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Macerata,
Venerdì 25 Giugno 2010 - Il Dipartimento
di Scienze Storiche, Documentarie, Artistiche e
del Territorio “Renzo Paci” della Facoltà di
Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi
di Macerata riceviamo e pubblichiamo:
L’ombra di Tagete
– Mostra antologica di Francesco Roviello –
Macerata
Palazzo
Ugolini, dal 25 Giugno al 6 Agosto 2010
Il
Dipartimento di Scienze Storiche, Documentarie,
Artistiche e del Territorio “Renzo Paci” della
Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università
degli Studi di Macerata dedica l’antologica
L’ombra di Tagete allo scultore
Francesco Roviello (Casagiove, 1956):
una cinquantina di opere tra sculture, stele e
disegni che ripercorrono il suo lavoro dal 1979
al 2009. La mostra, curata da
Roberto Cresti, avrà
luogo a Macerata nell’atrio e
nel giardino di Palazzo Ugolini,
in corso Cavour 2, sede della Facoltà di
Lettere, dal 25 giugno al 6 agosto 2010. Aperto
da Lunedì a Venerdì, dalle ore 9.00 alle 19.00.
Francesco Roviello – L’ombra di Tagete
Le
sculture di Francesco Roviello sembrano
allinearsi lungo una strada che procede, a
rovescio, dal nostro tempo verso un passato
remotissimo ma ancora a noi familiare. Le stele,
le urne, i cippi, che sovrastano o sostengono i
musi di animali o i volti di personaggi arcaici
o delle Grandi Madri mediterranee, fanno parte
d’una memoria che pare provenire dai più remoti
anfratti dell’Italia an-tica, etrusca e in
generale preromana, mostrando un sentimento
creaturale della forma intimamente e
permanentemente dedito a ripercorrere i primordi
dello spirito umano, trasmesso fino al nostro
tempo dal mito di Tagete, puer aeternus nato
dalla terra tirrena.
La categoria del ‘primitivo’ nell’arte
contemporanea ha sempre, del resto, un carattere
doppio
‒
come si può notare dalle sculture di Constantin
Brancusi o di Arturo Martini
‒,
ossia collega le consapevolezza della catastrofe
dei linguaggi estetici compiutasi nella
modernità al bisogno di ricominciare l’avventura
della forma su basi metastoriche, al limite di
un indicibile mistero. Scriveva Massimo
Bontempelli (e le sue parole ben si attagliano
al lavoro di Roviello): «Avendo esaurita e
chiusa l’epoca romantica, ritrovato in sé
l’istinto della semplicità e del naturale, il
nuovo secolo chiede ai suoi poeti una sola
qualità: quella di essere candidi, di saper
meravigliarsi, di sentire che l’universo, e
tutta la vita, sono un continuo inesauribile
miracolo».
Roberto Cresti |