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Teramo, Sabato 13
Novembre2010 - Dalla Lega Nord
Abruzzo di Teramo riceviamo e pubblichiamo:
Giuseppe Garibaldi,
150 anni fa, un eroe anticlericale strumento dei
Savoia. La ferita aperta di Bronte. La Lega Nord
Abruzzo si farà promotore della rivalutazione
della lotta per la libertà dei Patrioti Martiri
del vero Risorgimento italiano, definiti
strumentalmente “briganti”. La Lega Nord Abruzzo
conferirà loro pari dignità dei Partigiani della
Seconda Guerra Mondiale. Stop all’ideologia
dominante massonica sul Risorgimento. La Lega
Nord Abruzzo ha individuato nella data
dell’eccidio di Bronte, la ricorrenza dei
Martiri per la libertà del Risorgimento popolare
italiano.
E alla fine tutto tornava come
prima: i signori al loro posto, i poveri
contadini sempre più poveri. La libertà si
conquista, non si dona. La Lega Nord Abruzzo
Segreteria Provinciale di Teramo, rievocando i
tragici fatti di Bronte (www.bronteinsieme.it/2st/mo_601.html)
anziché rendere omaggio a una statuetta
belligerante del generale Giuseppe Garibaldi
(con spada sguainata al vento ed ai volatili)
dall’incerta collocazione geografica e museale,
ha individuato nella data dell’eccidio di Bronte,
la ricorrenza dei Martiri per la libertà del
vero Risorgimento popolare italiano. Il nostro
cuore palpita di commozione per tutti coloro che
morirono, magari sperando nella vera libertà,
davanti a un plotone d’esecuzione sabaudo!
Per questo intendiamo celebrare una
giornata di lutto nazionale per le vittime delle
fucilazioni di massa pre-post-unitarie: i nostri
Patrioti Martiri del popolo che difesero
strenuamente non solo la Fortezza di Civitella
del Tronto dagli invasori. Tacciati dalla
Storia ufficiale dello spregevole appellativo di
“briganti”, questi nostri eroi attendono
giustizia da 150 anni. Un’umile considerazione è
d’obbligo.
In piena crisi economica che espone
il nostro Paese al fallimento finanziario nel
mercato globale per il colossale debito pubblico
accumulato nell’era della Prima Repubblica, oggi
non ha alcun senso celebrare con i soldi
pubblici il massone anticlericale Giuseppe
Garibaldi. Non sono questi i presunti “valori”
che dobbiamo preservare. Gli extracomunitari non
conoscono Garibaldi. Tutti sanno che gli
Italiani avrebbero potuto benissimo conquistare
dal basso l’Unità d’Italia in modo assai
meno cruento, lasciando le ricchezze del Regno
delle Due Sicilie là dov’erano! Ma il furto che
si consumò anche grazie alle camicie rosse di
Garibaldi, avrebbe disegnato uno scenario
unitario sui generis del quale paghiamo
ancora oggi le conseguenze: chi ha diviso
l’Italia in due realtà economico-sociali, se non
Garibaldi e i Savoia che trafugarono tutte le
ricchezze del Sud portandole a Torino per
ingraziarsi i favori delle Corti europee?
Se gli Stati Uniti d’America, la più
grande Democrazia sulla Terra, vissero in quegli
stessi anni la pagina più tragica della loro
Storia infiammata dalla Guerra civile tra Nord e
Sud, elaborando poi la vicenda nel loro processo
unitario federale (con le bandiere confederate e
unioniste che in molti stati ancora oggi possono
sventolare accanto a quella nazionale a stelle e
strisce!), allora è giusto oggi far luce in
Italia sulle menzogne che ci hanno raccontato e
insegnato in 150 anni senza elaborare un bel
nulla, producendo semmai il vero brigantaggio
con annesse mafie che stiamo sconfiggendo
definitivamente solo ora grazie al Ministro
Roberto Maroni
del Governo
Berlusconi. Solo così diventeremo una
Democrazia compiuta.
Se da oltre 150 anni gli Italiani,
che possono lavorare e fare libera impresa al
Nord dove la cultura del lavoro è il primo
comandamento per mantenere in piedi il resto del
Paese che vive di spesa pubblica, sono dopati
dall’ideologia risorgimentale a senso unico
imposta dall’alto, sappiamo di chi fu la colpa,
felice solo per pochi. Fino alla
compiuta Unità politica d’Italia celebrata
con la vittoria della Grande Guerra nel 1918, la
lezione non fu affatto digerita in
maniera indolore. Inevitabile fu la crisi dello
stato liberale e la fine prematura del lungo
processo unitario (al quale presero parte
anche gli Ebrei italiani) spezzato dal regime
fascista di Mussolini e dai Savoia che
annullarono ignominiosamente valori, vite e
ideali dello spirito patrio sia con le
famigerate leggi razziali (che allontanarono il
fior fiore degli scienziati dall’Italia) sia con
la sconfitta dell’Italia nella Seconda Guerra
Mondiale sia con la perdita contestuale di vasti
territori annessi nel 1918.
Grazie alle conseguenze di quelle
lezioni risorgimentali imposte sui regi
banchi di scuola, l’Italia sprofondò nel fango.
Eppure i franco-piemontesi Savoia quando
decisero di invadere il Sud d’Italia parlavano
francese, una lingua incomprensibile ai
contadini. I Patrioti che si opposero a questa
deliberata invasione, furono processati
sommariamente, etichettati come briganti e
fucilati. Ma erano Partigiani risorgimentali che
volevano la vera libertà, quella di lavorare le
loro terre in santa pace.
Per rendere più efficace l’invasione
sabauda furono postulati alcuni principi
ideologici del proletariato agricolo, ingannando
i contadini: si fece passare l’idea che con la
discesa-salita delle camicie rosse di Garibaldi,
il futuro Re d’Italia avrebbe assegnato loro le
terre strappate ai latifondisti meridionali del
Regno delle Due Sicilie (Abruzzo compreso).
Sappiamo come andarono le cose: i latifondisti
cambiarono bandiera e, come nel “Gattopardo”,
tutto rimase come prima! Ma bisognava fare gli
Italiani. Servivano le guerre, non il lavoro!
Ecco perché il processo unitario non
è affatto finito dopo 150 anni. Ecco perché oggi
non ci può essere niente da festeggiare. Anzi ci
sarebbe da osservare l’ennesima giornata di
lutto nazionale per i nostri antenati vittime
delle camice rosse di Garibaldi e dell’esercito
sabaudo. Chi festeggia, non sa cosa sta facendo
perché dimentica le contestuali date delle
fucilazioni di massa dei nostri Patrioti
risorgimentali vittime dell’ideologia. Garibaldi
è il simbolo di un periodo storico che andrebbe
studiato veramente e ridiscusso senza
particolari stravolgimenti o revisioni
anti-storiche, depurandolo dalla propaganda
ideologica che in 150 anni è stata pompata nelle
nostre menti per esaltare il mito della forzata
italianità risorgimentale. L’Unità nazionale
oggi non è affatto compiuta perché mentre
montava la Questione meridionale e il dominio
delle mafie feudali continuava a soffocare il
Sud e il tessuto sano delle imprese, qualcuno
teorizzava, come oggi, che tutto è già compiuto!
I fatti di Bronte non furono isolati. I
contadini morivano sotto le scariche sabaude e
tutti tacevano nei palazzi del potere. Una
vergogna nazionale che ancora non abbiamo
elaborato! La Giustizia attende da 150 anni.
Verrà il giorno in cui i veri libri
di Storia d’Italia finalmente racconteranno ai
giovani la Verità sul Risorgimento italiano e
sui personaggi come il massone Garibaldi
scortato dalle cannoniere di Sua Maestà
Britannica mentre depredava città, villaggi,
banche, chiese e conventi d’Italia. Una verità
fatta di violenza, soprusi, usurpazioni e
saccheggi verso i contadini ignoranti, verso i
cristiani, verso le Istituzioni del Regno delle
Due Sicilie, verso le chiese e conventi della
Chiesa Cattolica Apostolica Romana, verso i
sudditi Italiani del Nord, del Centro e del Sud
costretti ad accettare con plebisciti-farsa
(vista l’ignoranza della maggioranza della
popolazione che viveva del lavoro dei campi)
l’idea “britannica” di uno stato nazionale
centralista e statalista che nessun contadino
italiano dell’epoca voleva (perché non ne
avrebbe capito le ragioni), spegnendo le
aspettative di Autonomia federale da più parti
avanzate (il Federalismo del Beato Antonio
Rosmini).
Per colpa di personaggi come il
“liberatore” Garibaldi e di aristocratici e
massoni di mezza Europa, da oltre 150 anni gli
Italiani che possono lavorare al Nord per
produrre ricchezza vera, stanno mantenendo un
carrozzone-stato lontano e padrone, che non
rappresenta per nulla le esigenze della Nazione
Italia Federale, la nostra terra che amiamo
ricostruire dal basso. Anziché deporre statue
belligeranti e fiori al generalissimo, dovremmo
cominciare a pensare a rimuovere le
incrostazioni dell’ideologia risorgimentale
dominante che rappresenta un’idea di stato
spendaccione nella quale gli Italiani di
buonsenso non si identificano più per niente.
E’ sorprendente che i veri valori
risorgimentali siano celebrati da coloro che,
rifiutando la Verità, nulla hanno a che spartire
con gli ideali di pace, libertà, rispetto della
persona. Qui non si tratta di opporre camicie
verdi contro camicie rosse. Ma di fare
giustizia.
Perché le azioni di Garibaldi e dei
Savoia fecero il male soprattutto degli giovani
Italiani che lavoravano nei campi e furono
arruolati per forza nel regio esercito italiano,
seminando la povertà nel Sud Italia, lasciando
le terre incolte e costringendo migliaia di
persone all’emigrazione. Bisogna scrivere la
verità sulla figura di Garibaldi e sulle sue
malefatte. Non pretendiamo che i suoi monumenti
siano rimossi per volontà popolare e magari fusi
per farne monumenti ai veri Patrioti Martiri del
Risorgimento popolare federale. E certamente non
rimpiangiamo l’Italia pre-unitaria e non
chiediamo le dimissioni dalle loro rispettive
cariche di tutti i nostri Padri della Patria né
tanto meno daremo vita a un movimento per la
rinnovata annessione del Nord Italia al Regno
cattolico d’Austria. Perché è quanto di più
incredibile, provinciale, anacronistico e
antistorico si possa pensare, udire e sperare,
magari continuando ad alimentare l’ideologia
risorgimentale, tanto cara alle sinistre, che
non ha risolto i problemi degli Italiani. La
Lega Nord sta costruendo una vera Italia
Federale, 150 dopo le scorrerie di Garibaldi e
dopo il furto dei tesori del Sud. Non per un
Lombardo-Veneto soggetto all’Impero
austro-ungarico, non per nuovi confini
nazionali. Diffidiamo chiunque solo dal
pensarlo.
La Lega Nord protesta contro chi
intende costruire nuovi steccati, nuovi confini
ideologici e massonici, che non hanno nulla a
che spartire con la nostra Storia territoriale.
Che Garibaldi sguaini pure la spada
rivolto ai quattro punti cardinali, magari
contemporaneamente. Ma non interessa a nessuna
persona sana di mente. Soprattutto qui a Teramo:
abbiamo fin troppo rispetto della nostra Storia
incompiuta per credere il contrario. Collocata
in modo assai irrazionale in un contesto urbano
violato da opere di cui facciamo volentieri a
meno (busti, statue pagane e teste volanti più o
meno identificabili), quella statua è un
affronto anche al vero volto dell’“eroe dei due
mondi” che, abbiamo ragione di credere,
arrossirà di vergogna quando la sposteranno per
l’ennesima volta per chissà quali lidi fino
all’approdo finale. Meglio una statua dedicata
ai nostri Patrioti Martiri per la libertà che
difesero strenuamente la Fortezza di Civitella
del Tronto, che non si arresero mai, né prima né
dopo l’Unità d’Italia!
Il nostro omaggio è infatti rivolto
allo spirito che muove un popolo a conquistare
davvero i propri diritti e la propria libertà
mettendo a rischio la vita. Perché la dignità di
essere uomini veri si misura con la libertà di
poterlo essere sempre e ovunque, a qualunque
latitudine e in qualunque epoca. La vera Storia
del Risorgimento italiano popolare, non è andata
persa. E’ scritta sui veri libri di Storia
conservati negli Archivi di Stato e nelle
Biblioteche pubbliche e private d’Europa.
Questa ricerca della Verità è oggi
entrata di prepotenza e con vigore nella realtà
di oggi, come un insegnamento, come un modello
di vita. Oggi ci sono altri Patrioti che lottano
per la conquista della libertà e della verità
con modalità diverse e con le armi della
ragione, della fede e della passione politica.
Armi niente affatto belligeranti perché il
desiderio di libertà non muore mai, perché la
libertà va difesa sempre se tiene conto dei
diritti di tutti e soprattutto dei doveri di
tutti.
Solo allora la libertà viene
innalzata come vessillo perché tutti quelli che
lo desiderano possano seguire le orme di nuovi
eroi che nella Storia lottano per la libertà. Il
riferimento a questi nostri Patrioti del vero
Risorgimento italiano è nella realtà trasformato
in un segno culturale e politico, in un simbolo
che, nel rispetto della Legge costituzionale
della Repubblica, dei diritti umani e dei
principi fondamentali della persona fissati
nella Carta delle Nazioni Unite,
contraddistingue un Movimento che si nutre
idealmente delle gesta di questi nostri Eroi
Martiri per dimostrare che non sono stati
dimenticati e che la Storia è insegnamento. Non
un mito, non una fanfara, non un inno nazionale.
Ma un racconto di Verità.
I giovani idealisti e i
resistenti-martiri all’invasore sabaudo, fedeli
al giuramento, preparavano un’altra Unità
d’Italia Federale, un sogno che fu soffocato sul
nascere. Eroi e giovani idealisti di tutte le
regioni d’Italia e d’Europa che armati di
coraggio raccolsero intorno a loro un manipolo
di fedeli per dare vita in Italia alla battaglia
della libertà.
Garibaldi è una figura “sospesa” che
fa comodo, a disposizione di infiniti usi e
consumi quasi sempre abusivi: gli infiniti colpi
di revisione che lasciano il tempo che trovano,
non ci interessano. Garibaldi è un mito alla Bin
Laden ancora utile alle sinistre ed alle destre
del potere palaziale, persino ai comunisti e
fascisti futuristi, una figura usata per
caratterizzare la spesa pubblica nelle campagne
di sensibilizzazione delle celebrazioni del
150mo anniversario dell’Unità d’Italia. Quanti
affari! Lo stendardo dei garibaldini è servito a
tanti. Quante fortune e sfortune!
La lista socialdemocratica sconfitta
il 18 aprile 1948 aveva come simbolo ancora una
volta lo stesso Garibaldi del quale ancora oggi
si parla a proposito ed a sproposito. Ma quasi
sempre nella sostanziale incapacità di
collocarlo una volta per sempre in cima alla
Verità della Storia.
Se oggi il Nord è la locomotiva
economica d’Italia e d’Europa, e se il Sud versa
nelle condizioni critiche ereditate 150 anni fa,
sappiamo già di chi fu l’amara colpa che alcuni
però non hanno l’umiltà intellettuale di
riconoscere. |