaria non vi è certezza, i primi risultati, qualora vi fossero, non arriveranno prima di due anni;

solo pochi mesi fa la Corte europea dei diritti dell’uomo  ha condannato l’Italia a risarcire con mille euro un detenuto costretto a stare per due mesi e mezzo in una cella sovraffollata. Una pena naturalmente simbolica, ma che mette in evidenza un terribile realtà.  Ogni detenuto nelle carceri italiane ha mediamente a disposizione meno di tre metri quadrati di spazio, ben al di sotto dei 7 metri stabiliti dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura. Ciò vuol dire che normalmente una cella deve ospitare tre detenuti, oggi nei penitenziari italiani ce ne sono in media nove  in ogni cella. La popolazione delle carceri continua a crescere, con tutte le relative valenze di pericolo e di trattamento e gli agenti penitenziari sono costretti a lavorare in condizioni sempre peggiori, così come gli educatori, psicologi, medici. Dall’inizio dell’anno, 65 sono i suicidi verificatisi all’interno delle strutture;  

bisogna dare luce ad una realtà penitenziaria taciuta, ignorata o dimenticata, emarginata e abbandonata per mettere in evidenza l’emergenza del sistema carcere con il rischio sommosse e il rischio morte presenti ogni giorno. Un sistema che alimenta gli effetti criminogeni delle pene. Un sistema in cui  l’Art.27 della nostra Costituzione che prevede che “ l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva” e che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” e l’Art. II-64 della Costituzione europea che stabilisce che “nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti”  non trovano applicazione.

l’Unione europea si fonda sul rispetto dei diritti dell’uomo, delle istituzioni democratiche e dello Stato di diritto. La Carta dei diritti fondamentali sancisce tutti i diritti - personali, civili, politici, economici e sociali - dei cittadini dell’Unione. Nel marzo 2007 l'UE ha istituito l'Agenzia europea per i diritti fondamentali, che ha il compito di aiutare l'UE e gli Stati membri ad elaborare la normativa in questo campo e di sensibilizzare l'opinione pubblica ai diritti fondamentali. Del resto, in un mondo globalizzato, è fondamentale che i paesi dell’Unione europea collaborino efficacemente per combattere la criminalità e il terrorismo;

dal giugno 2004 l'Unione europea ha adottato un Trattato che, attraverso le tappe previste, ambisce a diventare una Costituzione per l'intero continente. La creazione di uno spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia, richiede necessariamente un coordinamento dei sistemi giuridico-penali dei Paesi membri. Uno spazio sovranazionale deve essere però altresì capace di farsi garante del riconoscimento e del rispetto dei diritti umani di tutti i cittadini, europei e extracomunitari, che vivono e risiedono in Europa. Il diritto penale è stato sempre confinato nei limiti del territorio nazionale, ancorato al principio della territorialità. Uno dei baluardi della sovranità nazionale è appunto l'esclusività del sistema penale. D'altro canto, a partire dal 1948, il diritto internazionale classico, ossia quello interstatuale, è progressivamente stato eroso da una nuova concezione del diritto internazionale che sostituisce all'inter-governativismo la sovranazionalità. Il processo, lento e fortemente contrastato dagli Stati-Nazione, ha avuto il suo culmine con la nascita della Corte Penale Internazionale. Il suo Statuto, firmato solennemente a Roma nel 1998, contiene all'interno embrioni del superamento del principio della nazionalità nel sistema processuale penale laddove vi siano gravi violazioni dei diritti umani (crimini di guerra, genocidii, crimini contro l'umanità). Sia nella fase del riconoscimento che in quella della progressiva omogeneizzazione dei sistemi penali vanno tenute presenti garanzie e tutele irrinunciabili, vanno identificati minimi e massimi edittali delle pene, vanno enucleati i comuni ed essenziali interessi da proteggere in Europa con gli strumenti del diritto penale, evitando che i singoli Stati si limitino ad adattarsi al diritto penale di derivazione europea, conservando allo stesso tempo intatto tutto il proprio armamentario repressivo;

i diritti delle persone sottoposte a procedimento giudiziario, a misure penali o detenute vanno tutelati, senza eccezioni e senza timori. La dignità umana non può essere calpestata in alcuna circostanza. L'esperienza europea degli ultimi anni ci suggerisce l'attivazione di organismi indipendenti di nomina parlamentare che abbiano poteri informali di visita e controllo dei luoghi di detenzione. Tali organismi svolgono una funzione di riconciliazione sociale, di mediazione e di soluzione in chiave preventiva dei conflitti. Si tratterebbe di una sorta di difensore istituzionale dei diritti in carcere. Per i quali va data altresì piena attuazione sia alla sentenza della Corte Costituzionale del febbraio del 1999 che prevede la tutela giurisdizionale dei diritti dei detenuti, sia al nuovo regolamento di esecuzione che nelle sue norme vuole migliorare la qualità della vita in carcere;

lotta al razzismo, libera circolazione delle coppie senza discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale e difesa delle donne, dei minori e degli immigrati. E' quanto chiede il Parlamento per lo spazio europeo di giustizia, auspicando più diritti per i detenuti e fondi UE per la costruzione di nuove carceri. Occorre combattere la criminalità informatica, garantire una maggiore solidarietà tra i paesi UE per l'accoglienza dei rifugiati e tutelare i cittadini da terrorismo e criminalità. Il Parlamento Europeo , in tal senso , qualche giorno fa ha adottato una Risoluzione con la quale indica la sua posizione riguardo al cosiddetto Programma di Stoccolma che stabilisce le priorità europee nel campo della giustizia e degli affari interni per i prossimi cinque anni. Il Parlamento chiede norme minime relative alle condizioni delle carceri e dei detenuti e una serie di diritti comuni per i detenuti nell'UE, "incluse norme adeguate in materia di risarcimento dei danni per le persone ingiustamente arrestate o condannate". Auspica inoltre la messa a disposizione da parte dell'Unione europea di sufficienti risorse finanziarie per la costruzione "di nuove strutture detentive negli Stati membri che accusano un sovraffollamento delle carceri e per l'attuazione di programmi di reinsediamento sociale". Sollecita anche la conclusione di accordi fra l'Unione europea e i paesi terzi sul rimpatrio dei loro cittadini che hanno subito condanne e la piena applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali ai fini della loro esecuzione nell'Unione europea. Sostiene poi la necessità di uno strumento giuridico globale sull'ammissibilità della prova nei procedimenti penali;

l’attuale Legge Penitenziaria stabilisce “Le misure alternative alla detenzione”, esse danno la possibilità di scontare le pene non in carcere e vengono concesse solo a determinate condizioni. Esse si applicano esclusivamente ai detenuti definitivi.

le misure alternative sono numerose e con caratteristiche peculiari, ciascuna tendente comunque alla risocializzazione del condannato. Esse sono a) Affidamento in prova al servizio sociale (pena residua 3 anni), art. 47 LP; b) Detenzione domiciliare (pena residua 4 anni o nei casi di condizioni di salute incompatibili con il regime detentivo pena residua anche superiore ai 4 anni), art. 47 ter LP; c) Semilibertà (metà pena o 2/3 se reati gravi (reati dell'art 4 bis) o 6 mesi solo dalla libertà), artt. 46, 50 LP; d) Liberazione condizionale (pena residua 5 anni); art 176 cp; e) Sospensione della pena per gravi motivi di salute (incompatibilità con il regime detentivo - qualunque sia la durata della pena ) art. 147 cp.  

queste misure, però, non possono essere la soluzione concreta e definitiva all’emergenza carceri e al sovraffollamento. Al di là di ciò, aspettando il piano carceri, è necessario avviare una riflessione e pensare ai processi brevi e alla certezza della pena dando strumenti e risorse. In sostanza, il carcere- servizio pubblico- deve essere un luogo che produce sicurezza collettiva, nel rispetto della dignità dei detenuti;

lo scorso mese di Agosto si è svolta l’iniziativa nazionale “Ferragosto in carcere 2009” che ha visto coinvolti deputati, senatori, consiglieri regionali di tutta Italia e di tutte le forze politiche. L’obiettivo di tale iniziativa era di verificare e conoscere meglio le condizioni tanto dei detenuti, quanto di direttori, agenti, medici, psicologi, educatori che lavorano al suo interno al fine di poter proporre proposte legislative o organizzative adeguate;

tra suicidi, morti, vite salvate, tentate evasioni, evasioni compiute e spazi che mancano nelle nostre prigioni è sempre più evidente l’emergenza soluzioni. A fronte di questa spaventosa e preoccupante situazione tutto il personale penitenziario, tra l’altro, è chiamato ad operare senza alcuna linea guida, senza mezzi idonei e con scarsissime risorse;

nella Gazzetta Ufficiale n. 30 del 16 aprile 2004 veniva bandito un concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo professionale di Educatore, Area C, posizione economica C1, indetto con PDG 21 novembre 2003. Dopo ben quattro anni di procedura concorsuale, il 15 dicembre 2008 nel Bollettino Ufficiale del Ministero della Giustizia n. 23, viene pubblicata la graduatoria ufficiale definitiva del suddetto concorso;
ad oggi il Dipartimento dell´Amministrazione Penitenziaria ha assunto solo i primi 97 vincitori, a cui, si spera a breve, seguirà l'assunzione dei restanti 300,dopo aver proceduto alle istanze di interpello annuale nazionale di mobilità interna del personale;
queste nuove forze potranno, sicuramente, rappresentare un valido supporto, ma si rivelano palesemente e gravemente insufficienti. Infatti, per questa figura professionale sono state già apportate drastiche riduzioni, tanto da portare la pianta organica del 2009 a sole 1088 unità,rispetto alla pianta del 2008 che ne prevedeva circa 1400 in organico (riduzione operata dal Dap per adeguarsi alle disposizioni del  decreto Brunetta che ha imposto un ridimensionamento delle piante organiche in diminuzione delle unita' affinche' le pubbliche amministrazioni possano procedere all'assunzione di nuovo personale ). In realtà, ad oggi, in servizio ci sono soltanto 686 educatori a cui si aggiungeranno i 300 restanti vincitori,giungendo ad una quota di 968 unità, a fronte di una popolazione detenuta di circa 66.000 unità, ancora in crescita;

è lampante,pertanto,la mancanza di ben 102 educatori rispetto alla pianta organica del 2009 (mancanza ancor maggiore se riferita alla pianta organica del 2008 ed pari a circa 400 unita' di educatori) - e quindi negli istituti di pena - a cui andranno ad aggiungersi tutti quegli educatori che verranno collocati in pensione, avendone ormai maturato i requisiti;

la sostanziosa assenza dei citati operatori aggrava ed aggraverà ancor più il clima e la vita detentiva dei ristretti e dei medesimi operatori ancora in servizio, oltre ad accrescere l´inadempienza al dettato legislativo vigente, dal momento che la maggior parte dei detenuti non riescono ad avere per anni colloqui con gli educatori, non riuscendo, pertanto, a conseguire alcun giovamento dall´ingresso in carcere;
disposizione quest´ultima, che viene chiaramente disattesa nelle realtà carcerarie italiane, com´è noto dal caso Castrogno, uno dei tanti emersi negli ultimi tempi, ma anche dall´aumento dei suicidi, degli atteggiamenti autolesionistici, della richiesta di psicofarmaci e non ultimo dell´aggressività dei detenuti nei confronti del personale penitenziario ad ulteriore dimostrazione dell´emergenza in cui i circuiti detentivi versano a causa della mancanza di operatori a fronte di uno spropositato aumento del numero di detenuti ospitati in strutture inidonee ed evidentemente non a norma dal punto di vista strutturale e delle risorse umane;

bisogna, inoltre, anche specificare che nonostante l'assunzione dei restanti 300 vincitori del concorso per il profilo da Educatore, il Dap avrà un avanzo di fondi a disposizione per assumere subito all´incirca 70 unità lavorative, grazie al DPCM approvato dal Consiglio dei Ministri del 31 luglio u.s. che ha deliberato l´autorizzazione all´assunzione di un contingente di 1.370 unità di personale a tempo indeterminato per l´anno 2009 per le Amministrazioni dello Stato;
in particolare, per il Ministero della Giustizia le nuove assunzioni autorizzate sono 223 unità, di cui 110 per l´Amministrazione Penitenziaria, che dovrebbero essere ripartite tra vincitori ed idonei di tutti i concorsi aventi graduatorie ancora valide presso quest´ultima amministrazione. Stando, tuttavia, alle allarmanti condizioni delle carceri italiane buona parte di questi fondi che avanzeranno dovranno essere destinati primariamente e celermente, senza indugio alcuno, all´assunzione degli idonei al concorso per Educatori per incamminarsi verso quella condizione di rieducazione che il carcere deve dare a chi ne entra a far parte, per non smarrire quella presa di coscienza e civiltà che la nostra carta costituzionale gli affida.
è necessario, pertanto, attivare dei seri e proficui percorsi di rieducazione dei detenuti la cui realizzazione è promossa e attivata dagli educatore penitenziari, veri coordinatori e catalizzatori degli strumenti utili per la composizione di tali iter risocializzativi - come la norma del 1975 dispone - affinché la dimensione del vissuto carcerario sia foriera di profonda autoriflessione delle proprie apicalità e crei momenti di autoprogettazione, di formazione e costruzione di un sé nuovo, positivo, propositivo, generatore di valori riconosciuti e condivisi dal comune senso civico,

Occorrono soluzioni e un modello di recupero e di rieducazione prima di pensare a nuove strutture, al fine di un immediato e concreto supporto al mondo penitenziario;

impegna il Governo

a convocare i sindacati di polizia penitenziaria e le rappresentanze di tutto il personale penitenziario al fine di un confronto concreto e costruttivo sulle problematiche delle carceri in Italia e degli operatori;

a procedere all´assunzione immediata dei restanti educatori penitenziari previsti dalla pianta organica, da attingersi dagli idonei della vigente e menzionata graduatoria risultata dal concorso bandito per tale profilo professionale, affinché anche costoro possano partecipare ai previsti corsi di formazione che il DAP deve attivare per questi operatori prima dell´ingresso nelle carceri a cui sono destinati, onde evitare sprechi di danaro per doverli riattivare in seguito;

a prorogare di almeno un quinquennio la validità della graduatoria di merito del concorso sopra citato  stando agli odierni orientamenti dettati dal Ministro Brunetta e dal progetto di legge 2462 presentato il 21 maggio 2009, nonché alle disposizioni in materia di razionalizzazione delle spese pubbliche in vigore - per permetterne un graduale scorrimento parimenti all´avvicendarsi dei fisiologici tourn-over pensionistici, al fine di evitare l´indizione di nuovi concorsi per il medesimo profilo che comporterebbero inutili oneri pubblici. In effetti, questa medesima procedura di scorrimento della graduatoria con assunzione di tutti i suoi idonei trova già un precedente nel panorama legislativo-procedurale italiano, poiché effettuata per le graduatorie dei concorsi banditi dall´Agenzia delle Entrate per 1500 posti di funzionari per la Terza Area Funzionale, fascia retributiva F1, attività amministrativa-tributaria bandito da Agenzia delle Entrate
 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale serie speciale concorsi n. 84 del 21 ottobre 2005);
a stabilire una norma che preveda lo stanziamento di fondi necessari per completare l'organico di educatori previsti dalla pianta organica attualmente vigente presso il DAP. Lo sforzo economico che si chiede al Governo è annualmente molto esiguo , ma necessaria che per far funzionare meglio ed in modo più umano una branca importantissima del nostro sistema giustizia che non può più attendere;

a procedere all’alienazione di immobili ad uso penitenziario siti nei centri storici e costruzione di nuovi e moderni istituti penitenziari in altro sito;

a procedere alla dismissione di immobili ad uso penitenziario e rassegnazione del ricavato al Ministero della Giustizia per il potenziamento dell’edilizia penitenziaria esistente;

al rifinanziamento dell’art. 6 della Legge 259/2002 in sede di predisposizione della Finanziaria 2010, prevedendo limiti di impegno per un arco di tempo compatibile con l’utilizzo della locazione finanziaria;

in relazione all’esperienza europea degli ultimi anni, all'attivazione di organismi indipendenti di nomina parlamentare che abbiano poteri informali di visita e controllo dei luoghi di detenzione al fine di svolgere una funzione di riconciliazione sociale, di mediazione e di soluzione in chiave preventiva dei conflitti;

secondo quanto stabilito dal Parlamento europeo, ad utilizzare le risorse finanziarie  per la costruzione "di nuove strutture detentive negli Stati membri che accusano un sovraffollamento delle carceri e per l'attuazione di programmi di reinsediamento sociale;

ad istituire nel più breve tempo possibile, data l’allarmante situazione, la Commissione di Inchiesta parlamentare sulla situazione delle carceri in Italia come richiede la Proposta di Inchiesta parlamentare n. 13 presentata il 24 Novembre scorso;

in relazione al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 1 Aprile 2008 recante “Modalità e criteri per il trasferimento al Servizio Sanitario Nazionale delle funzioni sanitarie, dei rapporti di lavoro, delle risorse finanziarie e delle attrezzature e beni strumentali in materia di sanità penitenziaria”, a dare conto della sua applicazione, dei risultati ed illustrare e definire, nel passaggio delle competenze, funzioni e risorse.

Ufficio Stampa On. Di Stanislao

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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