|
Teramo,
Mercoledì 17 Novembre 2010 - Presso la
Sala Espositiva Comunale di via Nicola
Palma n. 16 a Teramo, Sabato 20
novembre 2010, alle ore 18.30, si
terrà l’inaugurazione della personale di pittura
dell’atleta e artista montenegrina Mila Lučić,
aperta al pubblico fino al prossimo 1
dicembre. La mostra, organizzata e promossa
dal Comune di Teramo con il patrocinio
del B.I.M. - Consorzio dei Comuni del
Vomano e Tordino e della società Ruzzo Reti
S.p.A., è realizzata in occasione del
rinnovato gemellaggio tra il capoluogo abruzzese
e la città di Berane (conosciuta come Ivangrad)
in Montenegro. Interverranno all’inaugurazione,
alla presenza dell’artista, il Sindaco di Teramo
Maurizio Brucchi, l’Assessore agli Eventi
e Manifestazioni del Comune di Teramo Guido
Campana, l’Assessore regionale alla Cultura
Mauro Di Dalmazio, il dr. Saverio Di
Pierro e la critica d’arte Manuela
Valleriani.
A tre anni di distanza
dalla precedente personale che ha visto, nella
stessa sede, la presentazione dei suoi primi
lavori naїf, Mila Lučić torna ad esporre le
proprie opere nella Sala Espositiva Comunale di
Teramo: una mostra che vuol porsi come un dono e
un ringraziamento agli abitanti di questa città,
dove l’artista risiede ormai dal 2005.
Nella nuova esposizione,
sintesi del percorso artistico finora
effettuato, il leit motiv è costituito
dal confronto tra le due culture - d’origine e
d’adozione - a cui l’artista appartiene,
entrambe indagate con una semplicità di
linguaggio che è segno di una spontanea ed
antiaccademica operatività.
Il mezzo pittorico
rappresenta infatti l’anello di congiunzione
ideale tra questi mondi così diversi eppur
vicini, all’interno di una figurazione che
comprende da un lato i panorami del Montenegro e
dall’altro alcuni aspetti tipici del territorio
teramano, individuati attraverso i monumenti più
importanti della città.
Le opere di Mila Lučić
riflettono
pertanto un’introiezione che investe sia la
dimensione più specificatamente naturale che
quella urbana, in un vivace cromia che passa
dalla caratterizzazione dei brani vegetali alla
definizione dei particolari ornamentali di
architetture e palazzi, dove fantasia e realtà
si uniscono in funzione di un’espressione
artistica che è, al di sopra di tutto, un
gioioso canto alla vita e alla libertà. |
|
Due culture a
confronto nel segno della pittura naϊf
L’atleta e pittrice
montenegrina Mila Lučić torna ad esporre le sue
opere proprio all’interno di quelle sale che già
l’accolsero con successo qualche tempo fa: una
mostra che vuol porsi come un dono e un
ringraziamento agli abitanti di Teramo, dove
l’artista risiede ormai da cinque anni. Un
generoso omaggio che in realtà assume anche un
valore di congedo dalla terra abruzzese nella
volontà di esplorare presto altri lidi, come
richiede il temperamento libero e avventuroso di
Mila Lučić.
Nella nuova esposizione
teramana, sintesi del percorso artistico finora
effettuato, il leit motiv è costituito
dal confronto tra le due culture - d’origine e
d’adozione - a cui l’artista appartiene,
entrambe indagate con una semplicità di
linguaggio che è segno di una spontanea ed
antiaccademica operatività. Il mezzo pittorico
rappresenta infatti l’anello di congiunzione
ideale tra questi mondi così diversi eppur
vicini, che appaiono collegati dal carattere
naϊf, punto di partenza e di approdo, comune ad
ogni sua opera. Tale aspetto vive in una resa
ingenua della realtà, nell’accentuazione
coloristica dei dettagli, nella fissità della
rappresentazione, nella brillantezza e solarità
di un ricco cromatismo, e soprattutto nella
libertà di approccio alla pittura, svincolata da
qualsiasi pretesa di ordine intellettualistico.
Le componenti fin qui
evidenziate non precludono il raggiungimento di
una certa definizione estetica, anzi ne
costituiscono appunto l’essenza e l’intrinseca
qualità formale, come rivelano i dipinti
incentrati sulla città di Teramo e in
particolare quelli raffiguranti la Cattedrale e
il Teatro romano, ovvero i monumenti più noti e
apprezzati del centro storico.
In sostanza la pittura è
utilizzata da Mila Lučić come “ponte” di
un’espressività che muove tra passato e
presente, all’interno di una figurazione che
oscilla tra le brulle montagne del Montenegro e
la distesa azzurra del golfo di Salerno con la
veduta di Amalfi; ecco allora unirsi,
nell’itinerario di questa artista, tempi e
luoghi dell’anima che fanno emergere dalle sue
tele “contenuti intrisi di nostalgico intimismo”
(N. Rosa). Le scene paesistiche di mari e
isolotti su cui si aggrumano, in piccoli
complessi colorati, le architetture sono infatti
visioni personali ancorate all’interiorità. I
paesaggi delineati racchiudono l’eco realistica
della memoria di chi porta con sé i tanti luoghi
che ha conosciuto, e tuttavia questi,
trasfigurati con originalità sulla tela,
lasciano spazio ad un immaginario fantastico
sempre nuovo e inatteso, che la creazione
artistica consente di realizzare.
Si evidenzia, tra l’altro,
un’alterità di resa nel motivo binario legato
alla raffigurazione delle entità territoriali:
se infatti i panorami balcanici risultano
connotati da effetti di grande spazialità, con
un ampio respiro internamente alla composizione
che prelude quasi ad una dimensione sognante, il
percorso urbano teramano, descritto attraverso i
principali monumenti della città, mostra invece
un punto di vista più ravvicinato, che trova la
sua giustificazione nei tracciati quotidiani.
Anche la figura umana,
prediletta nella versione femminile, entra come
novità nel repertorio iconografico delle opere
in mostra: non scevra da richiami autobiografici
sembra essere la rappresentazione di alcuni
volti di donna, che in un caso si estendono alla
raffigurazione di una ballerina inserita nel
contesto cittadino. Questa danza - senza
tuttavia muoversi - davanti al palazzo comunale
di Teramo, simbolo del potere civile e
istituzionale che l’artista trasforma per
l’occasione in suggestiva scenografia. La sua
posa è innaturale, congelata, ma allo stesso
tempo aperta e slanciata intorno a sé: al centro
della composizione è ancora l’intima
espressività della pittrice, resa questa volta
mediante il corpo, nel celato rimando ad un
altro importante lato della personalità di Mila
Lučić, che attiene alla lunga e proficua
attività da lei condotta in ambito sportivo.
Tutti questi elementi si
fondono nella produzione dell’artista
montenegrina, amalgamandosi senza soluzione di
continuità rispetto alla fase precedente,
attraverso il dispiegarsi di un tessuto
pittorico di immediata lettura, perché basato
sull’istintiva fluidità di sensazioni che
regolano il rapporto con il reale,
successivamente “bloccato” nei rigidi scenari
affioranti dai suoi dipinti.
Le
opere di Mila
Lučić
riflettono pertanto un’introiezione che investe
sia la dimensione più specificatamente naturale
che quella urbana, in una vivace cromia che
passa dalla caratterizzazione dei brani vegetali
alla definizione dei particolari ornamentali di
architetture e palazzi, dove fantasia e realtà
si uniscono in funzione di un’espressione
artistica che è, al di sopra di tutto, un
gioioso canto alla vita e alla libertà. |