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Teramo, Giovedì 20
Maggio 2010 -
Il Consiglio
provinciale,
riunitosi pomeriggio, ha approvato a
maggioranza la decisione di costituire una
società strumentale dell’ente denominata “Teramo
Lavoro” mentre dentro e fuori dalla Sala del
Mutilato sindacati, il personale con contratto a
tempo determinato e i precari “storici” quelli
con lunghi contratti di collaborazione alle
spalle, hanno manifestato la loro opposizione.
“L’uso corretto di un simile strumento offre
la possibilità concreta di una razionalizzazione
dei servizi e di un miglioramento della
produttività” ha affermato il presidente
Valter Catarra che, rivolgendosi al personale
presente in aula ha aggiunto: “sapete bene,
lo sanno i sindacati e la minoranza, che l’in
house rappresenta l’unica soluzione possibile
per consentire l’ingresso, attraverso una
selezione pubblica, del maggior numero di
personale precario. Se anche avessimo la
copertura finanziaria, che non c’è, solo il 40%
del personale con contratto a tempo potrebbe
aspirare ad un posto a tempo indeterminato
all’interno dell’ente. E che la stabilizzazione
per tutti non è possibile è dimostrato dal fatto
che questo problema non è stato risolto
dall’amministrazione che l’ha generato, quella
di centrosinistra, che quando ne avrebbe avuto
l’occasione si è limitata ad un rinnovo del
contratto per 18 mesi”. Il tema dei precari
è diventato, quindi, centrale rispetto al
dibattito consiliare. Totale opposizione è stata
espressa dal capogruppo del PD, Ernino
D’Agostino: “Non avete un’idea chiara di
quali servizi affidare né di quali figure
professionali intendete servirvi: avete violato
accordi sindacali interrompendo un percorso di
stabilizzazione possibile. In più punti si
ravvisano profili di illegittimità”. Per
Raimondo Micheli, capogruppo del Pdl: “le
figure professionali che si sono formate in
questi anni all’interno dell’ente sono un asse
portante della struttura ma bisogna avere il
coraggio fare valutazioni di merito, premiando i
virtuosi”. Per Micheli, come per Enrico
Mazzarelli la costituzione della società in
house e il futuro dei precari non sono argomenti
necessariamente sovrapponibili: “Facciamo un
discorso serio – ha detto Micheli –
valutando le esigenze reali dei settori. A
prescindere dalla società strumentale che
andremo a costituire l’ente, quando ve ne
saranno le condizioni, procederà a fare i
concorsi. Noi non dobbiamo fare campagna
elettorale sulla stabilizzazione del personale
come è già accaduto alla giunta D’Agostino”.
Anche per Mazzarelli: “bisogna dividere i
percorsi: una cosa è la costituzione della
società in house altra è la sorte dei precari.
La domanda da porsi è quante persone possono
essere stabilizzate? La risposta la stabilisce
la legge, non noi che oggi dobbiamo risolvere un
problema determinato da una delibera
elettorale”. Il riferimento, più volte
citato in aula, è al piano occupazionale per la
stabilizzazione di 41 precari attraverso,
sottoscritto dalla precedente amministrazione e
dai sindacati a ridosso dell’appuntamento
elettorale: prevedeva l’assorbimento di 24 unità
nel 2010 e 17 nel 2011. “Un piano elettorale,
senza alcuna copertura finanziaria e oggi, in
ogni caso, irrealizzabile per legge” ha
sottolineato il Presidente che ha aggiunto:
“In questa storia non esistono buoni e cattivi:
fra le risposte possibili questa, dopo una serie
di valutazioni supportate da pareri tecnici, ci
pare la migliore. Con la società esiste la
possibilità di recuperare tutti i lavoratori
precari diversamente molti sarebbero rimasti
senza lavoro. La società è uno strumento per
salvare qualcuno non certo per mandare a casa i
lavoratori”. Di demagogia sulla “pelle dei
dipendenti” ha parlato il consigliere Nicola Di
marco, assessore nella precedente
amministrazione il quale rivolgendosi ai banchi
della maggioranza ha affermato: “Sapete bene
che ero contrario a prorogare continuamente i
contratti: invece di fare i concorsi per quattro
nuovi dirigenti avremmo potuto stabilizzarne una
parte”. Di “in house” di come funzionerà, di
quali professionalità avrebbe bisogno, di quali
obiettivi si pone” avrebbe voluto parlare il
consigliere del PD, Renzo Di Sabatino: “Mi
sarebbe piaciuto leggere un relazione
sull’andamento gestionale invece che questo
scarno e generico statuto”. Sui precari, Di
Sabatino ha aggiunto: “la Provincia ha il
dovere di salvaguardare la risorsa umana, qui
possiamo trovare terremo comune: valutiamo con
onestà dove è possibile fare concorsi, con quali
tempi, con quali risorse”. Gli interventi si
sono succeduti numerosi dai banchi della
maggioranza e dell’opposizione: Ricccardo
Mercante, dell’Italia dei Valori ha chiesto che
nelle selezioni “faccia titolo l’esperienza
maturata in Provincia”; Giuseppe Di Febo di
Sinistra e Libertà ha richiamato l’ente ad una
assunzione di responsabilità rispetto ad un
“mondo del lavoro precarizzato e senza futuro”;
Massimo Vagnoni del Pdl è tornato a sottolineare
il fatto che la Giunta Catarra “si è trovata
a risolvere un problema molto grave e complesso
senza aver determinato alcuna delle condizioni
che ci hanno condotto a questa situazione”.
“Potete anche non crederci
– ha chiosato il Presidente rivolgendosi al
personale presente in sala – ma ho fiducia
che i fatti dimostreranno il nostro impegno e la
nostra buona fede”. |