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CROSIA (Cosenza),
Lunedì 15 Febbraio – Più che a un
matrimonio sembrava di essere su scherzi a
parte. Non solo per i promessi sposi Fabio
Sponcichetti, 40 anni di Giulianova, in
Provincia di Teramo, e Simona Boccuti, 28 anni,
di Crosia, provincia di Cosenza, ma per tutti
gli invitati dell’uno e dell’altra. Il fatto,
dalle tinte manzoniane: domenica mattina, 14
febbraio, giorno di San Valentino, cerimonia
delle nozze fissata per le 12, nella chiesa di
S. Michele Arcangelo, patrono di Crosia. Fabio
arriva con il seguito di famigliari ed amici,
convenuti dalla lontana Giulianova e da altre
regioni, persino dal Trentino. Il ritardo della
sposa sembra rientrare nei canoni, ma
all’ennesimo squillo del cellulare Fabio
annuncia: il matrimonio non si può celebrare
qui, forse dobbiamo trasferirci a Torretta di
Crucoli, in provincia di Crotone. A 30
chilometri! Uno scherzo? C’è chi lo pensa e ci
ride su. Invece è proprio così. Un decreto
dell’Arcivescovo di Rossano-Cariati, Mons. Santo
Marchianò, vieta davvero la celebrazione di
matrimoni di domenica, a partire dal 1 gennaio
2009, “per evitare l’eccessivo frazionamento
della comunità”... Tra incredulità, disagi e non
poca rabbia, la carovana, compresi fotografi e
quartetto di archi, prende armi, bagagli,
addobbi e auto dandosi appuntamento al
ristorante, Hotel Kala Kretosa di Calopezzati,
dove viene allestito il quartiere generale per
dipanare la matassa. L’intreccio di telefonate
non sembra approdare a nulla. Anche in provincia
di Crotone, infatti, chiesa chiusa ai matrimoni
di domenica. Fabio, con invidiabile self
control, propone di rintracciare il sindaco di
Crosia per il rito civile. Dopo oltre due ore
frenetiche, grazie anche all’interessamento
dell’albergatore che ospita il convivio, arriva
la notizia: ci si può sposare nella chiesa di
San Francesco D’Assisi, frazione Sorrento di
Crosia, stessa parrocchia di S. Michele, stesso
parroco, Don Michele Romano. La carovana riparte
in fretta e furia, sotto una pioggia battente.
Intorno alle 15, Don Michele, riapparso
dall’ombra, dichiara finalmente Fabio e Simona
marito e moglie non senza prima chiedere scusa
per l’accaduto. Tutto è bene quel che finisce
bene, certo. Una coltre di misteri, tuttavia,
avvolge la vicenda insieme ai patemi ed ai
disagi: perchè il parroco ha dato l’ok per la
chiesa di S. Michele, salvo cambiare idea
addirittura all’ora del rito, a quanto pare,
secondo i bisbigli, per la protesta di
parrocchiani che non hanno gradito l’eccezione
alla regola concessa a Simona, la quale, come il
suo “Renzo”, lavora a Bologna ma è voluta
tornare nella sua Crosia nel giorno più bello?
Chi o cosa ha consentito al novello Don Abbondio
di “riparare” almeno nella chiesa di S.
Francesco? Per Fabio e Simona una festa di San
Valentino più avventurosa non avrebbe potuto
esserci, mentre rimane aperta la questione del
divieto dei matrimoni domenicali in Calabria, al
quale continuano a ribellarsi in tanti, anche
gli albergatori e gli imprenditori turistici e
commerciali che avrebbero maggiori opportunità
di lavorare e far lavorare nel giorno del
Signore. |