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Cellino
Attanasio (Te), Martedì 10 Agosto 2010
- Nell'antico borgo medievale di Scorrano di
Cellino Attanasio (TE), Martedì 17 Agosto, dalle
ore 20:30, si svolgerà ”Passijne Perdute”,
antica e singolare festa tradizionale animata da
rappresentative musical-popolari provenienti da
tutta la provincia come La Banda Rurale di
Colledoro e gli Eco tra i Torrioni, ed infine in
esclusiva regionale, avverrà il concerto finale
dello storico gruppo popolare campano E ZèZI.
L'evento è in
collaborazione con il comune di Cellino
Attanasio e l'associazione Eco tra i Torrioni.
Durante la serata artigiani locali esporranno
sempre per le strade e avverranno degustazioni
gratuite di prodotti enogastronomici; in
particolare vino locale ed arrosticini,
contornato dalla degustazioni di Montepulciano
D'Abruzzo e Birre artigianali.
INGRESSO LIBERO
"La banda rurale
di Colledoro"
Si può dire che sia una
delle poche formazioni abruzzesi che non
rientrano nella categoria dei così detti "gruppi
di riproposizione". Sono interpreti di una
tradizione ininterrotta che accomuna giovani ed
anziani nella pratica musicale. Sono veri
continuatori della tradizione teramana, in cui
la forza degli organetti la fa da padrona. E'
difficile ascoltarli senza lasciarsi andare alla
voglia di ballare, per la genuinità, la potenza
di suono, la loro padronanza degli strumenti e
la conoscenza del repertorio tradizionale.
fonte: majella etnofestival
E ZéZI
Rappresentano ad oggi una
realtà stabile e riconoscibile nel panorama
culturale nazionale e internazionale. In oltre
trent'anni di attività la loro dinamica nei
flussi, disorganici, di produzione artistica è
andata rinforzandosi e riposizionandosi,
alterando continuamente l'immagine dell'ensemble
attraverso un processo complesso di riferimenti
e sperimentazioni, di attribuzione simbolica,
cui demandare informazioni e sintesi di tipo
politico, musicale e teatrale.
Il GRUPPO, che si
organizza alla fine del settantaquattro e di lì
ad oggi mantiene una serrata attività artistica
e politica ininterrotta, vanta una nota di
originalità che lo contraddistingue da sempre da
altre esperienze espresse nel processo di
ri-elaborazione delle musiche di tradizione
orale. È infatti costituito da una formazione
molto differenziata, nella quale figurano anche
alcuni operai. Anzi, la CULTURA OPERAIA ha
ispirato, si potrebbe dire, la nascita stessa e
la strutturazione del progetto, figurando alcune
questioni relative agli insediamenti industriali
dell'area vesuviana come centrali in molti brani
e opere teatrali negli anni composte dagli ZEZI.
Per questi motivi risultano essere tra le realtà
artistiche più innovative e interessanti nel
panorama musicale nazionale. Lo si afferma in
relazione certamente alla qualità della
produzione musicale e teatrale proposta in tanti
anni. Ma anche in riferimento alla singolarità
non solo del risultato, dell'esito, della
risposta e della proposta rappresentate, bensì
del progetto ispiratore, delle idee fendenti un
ambito socioculturale alquanto reietto,
sfibrato, disorganico, sia nell'organizzazione
delle cosiddette politiche culturali, sia nella
gestione delle politiche del lavoro e
dell'accesso alle risorse.
In relazione
all'esperienza del gruppo operaio di pomigliano
d'Arco, molti significati vanno intesi alla luce
di una relazione contestuale e allo stesso tempo
tesa verso ambiti di confronto trans-locali.
L'opera del GRUPPO ha
voluto anche sfidare i modelli di
rappresentazione stabiliti, stante il carattere
per definizione gerarchico e non sempre
democratico delle strutture terminologiche e
della comunicazione in genere. Di qui la scelta
dei codici privilegiati in una dimensione di
confronto trasversale, ovvero il dialetto e la
tammurriata, il repertorio locale musicale e
teatrale di tradizione orale.
Gli ZEZI sono una forza
politica e artistica innovativa proprio grazie
alla loro creatività. Qui risiede,
probabilmente, la forza delle loro proposizioni.
Le idee che hanno proposto rappresentano delle
modalità di lotta agli ordini stabili. Sono
ideatori di un quadro nuovo, in cui gli
strumenti del linguaggio, della finzione, del
dialetto, della musica, dell'evocazione e
dell'ironia, si sono rivelati nelle loro
potenzialità democratiche. Hanno rappresentato
il disordine, tagliando l'ordine, capovolgendolo
e beffeggiandolo, mettendo in scena dei corpi
politici riconoscibili, rappresentando
costantemente un'opposizione critica e
strutturata.
Sono musicisti e attori,
intellettuali, operai. Producono arte spesso
come rappresentazione di una critica sociale
forte, esplicita, riferendosi sempre ad un
ambito di conoscenze straordinariamente diffuso,
vale a dire i repertori locali musicali e
teatrali di tradizione orale.
nfine il nome, che è
sempre altamente descrittivo. Lo è indubbiamente
in questo caso. Il nome e ZEZI lo hanno mutuato
dai teatranti di strada che, fino all'inizio
degli anni Cinquanta, giravano per paesi a
rappresentare la Canzone di Zeza, una commedia
in cui si celebra la sconfitta, per castrazione,
di Pulcinella, il quale vuole opporsi, invano
contro sua moglie Zeza, al matrimonio di loro
figlia con Don Nicola. In scena sono le tensioni
tra i due sessi, l'uomo, la donna, i loro ruoli
in un processo di negoziazione e confronto
rappresentato dalla relazione
intergenerazionale.
Si rappresenta la
strategia delle scelte, il confronto e il
conflitto tra diversi, la tenzone tra vecchio e
nuovo, la tensione, politica, tra le parti. La
complessità di una realtà multiforme. Si sceglie
nettamente di tratteggiarne criticamente, con la
canzone e la performance, i nodi, le
connessioni, i disordini, in un tentativo di
socializzazione e oggettivazione del disagio.
La giuntura è prettamente
politica: e ZEZI, sulla linea dei teatranti cui
si ispirano, i quali formalmente riflettono
altre dinamiche, ma nel solco della stessa
tradizione di analisi critica e ironica della
società che vivono, si confrontano con
un'ambiguità centrale, attuando un procedimento
di dis-alienazione, che prende le forme del
conflitto. Del contrasto, se si vuole, tra ciò
che è e come si vorrebbe che fosse. |