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Teramo, Venerdì 28
Maggio 2010 - Approvate all’unanimità
dal Consiglio provinciale le modifiche al Piano
Faunistico venatorio vigente (2001/2006). “Nel
complesso la quantità di territorio a
disposizione dell’attività venatorie rimane
sostanzialmente la stessa, circa 9000 ettari, ma
vengono riaperte alla caccia alcune riserve, in
particolare nella fascia pedemontana dove c’è il
problema della presenza del cinghiale, mentre
vengono istituite nuove zone di protezione –
spiega l’assessore Giuseppe Di Michele che
aggiunge – tutte le modifiche sono il frutto
di tavoli di confronto con gli stessi
cacciatori, con gli ATC e con le associazioni di
riferimento: quelle venatorie, quelle agricole e
quelle ambientaliste”. In due mesi, infatti,
si sono svolti 8 incontri tematici presso
l’Assessorato e 6 incontri territoriali in
altrettanti Comuni della Provincia come ha
spiegato l’Assessore nel corso della riunione
con la Consulta: “L’80% delle modifiche è
stato proposto dai diretti interessati,
puntiamo ad un maggiore coinvolgimento e
soprattuto ad una maggiore responsabilizzazione
dei cacciatori ai quali stiamo pensando di
affidare la gestione delle riserve: fra le
nostre priorità, infatti, vi è la lotta al
bracconaggio, vera piaga per la fauna, e per
ottenere risultati significativi è necessaria la
collaborazione degli stessi cacciatori”.
In realtà la Provincia di
Teramo, unica in Abruzzo, già nel 2008 aveva
deliberato un nuovo Piano Faunistico ma la
Regione non lo ha mai approvato in attesa che
anche le altre Province aggiornassero la
pianificazione faunistica-venatoria.
Attualmente, poi, si è in attesa delle nuove
linee guida regionali e, quindi, per evitare il
rischio di dover attendere ancora a lungo per
l’approvazione del nuovo Piano, l’assessore Di
Michele, di concerto con la Consulta, ha deciso
di apportare delle modifiche a quello vigente,
aggiornandolo rispetto ad una situazione ferma
al 2001.
Le modifiche introdotte
dovranno comunque essere approvate dalla Regione
ma la procedura è molto più rapida e snella.
Dai precedenti 34 istituti
di tutela e produzione ( oasi, zone di
ripopolamento e cattura, aree cinofile) si è
passati a 41 e questo senza alterare il rapporto
tra aree chiuse alla caccia e quelle aperte:
10 istituti vengono confermati inalterati; 15
istituti vengono completamente revocati; 20
istituti vengono istituiti ex novo; 9 istituti
vengono parzialmente modificati.
La nuova configurazione ha un duplice obiettivo:
da una parte quello di “aggiornare” la
pianificazione territoriale alla luce della
attuale situazione geografico/ambientale,
dall’altro quello di “razionalizzare”
l’utilizzo dei territori, mediante la conferma
degli Istituti faunistici virtuosi e la revoca,
con la conseguente riapertura alla caccia, di
quelli meno efficaci. La revoca di alcuni
Istituti di tutela e la conseguente riapertura
di territori alla caccia è programmata in
maniera dilazionata nel corso di due stagioni
venatorie. Nella prima, 2010/2011, è prevista la
riapertura di 14 Istituti (Comprensori C3 e C4)
mentre nella seconda, 2011/2012, è prevista la
riapertura di 7 Istituti (Comprensorio C2). Tale
dilazione, opportuna anche in termini di
organizzazione logistica e di riduzione della
pressione venatoria, si rende necessaria vista
anche la complessa programmazione venatoria del
cinghiale.
Tutte le scelte del Piano, sono state operate
dalla Provincia tenendo in considerazione
quattro indicatori: fattori territoriali
geografico-ambientali; analisi dei risultati
conseguiti negli precedenti Istituti in
gestione; dimensionamento degli Istituti;
localizzazione strategia degli Istituti;
proposte del mondo venatorio (ATC).
Nel dettaglio: per
quanto riguarda le Oasi 2 sono nel
Comprensorio Faunistico-Venatorio “Salinello” e
2 nel Comprensorio “Vomano; per quanto riguarda
le 7 Aree Cinofile Permanenti 3 si
trovano nel Comprensorio “Salinello” e 4 nel “Vomano”;
le 29 Zone di ripopolamento e cattura sono
così ripartite: 14 nel Comprensorio
“Salinello” e 15 nel Comprensorio “Vomano”. |