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MOZIONE
La Camera,
premesso che,
la situazione
delle carceri italiane era ed è, purtroppo, in
una fase emergenziale. Un surplus di 23mila
detenuti, circa 66mila presenze a fronte dei
43mila possibili; una deficienza organica del
Corpo di polizia penitenziaria di circa
5.500mila unità. La gran parte delle strutture
penitenziarie sono fatiscenti, obsolete e non
adatte;
la popolazione
delle carceri continua a crescere, con tutte le
relative valenze connesse al pericolo e al
trattamento e gli agenti penitenziari sono
costretti a lavorare in condizioni sempre
peggiori, così come gli educatori, psicologi,
medici. Sono in costante aumento gli attacchi al
personale che ormai è demotivato, stanco e
malpagato;
su tutto il
territorio nazionale si registrano
manifestazioni e proteste, giustificate dalle
condizioni di insicurezza in cui sono costretti
a lavorare. Mediamente un agente deve
sorvegliare 100 detenuti di giorno, circa 250
nei turni notturni; per garantire le traduzioni
il personale è costretto a viaggiare anche per
20 ore consecutive su mezzi non idonei;
sebbene il
Presidente del Consiglio abbia reso noto il
famoso Piano Carceri, della cui copertura
finanziaria non vi è certezza, i primi
risultati, qualora vi fossero, non arriveranno
prima di due anni;
solo pochi
mesi fa la Corte europea dei diritti dell’uomo
ha condannato l’Italia a risarcire con mille
euro un detenuto costretto a stare per due mesi
e mezzo in una cella sovraffollata. Una pena
naturalmente simbolica, ma che mette in evidenza
un terribile realtà. Ogni detenuto nelle
carceri italiane ha mediamente a disposizione
meno di tre metri quadrati di spazio, ben al di
sotto dei 7 metri stabiliti dal Comitato europeo
per la prevenzione della tortura. Ciò vuol dire
che normalmente una cella deve ospitare tre
detenuti, oggi nei penitenziari italiani ce ne
sono in media nove in ogni cella. La
popolazione delle carceri continua a crescere,
con tutte le relative valenze di pericolo e di
trattamento e gli agenti penitenziari sono
costretti a lavorare in condizioni sempre
peggiori, così come gli educatori, psicologi,
medici. Dall’inizio dell’anno, 65 sono i suicidi
verificatisi all’interno delle strutture;
bisogna dare
luce ad una realtà penitenziaria taciuta,
ignorata o dimenticata, emarginata e abbandonata
per mettere in evidenza l’emergenza del sistema
carcere con il rischio sommosse e il rischio
morte presenti ogni giorno. Un sistema che
alimenta gli effetti criminogeni delle pene. Un
sistema in cui l’Art.27 della nostra
Costituzione che prevede che “ l’imputato non è
considerato colpevole sino alla condanna
definitiva” e che “le pene non possono
consistere in trattamenti contrari al senso di
umanità e devono tendere alla rieducazione del
condannato” e l’Art. II-64 della Costituzione
europea che stabilisce che “nessuno può essere
sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti
inumani o degradanti” non trovano applicazione.
l’Unione
europea si fonda sul rispetto dei diritti
dell’uomo, delle istituzioni democratiche e
dello Stato di diritto. La Carta dei diritti
fondamentali sancisce tutti i diritti -
personali, civili, politici, economici e sociali
- dei cittadini dell’Unione. Nel marzo 2007 l'UE
ha istituito l'Agenzia europea per i diritti
fondamentali, che ha il compito di aiutare l'UE
e gli Stati membri ad elaborare la normativa in
questo campo e di sensibilizzare l'opinione
pubblica ai diritti fondamentali. Del resto, in
un mondo globalizzato, è fondamentale che i
paesi dell’Unione europea collaborino
efficacemente per combattere la criminalità e il
terrorismo;
dal giugno
2004 l'Unione europea ha adottato un Trattato
che, attraverso le tappe previste, ambisce a
diventare una Costituzione per l'intero
continente. La creazione di uno spazio europeo
di libertà, sicurezza e giustizia, richiede
necessariamente un coordinamento dei sistemi
giuridico-penali dei Paesi membri. Uno spazio
sovranazionale deve essere però altresì capace
di farsi garante del riconoscimento e del
rispetto dei diritti umani di tutti i cittadini,
europei e extracomunitari, che vivono e
risiedono in Europa. Il diritto penale è stato
sempre confinato nei limiti del territorio
nazionale, ancorato al principio della
territorialità. Uno dei baluardi della sovranità
nazionale è appunto l'esclusività del sistema
penale. D'altro canto, a partire dal 1948, il
diritto internazionale classico, ossia quello
interstatuale, è progressivamente stato eroso da
una nuova concezione del diritto internazionale
che sostituisce all'inter-governativismo la
sovranazionalità. Il processo, lento e
fortemente contrastato dagli Stati-Nazione, ha
avuto il suo culmine con la nascita della Corte
Penale Internazionale. Il suo Statuto, firmato
solennemente a Roma nel 1998, contiene
all'interno embrioni del superamento del
principio della nazionalità nel sistema
processuale penale laddove vi siano gravi
violazioni dei diritti umani (crimini di guerra,
genocidii, crimini contro l'umanità). Sia nella
fase del riconoscimento che in quella della
progressiva omogeneizzazione dei sistemi penali
vanno tenute presenti garanzie e tutele
irrinunciabili, vanno identificati minimi e
massimi edittali delle pene, vanno enucleati i
comuni ed essenziali interessi da proteggere in
Europa con gli strumenti del diritto penale,
evitando che i singoli Stati si limitino ad
adattarsi al diritto penale di derivazione
europea, conservando allo stesso tempo intatto
tutto il proprio armamentario repressivo;
i diritti
delle persone sottoposte a procedimento
giudiziario, a misure penali o detenute vanno
tutelati, senza eccezioni e senza timori. La
dignità umana non può essere calpestata in
alcuna circostanza. L'esperienza europea degli
ultimi anni ci suggerisce l'attivazione di
organismi indipendenti di nomina parlamentare
che abbiano poteri informali di visita e
controllo dei luoghi di detenzione. Tali
organismi svolgono una funzione di
riconciliazione sociale, di mediazione e di
soluzione in chiave preventiva dei conflitti. Si
tratterebbe di una sorta di difensore
istituzionale dei diritti in carcere. Per i
quali va data altresì piena attuazione sia alla
sentenza della Corte Costituzionale del febbraio
del 1999 che prevede la tutela giurisdizionale
dei diritti dei detenuti, sia al nuovo
regolamento di esecuzione che nelle sue norme
vuole migliorare la qualità della vita in
carcere;
lotta al razzismo,
libera circolazione delle coppie senza
discriminazioni fondate sull'orientamento
sessuale e difesa delle donne, dei minori e
degli immigrati. E' quanto chiede il Parlamento
per lo spazio europeo di giustizia, auspicando
più diritti per i detenuti e fondi UE per la
costruzione di nuove carceri. Occorre combattere
la criminalità informatica, garantire una
maggiore solidarietà tra i paesi UE per
l'accoglienza dei rifugiati e tutelare i
cittadini da terrorismo e criminalità. Il
Parlamento Europeo , in tal senso , qualche
giorno fa ha adottato una Risoluzione con la
quale indica la sua posizione riguardo al
cosiddetto Programma di Stoccolma che stabilisce
le priorità europee nel campo della giustizia e
degli affari interni per i prossimi cinque anni.
Il Parlamento chiede norme minime relative alle
condizioni delle carceri e dei detenuti e una
serie di diritti comuni per i detenuti nell'UE,
"incluse norme adeguate in materia di
risarcimento dei danni per le persone
ingiustamente arrestate o condannate". Auspica
inoltre la messa a disposizione da parte
dell'Unione europea di sufficienti risorse
finanziarie per la costruzione "di nuove
strutture detentive negli Stati membri che
accusano un sovraffollamento delle carceri e per
l'attuazione di programmi di reinsediamento
sociale". Sollecita anche la conclusione di
accordi fra l'Unione europea e i paesi terzi sul
rimpatrio dei loro cittadini che hanno subito
condanne e la piena applicazione del principio
del reciproco riconoscimento alle sentenze
penali ai fini della loro esecuzione nell'Unione
europea. Sostiene poi la necessità di uno
strumento giuridico globale sull'ammissibilità
della prova nei procedimenti penali;
l’attuale
Legge Penitenziaria stabilisce “Le misure
alternative alla detenzione”, esse danno la
possibilità di scontare le pene non in carcere e
vengono concesse solo a determinate condizioni.
Esse si applicano esclusivamente ai detenuti
definitivi.
le misure
alternative sono numerose e con caratteristiche
peculiari, ciascuna tendente comunque alla
risocializzazione del condannato. Esse sono a)
Affidamento in prova al servizio sociale (pena
residua 3 anni), art. 47 LP; b) Detenzione
domiciliare (pena residua 4 anni o nei casi di
condizioni di salute incompatibili con il regime
detentivo pena residua anche superiore ai 4
anni), art. 47 ter LP; c) Semilibertà (metà pena
o 2/3 se reati gravi (reati dell'art 4 bis) o 6
mesi solo dalla libertà), artt. 46, 50 LP; d)
Liberazione condizionale (pena residua 5 anni);
art 176 cp; e) Sospensione della pena per gravi
motivi di salute (incompatibilità con il regime
detentivo - qualunque sia la durata della pena )
art. 147 cp.
queste misure,
però, non possono essere la soluzione concreta e
definitiva all’emergenza carceri e al
sovraffollamento. Al di là di ciò, aspettando il
piano carceri, è necessario avviare una
riflessione e pensare ai processi brevi e alla
certezza della pena dando strumenti e risorse.
In sostanza, il carcere- servizio pubblico- deve
essere un luogo che produce sicurezza
collettiva, nel rispetto della dignità dei
detenuti;
lo scorso mese
di Agosto si è svolta l’iniziativa nazionale
“Ferragosto in carcere 2009” che ha visto
coinvolti deputati, senatori, consiglieri
regionali di tutta Italia e di tutte le forze
politiche. L’obiettivo di tale iniziativa era di
verificare e conoscere meglio le condizioni
tanto dei detenuti, quanto di direttori, agenti,
medici, psicologi, educatori che lavorano al suo
interno al fine di poter proporre proposte
legislative o organizzative adeguate;
tra suicidi,
morti, vite salvate, tentate evasioni, evasioni
compiute e spazi che mancano nelle nostre
prigioni è sempre più evidente l’emergenza
soluzioni. A fronte di questa spaventosa e
preoccupante situazione tutto il personale
penitenziario, tra l’altro, è chiamato ad
operare senza alcuna linea guida, senza mezzi
idonei e con scarsissime risorse;
nella Gazzetta
Ufficiale n. 30 del 16 aprile 2004 veniva
bandito un concorso pubblico per esami a 397
posti nel profilo professionale di Educatore,
Area C, posizione economica C1, indetto con PDG
21 novembre 2003. Dopo ben quattro anni di
procedura concorsuale, il 15 dicembre 2008 nel
Bollettino Ufficiale del Ministero della
Giustizia n. 23, viene pubblicata la graduatoria
ufficiale definitiva del suddetto concorso;
ad oggi il Dipartimento dell´Amministrazione
Penitenziaria ha assunto solo i primi 97
vincitori, a cui, si spera a breve, seguirà
l'assunzione dei restanti 300,dopo aver
proceduto alle istanze di interpello annuale
nazionale di mobilità interna del personale;
queste nuove forze potranno, sicuramente,
rappresentare un valido supporto, ma si rivelano
palesemente e gravemente insufficienti. Infatti,
per questa figura professionale sono state già
apportate drastiche riduzioni, tanto da portare
la pianta organica del 2009 a sole 1088
unità,rispetto alla pianta del 2008 che ne
prevedeva circa 1400 in organico (riduzione
operata dal Dap per adeguarsi alle disposizioni
del decreto Brunetta che ha imposto un
ridimensionamento delle piante organiche in
diminuzione delle unita' affinche' le pubbliche
amministrazioni possano procedere all'assunzione
di nuovo personale ). In realtà, ad oggi, in
servizio ci sono soltanto 686 educatori a cui si
aggiungeranno i 300 restanti vincitori,giungendo
ad una quota di 968 unità, a fronte di una
popolazione detenuta di circa 66.000 unità,
ancora in crescita;
è lampante,pertanto,la
mancanza di ben 102 educatori rispetto alla
pianta organica del 2009 (mancanza ancor
maggiore se riferita alla pianta organica del
2008 ed pari a circa 400 unita' di educatori) -
e quindi negli istituti di pena - a cui andranno
ad aggiungersi tutti quegli educatori che
verranno collocati in pensione, avendone ormai
maturato i requisiti;
la sostanziosa assenza
dei citati operatori aggrava ed aggraverà ancor
più il clima e la vita detentiva dei ristretti e
dei medesimi operatori ancora in servizio, oltre
ad accrescere l´inadempienza al dettato
legislativo vigente, dal momento che la maggior
parte dei detenuti non riescono ad avere per
anni colloqui con gli educatori, non riuscendo,
pertanto, a conseguire alcun giovamento
dall´ingresso in carcere;
disposizione quest´ultima, che viene chiaramente
disattesa nelle realtà carcerarie italiane,
com´è noto dal caso Castrogno, uno dei tanti
emersi negli ultimi tempi, ma anche dall´aumento
dei suicidi, degli atteggiamenti
autolesionistici, della richiesta di
psicofarmaci e non ultimo dell´aggressività dei
detenuti nei confronti del personale
penitenziario ad ulteriore dimostrazione
dell´emergenza in cui i circuiti detentivi
versano a causa della mancanza di operatori a
fronte di uno spropositato aumento del numero di
detenuti ospitati in strutture inidonee ed
evidentemente non a norma dal punto di vista
strutturale e delle risorse umane;
bisogna, inoltre,
anche specificare che nonostante l'assunzione
dei restanti 300 vincitori del concorso per il
profilo da Educatore, il Dap avrà un avanzo di
fondi a disposizione per assumere subito
all´incirca 70 unità lavorative, grazie al DPCM
approvato dal Consiglio dei Ministri del 31
luglio u.s. che ha deliberato l´autorizzazione
all´assunzione di un contingente di 1.370 unità
di personale a tempo indeterminato per l´anno
2009 per le Amministrazioni dello Stato;
in particolare, per il Ministero della Giustizia
le nuove assunzioni autorizzate sono 223 unità,
di cui 110 per l´Amministrazione Penitenziaria,
che dovrebbero essere ripartite tra vincitori ed
idonei di tutti i concorsi aventi graduatorie
ancora valide presso quest´ultima
amministrazione. Stando, tuttavia, alle
allarmanti condizioni delle carceri italiane
buona parte di questi fondi che avanzeranno
dovranno essere destinati primariamente e
celermente, senza indugio alcuno, all´assunzione
degli idonei al concorso per Educatori per
incamminarsi verso quella condizione di
rieducazione che il carcere deve dare a chi ne
entra a far parte, per non smarrire quella presa
di coscienza e civiltà che la nostra carta
costituzionale gli affida.
è necessario, pertanto, attivare dei seri e
proficui percorsi di rieducazione dei detenuti
la cui realizzazione è promossa e attivata dagli
educatore penitenziari, veri coordinatori e
catalizzatori degli strumenti utili per la
composizione di tali iter risocializzativi -
come la norma del 1975 dispone - affinché la
dimensione del vissuto carcerario sia foriera di
profonda autoriflessione delle proprie apicalità
e crei momenti di autoprogettazione, di
formazione e costruzione di un sé nuovo,
positivo, propositivo, generatore di valori
riconosciuti e condivisi dal comune senso
civico,
Occorrono
soluzioni e un modello di recupero e di
rieducazione prima di pensare a nuove strutture,
al fine di un immediato e concreto supporto al
mondo penitenziario;
impegna il Governo
a convocare i
sindacati di polizia penitenziaria e le
rappresentanze di tutto il personale
penitenziario al fine di un confronto concreto e
costruttivo sulle problematiche delle carceri in
Italia e degli operatori;
a procedere all´assunzione
immediata dei restanti educatori penitenziari
previsti dalla pianta organica, da attingersi
dagli idonei della vigente e menzionata
graduatoria risultata dal concorso bandito per
tale profilo professionale, affinché anche
costoro possano partecipare ai previsti corsi di
formazione che il DAP deve attivare per questi
operatori prima dell´ingresso nelle carceri a
cui sono destinati, onde evitare sprechi di
danaro per doverli riattivare in seguito;
a prorogare di almeno
un quinquennio la validità della graduatoria di
merito del concorso sopra citato stando agli
odierni orientamenti dettati dal Ministro
Brunetta e dal progetto di legge 2462 presentato
il 21 maggio 2009, nonché alle disposizioni in
materia di razionalizzazione delle spese
pubbliche in vigore - per permetterne un
graduale scorrimento parimenti all´avvicendarsi
dei fisiologici tourn-over pensionistici, al
fine di evitare l´indizione di nuovi concorsi
per il medesimo profilo che comporterebbero
inutili oneri pubblici. In effetti, questa
medesima procedura di scorrimento della
graduatoria con assunzione di tutti i suoi
idonei trova già un precedente nel panorama
legislativo-procedurale italiano, poiché
effettuata per le graduatorie dei concorsi
banditi dall´Agenzia delle Entrate per 1500
posti di funzionari per la Terza Area
Funzionale, fascia retributiva F1, attività
amministrativa-tributaria bandito da Agenzia
delle Entrate
(pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale serie
speciale concorsi n. 84 del 21 ottobre 2005);
a stabilire una norma che preveda lo
stanziamento di fondi necessari per completare
l'organico di educatori previsti dalla pianta
organica attualmente vigente presso il DAP. Lo
sforzo economico che si chiede al Governo è
annualmente molto esiguo , ma necessaria che per
far funzionare meglio ed in modo più umano una
branca importantissima del nostro sistema
giustizia che non può più attendere;
a procedere
all’alienazione di immobili ad uso penitenziario
siti nei centri storici e costruzione di nuovi e
moderni istituti penitenziari in altro sito;
a procedere
alla dismissione di immobili ad uso
penitenziario e rassegnazione del ricavato al
Ministero della Giustizia per il potenziamento
dell’edilizia penitenziaria esistente;
al
rifinanziamento dell’art. 6 della Legge 259/2002
in sede di predisposizione della Finanziaria
2010, prevedendo limiti di impegno per un arco
di tempo compatibile con l’utilizzo della
locazione finanziaria;
in relazione
all’esperienza europea degli ultimi anni,
all'attivazione di organismi indipendenti di
nomina parlamentare che abbiano poteri informali
di visita e controllo dei luoghi di detenzione
al fine di svolgere una funzione di
riconciliazione sociale, di mediazione e di
soluzione in chiave preventiva dei conflitti;
secondo quanto
stabilito dal Parlamento europeo, ad utilizzare
le risorse finanziarie per
la costruzione "di nuove strutture detentive
negli Stati membri che accusano un
sovraffollamento delle carceri e per
l'attuazione di programmi di reinsediamento
sociale;
ad istituire nel più
breve tempo possibile, data l’allarmante
situazione, la Commissione di Inchiesta
parlamentare sulla situazione delle carceri in
Italia come richiede la Proposta di Inchiesta
parlamentare n. 13 presentata il 24 Novembre
scorso;
in relazione
al Decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 1 Aprile 2008 recante “Modalità e
criteri per il trasferimento al Servizio
Sanitario Nazionale delle funzioni sanitarie,
dei rapporti di lavoro, delle risorse
finanziarie e delle attrezzature e beni
strumentali in materia di sanità penitenziaria”,
a dare conto della sua applicazione, dei
risultati ed illustrare e definire, nel
passaggio delle competenze, funzioni e risorse. |