|
Teramo, Giovedì 1
Luglio 2010 - E’ sotto gli occhi di
tutti il disastro provocato dalla piattaforma
petrolifera della British Petroleum in
Lousiana nel golfo del Messico, che sta
producendo e produrrà per i prossimi decenni
danni irreversibili all’ecosistema ambientale ed
economico. Questo ancorché prima dell’evento la
compagnia dichiarasse l’assoluta sicurezza e
avanguardia
tecnologica
degli impianti estrattivi. A confronto il mare
Adriatico può essere considerato poco più di uno
stagno rispetto all’oceano ATLANTICO, luogo
dell’incidente, essendo chiuso e di profondità
bassa, e le conseguenze di un’eventuale
catastrofe simile a quella del golfo del Messico
non sarebbero neanche lontanamente immaginabili.
Visto che il 51 % del territorio Abruzzese è
interessato da richieste da parte delle
multinazionali petrolifere di prospezione,
ricerca, trivellazione e stoccaggio di
idrocarburi (come la Petroceltic Elsa, Vega Oil,
Cygam Gas, solo per citarne alcune) e che questa
percentuale si eleva al 67% per quanto riguarda
il territorio della provincia di Teramo, pare
evidente che le stesse abbiano scelto l’Abruzzo
come terra del bengodi per i loro profitti
favorite dall’immobilismo e dal permissivismo
delle istituzioni locali.
Senza considerare che le
bassissime royalties per le attività estrattive
pari solo al 4% contro una media che va dal 30
al 90%, da un lato ci svelano quale sia il reale
valore che le istituzioni pubbliche abruzzesi
intendono attribuire al nostro territorio;
dall’altro, rappresentano un insopportabile ed
offensivo schiaffo, soprattutto se si
considerano gli incalcolabili danni che le
medesime attività determineranno. Per segnalarne
alcuni: inquinamento atmosferico per mezzo dei
gas provenienti dalle estrazioni, danneggiamento
del marchio Costa Blu e del marchio Abruzzo
regione dei parchi, interazioni con la pesca e
tutto il suo indotto, aumento del traffico
navale e del rischio collisioni petroliere,
compromissione del paesaggio e dell’intero
sistema turistico. Senza sottovalutare il
fenomeno della subsidenza, ovvero il progressivo
abbassamento verticale Siamo convinti che la
pesca, la vinicoltura, le attività
enogastronomiche, l’arte, l’artigianato, siano
un patrimonio da proteggere e da valorizzare.
Alla luce di quanto detto,
considerandone l’importanza abbiamo presentato
un ordine del giorno per invitare l’attuale
giunta a prese di posizione nette e senza
ambiguità sul tema. Dato che dovrebbe essere
interesse primario dell’ente Provincia
salvaguardare il suo territorio in senso lato, e
preservarlo da attività economiche, come quelle
legate all’estrazione di idrocarburi, che ne
determinerebbero una irrimediabile alterazione
delle connotazioni
paesaggistiche-turistiche-economiche, ed una
loro irreversibile deturpazione. |