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Crosia (Cosenza): Chiesa vietata allo sposo giuliese

Crosia (Cs) ha vissuto domenica 14 febbraio, giorno di San Valentino, un matrimonio manzoniano: Nella foto di Otto Marcus gli sposi con Don Michele Romano, il  Don Abbondio della situazioneMatrimonio manzoniano per un decreto dell'Arcivescovo di Rossano-Cariati che vieta i matrimoni religiosi di domenica. Un giuliese e una crosiata nei panni di "Renzo e Lucia", nella foto di Otto Marcus con il parroco Don Michele Romano, il Don Abbondio della situazione.

CROSIA (Cosenza), Lunedì 15 Febbraio – Più che a un matrimonio sembrava di essere su scherzi a parte. Non solo per i promessi sposi Fabio Sponcichetti, 40 anni di Giulianova, in Provincia di Teramo, e Simona Boccuti, 28 anni, di Crosia, provincia di Cosenza, ma per tutti gli invitati dell’uno e dell’altra. Il fatto, dalle tinte manzoniane: domenica mattina, 14 febbraio, giorno di San Valentino, cerimonia delle nozze fissata per le 12, nella chiesa di S. Michele Arcangelo, patrono di Crosia. Fabio arriva con il seguito di famigliari ed amici, convenuti dalla lontana Giulianova e da altre regioni, persino dal Trentino. Il ritardo della sposa sembra rientrare nei canoni, ma all’ennesimo squillo del cellulare Fabio annuncia: il matrimonio non si può celebrare qui, forse dobbiamo trasferirci a Torretta di Crucoli, in provincia di Crotone. A 30 chilometri! Uno scherzo? C’è chi lo pensa e ci ride su. Invece è proprio così. Un decreto dell’Arcivescovo di Rossano-Cariati, Mons. Santo Marchianò, vieta davvero la celebrazione di matrimoni di domenica, a partire dal 1 gennaio 2009, “per evitare l’eccessivo frazionamento della comunità”... Tra incredulità, disagi e non poca rabbia, la carovana, compresi fotografi e quartetto di archi, prende armi, bagagli, addobbi e auto dandosi appuntamento al ristorante, Hotel Kala Kretosa di Calopezzati, dove viene allestito il quartiere generale per dipanare la matassa. L’intreccio di telefonate non sembra approdare a nulla. Anche in provincia di Crotone, infatti, chiesa chiusa ai matrimoni di domenica. Fabio, con invidiabile self control, propone di rintracciare il sindaco di Crosia per il rito civile. Dopo oltre due ore frenetiche, grazie anche all’interessamento dell’albergatore che ospita il convivio, arriva la notizia: ci si può sposare nella chiesa di San Francesco D’Assisi, frazione Sorrento di Crosia, stessa parrocchia di S. Michele, stesso parroco, Don Michele Romano. La carovana riparte in fretta e furia, sotto una pioggia battente. Intorno alle 15, Don Michele, riapparso dall’ombra, dichiara finalmente Fabio e Simona marito e moglie non senza prima chiedere scusa per l’accaduto. Tutto è bene quel che finisce bene, certo. Una coltre di misteri, tuttavia, avvolge la vicenda insieme ai patemi ed ai disagi: perchè il parroco ha dato l’ok per la chiesa di S. Michele, salvo cambiare idea addirittura all’ora del rito, a quanto pare, secondo i bisbigli, per la protesta di parrocchiani che non hanno gradito l’eccezione alla regola concessa a Simona, la quale, come il suo “Renzo”, lavora a Bologna ma è voluta tornare nella sua Crosia nel giorno più bello? Chi o cosa ha consentito al novello Don Abbondio di “riparare” almeno nella chiesa di S. Francesco? Per Fabio e Simona una festa di San Valentino più avventurosa non avrebbe potuto esserci, mentre rimane aperta la questione del divieto dei matrimoni domenicali in Calabria, al quale continuano a ribellarsi in tanti, anche gli albergatori e gli imprenditori turistici e commerciali che avrebbero maggiori opportunità di lavorare e far lavorare nel giorno del Signore.               

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