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} Rapagnà: "Il delitto Masi reso "perfetto" dalle istituzioni"

Roseto degli Abruzzi, Mercoledì 2 Giugno 2010 - Dall'ex Parlamentare Pio Rapagnà riceviamo e pubblichiamo la seguente dichiarazione agli organi di informazione in merito alla sua rinuncia alla Festa della Repubblica per protesta contro l'archiviazione del "delitto Masi":

DELITTO CONIUGI MASI DI NERETO: AFFINCHE' NESSUNO DIMENTICHI!

Dichiarazione di Pio Rapagnà

amico fraterno dell'Avv. Libero Masi

Sono trascorsi cinque anni da quel maledetto 2 giugno 2005 e, purtroppo apprendiamo che gli organi investigativi ed inquirenti non sono stati capaci, in questo lunghissimo arco di tempo, di dare giustizia e pace ai coniugi Libero Masi ed Emanuela Chelli, mentre gli efferati assassini sono ancora il libertà. Oggi, 61° Anniversario della Repubblica Italiana, alle celebrazioni ufficiali della quale in questi anni, come ex Parlamentare, pur affranto dal dolore, per protesta e indignazione, non ho più partecipato, intendo “moralmente” denunciare che in questi 5 anni in Provincia di Teramo si è materializzato nella sua sostanza ciò che mi appare un vera e propria “manifestazione del sonno e della impotenza della maggior parte delle Istituzioni repubblicane” presenti e operanti sul nostro territorio. Con l'archiviazione senza appello e senza la individuazione di esecutori e mandanti di un duplice “delitto perfetto”, è ormai un dato di fatto incontrovertibile che, quantomeno per la rilevanza, gravità ed eccezionalità dei fatti accaduti a Nereto ed in Provincia di Teramo, forse non siano state assunte, da parte di chiunque ne avesse avuto specifico dovere istituzionale e civico, tutte quelle iniziative tese rispettivamente a “prevenire” l'efferato delitto, “proteggere” le vittime e “pervenire” alla cattura degli assassini, che invece risultano essere scomparsi nel nulla, insieme alla memoria della strage tremenda perpetrata ai danni di un valente operatore di giustizia e “principe” del Foro e della sua compagna di vita.

MI CHIEDO ANCORA E QUOTIDIANAMENTE PERCHE' gli investigatori, Il Comando Provinciale dell'Arma dei Carabinieri e gli inquirenti della Procura della Repubblica di Teramo, piuttosto che accogliere, ANCHE NEI LIMITI, NEGLI ERRORI E NELLE ESAGERAZIONI CHE SEMPRE SI POSSONO VERIFICARE E NEUTRALIZZARE, l'aiuto investigativo degli organi di informazione nazionali e locali (come si verifica “normalmente” anche in questi giorni in tutte le parti d'Italia per casi analoghi), pensarono invece di procedere di ufficio anche alla “secretazione totale” degli atti ed alla richiesta del “silenzio stampa”. Poi, DOPO IPOTESI E PISTE CHE SI SONO RIVELATE SBAGLIATE SIN DALL'INIZIO, ambedue i soggetti più importanti per l'inchiesta e presenti sulla scena del delitto immediatamente dopo la scoperta dei corpi straziati, il Comandante Provinciale dei Carabinieri Igino Izzo ed il Procuratore della Repubblica Cristoforo Barrasso, lasciarono il loro incarico ad altri, nel mentre si è continuato a brancolare nel buio, sino alla archiviazione recentemente richiesta ed accolta.

Agli organi investigativi ed inquirenti che hanno operato a Nereto sul luogo del delitto ed alle altre autorità “repubblicane” della Provincia di Teramo, competenti per la sicurezza e l'ordine pubblico, chiedo una risposta pubblica ai molti interrogativi inevasi in questi cinque anni trascorsi, e di impegnarsi con tutti noi affinchè le indagini siano “riaperte” e ripartano da capo, ora come se fosse allora di cinque anni fa, il 2 giugno 2005, “Festa della Repubblica”, come oggi.

On. Pio Rapagnà - ex Parlamentare

Via Lombardia, 10 - Roseto degli Abruzzi (TE)

Tel. 330.431480

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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