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DELITTO CONIUGI MASI DI NERETO: AFFINCHE'
NESSUNO DIMENTICHI!
Dichiarazione di Pio Rapagnà
amico
fraterno dell'Avv. Libero Masi
Sono trascorsi cinque anni
da quel maledetto 2 giugno 2005 e, purtroppo
apprendiamo che gli organi investigativi ed
inquirenti non sono stati capaci, in questo
lunghissimo arco di tempo, di dare giustizia e
pace ai coniugi Libero Masi ed Emanuela Chelli,
mentre gli efferati assassini sono ancora il
libertà. Oggi, 61° Anniversario della Repubblica
Italiana, alle celebrazioni ufficiali della
quale in questi anni, come ex Parlamentare, pur
affranto dal dolore, per protesta e
indignazione, non ho più partecipato, intendo
“moralmente” denunciare che in questi 5 anni in
Provincia di Teramo si è materializzato nella
sua sostanza ciò che mi appare un vera e propria
“manifestazione del sonno e della impotenza
della maggior parte delle Istituzioni
repubblicane” presenti e operanti sul nostro
territorio. Con l'archiviazione senza appello e
senza la individuazione di esecutori e mandanti
di un duplice “delitto perfetto”, è ormai un
dato di fatto incontrovertibile che, quantomeno
per la rilevanza, gravità ed eccezionalità dei
fatti accaduti a Nereto ed in Provincia di
Teramo, forse non siano state assunte, da parte
di chiunque ne avesse avuto specifico dovere
istituzionale e civico, tutte quelle iniziative
tese rispettivamente a “prevenire” l'efferato
delitto, “proteggere” le vittime e “pervenire”
alla cattura degli assassini, che invece
risultano essere scomparsi nel nulla, insieme
alla memoria della strage tremenda perpetrata ai
danni di un valente operatore di giustizia e
“principe” del Foro e della sua compagna di
vita.
MI CHIEDO ANCORA E
QUOTIDIANAMENTE PERCHE' gli investigatori, Il
Comando Provinciale dell'Arma dei Carabinieri e
gli inquirenti della Procura della Repubblica di
Teramo, piuttosto che accogliere, ANCHE NEI
LIMITI, NEGLI ERRORI E NELLE ESAGERAZIONI CHE
SEMPRE SI POSSONO VERIFICARE E NEUTRALIZZARE,
l'aiuto investigativo degli organi di
informazione nazionali e locali (come si
verifica “normalmente” anche in questi giorni in
tutte le parti d'Italia per casi analoghi),
pensarono invece di procedere di ufficio anche
alla “secretazione totale” degli atti ed alla
richiesta del “silenzio stampa”. Poi, DOPO
IPOTESI E PISTE CHE SI SONO RIVELATE SBAGLIATE
SIN DALL'INIZIO, ambedue i soggetti più
importanti per l'inchiesta e presenti sulla
scena del delitto immediatamente dopo la
scoperta dei corpi straziati, il Comandante
Provinciale dei Carabinieri Igino Izzo ed il
Procuratore della Repubblica Cristoforo Barrasso,
lasciarono il loro incarico ad altri, nel mentre
si è continuato a brancolare nel buio, sino alla
archiviazione recentemente richiesta ed accolta.
Agli organi investigativi
ed inquirenti che hanno operato a Nereto sul
luogo del delitto ed alle altre autorità
“repubblicane” della Provincia di Teramo,
competenti per la sicurezza e l'ordine pubblico,
chiedo una risposta pubblica ai molti
interrogativi inevasi in questi cinque anni
trascorsi, e di impegnarsi con tutti noi
affinchè le indagini siano “riaperte” e
ripartano da capo, ora come se fosse allora di
cinque anni fa, il 2 giugno 2005, “Festa della
Repubblica”, come oggi. |