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Teramo: Comuni montani rivendicano autonomia sui funghi

Crognaleto (Te), Giovedì 22 Luglio 2010 - I Sindaci e gli amministratori delle proprietà collettive della montagna teramana violentemente chiamati in causa (Valle Castellana, Rocca Santa Maria, Cortino, Torricella, Crognaleto, Fano Adriano, Pietracamela e rispettive Amministrazioni Separate), ben al di là della critica democratica, sentono il dovere civico ed istituzionale di intervenire sull’argomento, per tutelare diritti patrimoniali delle proprie comunità ben più antichi dello Stato unitario e repubblicano, ma anche per fare utile chiarezza sull’argomento che disorienta e pone in condizioni di confusione l’intera cittadinanza, esponendo la stessa a delle responsabilità personali.

Una premessa è d’obbligo: la conservazione e la valorizzazione della proprietà collettiva nel contesto delle aree protette è l’idea più utile per lo sviluppo equo della montagna teramana nel XXI° secolo, come mostrano in Italia le esperienze alpine (Trentino-A.A., Veneto, Friuli V.G.) ed appenniniche (Marche, Umbria, Toscana) ed a livello globale la rinata considerazione dei beni comuni.

L’idea, il pensiero e l’interpretazione che le regolamentazioni da tempo adottate da alcune Amministrazioni Locali in materia di raccolta funghi siano da ritenersi illegittime non ha nessun fondamento normativo: basta leggere l’art. 7 della vigente legge regionale che – vincolato dalla Costituzione ed attuando la legge sulla montagna – riconosce la preesistente ’autonomia normativa e gestionale dei demani collettivi civici, autorganizzati in AMMINISTRAZIONE SEPARATA o rappresentati dai COMUNI.

Nelle terre di proprietà delle comunità la raccolta dei funghi - ed in genere il godimento delle risorse naturali - è esclusiva delle comunità.

Viene esercitata direttamente dagli abitanti e l’esubero può essere ceduto ad estranei con precise garanzie di sostenibilità ambientale del prelievo; il ricavato è indivisibile tra gli abitanti ed è destinato alla conservazione e valorizzazione in autogestione del patrimonio collettivo, bene paesaggistico espressamente tutelato dalla legge nazionale.

La L.R. 9/2010 di recente emanazione,  sembrerebbe da interpretazioni di diversa natura, obblighi tutti i raccoglitori a partecipare e finanziare indirettamente corsi privati pagati dalle Province con il contributo annuale, per lo scopo esteso a tutti i raccoglitori in maniera indiscriminata e vessatoria: i Sindaci e le Amministrazioni Separate, consci delle questioni createsi, auspicano che l’avvenuta audizione presso la competente 3° Commissione del Consiglio Regionale conduca al riguardo all’assunzione degli opportuni chiarimenti e riconsiderazioni.

Cosa ben diversa è il corrispettivo dell’acquisto di un dato quantitativo di funghi in aree di raccolta “aperte” autorizzate dalla Provincia.

È di per sé evidente che una semplice libertà del cittadino, sottoposta ad autorizzazione regionale, non può violare una privata proprietà e sottrarne dei frutti contro l’espressa proprietà del proprietario, commettendo altrimenti reati ben noti.

Le interpretazioni della nuova norma, sono financo arroganti, quando pretende di discriminare all’interno delle comunità proprietarie (la montagna) tra più e meno bisognosi.

Le terre collettive sono da secoli destinate a liberare dal bisogno ed offrire opportunità di lavoro e di reddito nel rispetto dell’ambiente a tutti i componenti della comunità proprietaria e per questo un tempo si dicevano universali.

L’oggettivo disagio quotidiano vissuto dai raccoglitori hobbisti potrebbe poi annullarsi con l’omogeneizzazione delle condizioni di raccolta in tutta la montagna teramana.

Compete per legge alla Provincia promuovere gli accordi con le proprietà collettive per uniformare le condizioni di raccolta – se questo risponde ad un interesse pubblico, nel frattempo i Comuni e le Amministrazioni Separate continueranno a tutelare le proprie collettività così come definito dalla stessa L.R. (art. 7) e succ. modificazioni, dalla Legge sulla Montagna n° 94/96 e dal Leggio Decreto del 1928.

Giuseppe D'Alonzo, Sindaco di Crognaleto

sindaco@comunedicrognaleto.it

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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