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Sabato 19 Giugno 2010 -
Da Massimiliano Travaglini riceviamo la
presente segnalazione che pubblichiamo:
PER OPPORTUNA CONOSCENZA:
LEGGERE PER
CREDERE!
www.ilcasogenchi.it
PARLA GIOACCHINO GENCHI: << E ORA RACCONTO
TUTTO… >>
“IL CASO GENCHI – STORIA DI UN UOMO IN BALIA
DELLO STATO”
di Edoardo Montolli,
Prefazione di Marco Travaglio, Aliberti editore
«In Why Not
avevo trovato le stesse persone sulle quali
indagavo per la strage di via D’Amelio. L’unica
altra indagine della mia vita che non fu
possibile finire».
Inizia così
il dialogo tra Gioacchino Genchi e Edoardo
Montolli.
E per la prima volta viene a galla ciò che
Silvio Berlusconi aveva
definito «il più grande scandalo
della Repubblica»: il cosiddetto
«archivio Genchi».
E viene a galla con
nomi e cognomi. Un materiale
del tutto inedito e così scottante da poter
riscrivere gli ultimi vent’anni della storia
d’Italia: da Tangentopoli alle scalate
bancarie, dai grandi crac ai
processi clamorosi. Fino alle
stragi del 1992 e 1993.
Dalle
agende di Falcone agli ultimi due giorni di vita
di Borsellino,
con elementi completamente nuovi che aprono
enormi squarci nelle istituzioni. Ma non con
teorie o teoremi. Con dati. Fatti. Indagini e
amicizie impensabili, uno scioccante
dietro le quinte della politica che porta alle
origini della seconda Repubblica. Dopo
averlo letto niente vi sembrerà più come prima.
«La storia
sconvolgente che spiega perché tanti potenti
hanno paura del contenuto dell’archivio Genchi».
(Marco Travaglio)
Luglio
1992, la Sicilia è dilaniata dalle stragi.
In città c’è un poliziotto maledettamente bravo
con le tecnologie. Ha lavorato con
Falcone e sono tre anni che si occupa
dei misteri di Palermo. Si chiama
Gioacchino Genchi. è a lui che chiedono
di scoprire qualcosa sulle agende elettroniche
del giudice. E di capire dai telefoni se
qualcuno spiasse Paolo Borsellino.
E lui
qualcosa scopre.
Scova file cancellati e li ritrova. Poi
ipotizza una pista per via D’Amelio:
date, nomi, luoghi. Diventa vice del gruppo
Falcone-Borsellino. Ma quell’indagine
non la finirà mai. Una mattina, mentre
l’Italia esulta per l’arresto dei killer,
all’improvviso sbatte la porta.
E se ne va.
Da allora non ne ha
mai parlato.
Lo chiamano
nei processi più delicati:
le talpe nel Ros di Palermo, il caso Dell’Utri.
I capi di Cosa Nostra e i colletti
bianchi. La vicenda Cuffaro e la
sanità siciliana. Le sue consulenze sui
telefoni ribaltano giudizi, fanno condannare
centinaia di persone e assolvere miriadi di
innocenti. Da vent’anni è considerato
il più abile consulente telematico delle
Procure. Ogni anno la polizia stila
graduatorie e gli assegna un punto più del
massimo per le «eccezionali doti morali» e il
prestigio che ne consegue.
Finché approda a
Catanzaro, per la Why Not di Luigi de Magistris.
Una mattina accende il pc, guarda i tabulati
telefonici. E all’improvviso sbianca. Ma non fa
in tempo a
stendere una
relazione: revocato l’incarico, indagato e
perquisito, sequestrato l’«archivio» con tutti i
dati fin dal 1992. Attaccato da ogni parte
politica. Sospeso dalla polizia. E altrove
quattro magistrati perdono il posto.
E allora
cosa c’era in Why Not, cosa c’era in quei
tabulati?
C’erano giudici a contatto con boss, magistrati
amici degli indagati e dei loro avvocati. Ma
c’era soprattutto un intreccio telefonico
economico-politico-giudiziario che da Catanzaro
saliva a Roma, incrociando i processi sulle
scalate bancarie, la vicenda Umts, i
crac Cirio e Parmalat e lo spionaggio Telecom,
incuneandosi indietro nel tempo all’origine e al
declino di Tangentopoli e a
tante, troppe inchieste di cui si era occupato.
E agli stessi nomi su cui indagava per
via D’Amelio, quando se ne andò
sbattendo la porta. E ora che per
difendersi ha depositato in tribunale le sue
scoperte, può finalmente raccontarlo: perché
lasciò allora, perché è stato fermato adesso.
Con nomi, date e luoghi. Perché
questo lungo e complesso racconto non è la
storia di un’inchiesta bloccata a Catanzaro.
Questa
è la storia della seconda Repubblica.
www.gioacchinogenchi.it
Grazie per l’attenzione,
Massimiliano Travaglini |