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Pescara, Martedì 28 Dicembre 2010 -
Dal Wwf Abruzzo riceviamo e pubblichiamo:
Il
2010, Anno Internazionale per la Biodiversità,
si chiude con una bella notizia dall’Oasi WWF
Riserva regionale Gole del Sagittario di Anversa
degli Abruzzi (AQ): è terminata l’opera di
censimento delle piante presenti in questo
angolo di Appennino e sono state segnalate ben
806 entità segnalate, di cui ben 6 per la prima
volta in Abruzzo.
La
ricerca, durata 3 anni, è stata effettuata da
Fabio Conti e Daniela Tinti dell’Università di
Camerino. I campioni sono stati raccolti dalla
primavera all’autunno con visite in tutti i
diversi ambienti dell’Oasi.
Un
vero e proprio erbario è stato approntato per
permettere il confronto con campioni provenienti
da altri erbari italiani e stranieri: per
diverse specie, infatti, è necessario un esame
in laboratorio per distinguerle a livello
specifico e sottospecifico. La ricerca ha
dimostrato che il 15% di tutte le specie
italiane è concentrato in poco più di 400 ettari
dell’Oasi nel territorio del Comune di Anversa
degli Abruzzi in provincia di L’Aquila.
Dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale
del WWF Italia: “L’anno della biodiversità si
chiude con questa bella notizia che conferma il
valore naturalistico internazionale di una delle
nostre Oasi più belle, quella delle Gole del
Sagittario. Ma per l’Anno della biodiversità ci
siamo impegnati in modo particolare in tutte le
aree protette che gestiamo e sono state
tantissime le iniziative messe in campo dal WWF
in Abruzzo con grandissimi risultati. Abbiamo
dimostrato che attraverso la conservazione di un
territorio è possibile la sua valorizzazione con
importanti ricadute anche economiche”.
L’Oasi
WWF dei Calanchi di Atri (TE) ha visto
nidificare per la prima volta il Martin
pescatore, specie tutelata a livello
comunitario, ed è stata recentemente
ricolonizzata dal Capriolo. Si conferma così il
ruolo di corridoio ecologico di quest’area
protetta tra la costa antropizzata e
l’Appennino. L’inaugurazione della cicloippovia
avvenuta a maggio consente ora ai visitatori di
apprezzare questo paesaggio unico con mezzi di
fruizione più sostenibili. Sempre in questa
riserva nel 2010 sono state avviate due ricerche
di particolare interesse gestionale, sull’uso
degli artropodi quali indicatori della qualità
ambientale nella valutazione degli impatti degli
incendi e sul legame tra gestione degli ambienti
agricoli e presenza di specie di pipistrelli. In
particolare lo studio condotto dal Prof. Danilo
Russo ha già permesso di individuare
quest’estate la presenza di femmine
riproduttrici del rarissimo Barbastello.
L’Oasi
WWF delle Cascate del Rio Verde a Borrello (CH)
ha superato nel 2010 i 15.000 visitatori. Grazie
alla collaborazione con l’Istituto Mario Negri
Sud in questa riserva sono state individuate
quest’anno diverse specie nuove per l’Abruzzo di
licheni, organismi che derivano dalla simbiosi
tra alghe e funghi e che vengono usati come
bioindicatori della qualità dell’aria, che a
Borrello è risultata elevatissima.
Nell’Oasi
WWF delle Sorgenti del Pescara di Popoli (PE)
hanno nidificato con successo diverse coppie di
Airone cenerino i cui piccoli spuntavano a
maggio dai grandi nidi costruiti nel canneto.
Sono terminati nel 2010 i campionamenti per lo
studio degli invertebrati delle sorgenti da
parte dell’Università di L’Aquila ed i primi
risultati sono attesissimi in quanto la riserva
tutela la principale sorgente abruzzese, con
circa 6.000 litri al secondo di portata, e una
risorsa strategica per la nostra regione.
L’Oasi
WWF del Lago di Penne (PE), con i suoi
prodotti agricoli è al centro del progetto
nazionale del marchio “Terre dell’Oasi”
presentato poche settimane or sono,
confermandosi così una delle principali realtà
nel sistema delle aree protette nazionali e
testimoniando il ruolo che l’agricoltura
biologica ha nella tutela di paesaggi agrari
tradizionali e di pregio e della fauna e flora
ad essi collegati.
Ed
alla biodiversità rurale è dedicato un progetto
nell’Oasi WWF del Lago di Serranella nei
Comuni di Altino, Casoli e Sant’Eusanio del
Sangro (CH), incentrato sulla tutela di
specie arboree ed erbacee, nonché su un'azione
di ricerca scientifica, documentazione e
sensibilizzazione.
Infine nell’Oasi WWF della Diga di Alanno
(PE) sono continuati i monitoraggi
avifaunistici sulla migrazione, confermando
l’importanza delle aree umide per specie
provenienti dal nord e dall’est Europa a
dimostrazione che la tutela della biodiversità
non può essere svolta seguendo i confini
politici, ma ha bisogno di politiche di largo
respiro.
Dichiara Camilla Crisante, Presidente del WWF
Abruzzo: “Con l’impegno si possono ottenere
risultati tangibili, sia dal punto conservazioni
stico che da quello promozionale. Abbiamo
dimostrato che la tutela porta anche alla
crescita sociale dei comuni che vengono
coinvolti e resi responsabili della gestione
delle aree naturali protette. Con la miriade
d’iniziative svolte, le nostre Oasi hanno
dimostrato che anche in Abruzzo era possibile
contribuire concretamente per dare concretezza
all’Anno Internazionale della Biodiversità.
Ovviamente non mancano problemi, ma se
compariamo i risultati che abbiamo ottenuto con
pochissimi mezzi con quanto viene speso per
altri settori vediamo che la produttività è
elevatissima. Per la gestione delle nostre Oasi
vengono impegnati complessivamente in un anno
meno soldi di quanto costa una rotatoria
stradale costruita in qualsiasi periferia di
paese abruzzese”.
Purtroppo nel suo complesso, non si può certo
dire che la nostra regione, che si presenta come
la regione dei parchi, abbia onorato l’Anno
della Biodiversità come aveva chiesto il WWF
all’inizio del 2010 consegnando ai vertici della
Regione un calendario tutto dedicato alla
conservazione del patrimonio naturale del
Pianeta.
Le
morie di pesci in diverse foci fluviali, con il
caso gravissimo del Vibrata nel teramano,
provano come i fiumi siano sottoposti a stress
ambientali di origine antropica non più
sostenibili.
È
stato adottato il Piano di Tutela delle Acque
dopo quasi un decennio di attesa. Poteva essere
il migliore contributo per l’Anno della
Biodiversità da parte della Regione Abruzzo, ma
in realtà rischia di essere un appuntamento
mancato perché il piano è stato per ora svuotato
di significato prevedendo deroghe su deroghe sia
sul Deflusso Minimo Vitale sia sulla qualità
delle acque. Basti pensare che secondo il piano
ben il 25% dei fiumi abruzzesi potrà continuare
a non rispettare gli standard di qualità
previsti dall’Unione europea fino al 2027!
L’Abruzzo presenta livelli di inquinamento
inaspettati, con 1190 siti da bonificare censiti
dalla Regione.
Sulla
caccia la Regione Abruzzo si è vista addirittura
smentire dallo stesso Governo nazionale ed è
stato gravissimo il ricorso alla legge regionale
per varare un calendario venatorio che ha reso
inadempiente la nostra regione rispetto alle
norme comunitarie in materia di tutela della
fauna.
I
nove giardini botanici regionali, tra i quali
quelli storici di Campo Imperatore e di
Collemaggio entrambi nel Comune di L’Aquila,
visitati da decine di migliaia di visitatori
ogni anno, hanno visto azzerare le risorse da
parte della Regione e sono destinati ad una
lenta agonia con il loro patrimonio di
biodiversità.
I
boschi continuano la loro espansione
ricolonizzando aree un tempo coltivate: si
tratta di un segnale positivo per la
riconnessione ecologica, ma resta tantissimo da
fare affinché le aree forestali siano
considerate per la loro qualità biologica e non
solo come legna da sfruttare.
Conclude Camilla Crisante: “Complessivamente
abbiamo verificato un’insopportabile
disattenzione nei confronti della nostra
biodiversità, come se in tempo di crisi
difendere il nostro patrimonio naturalistico
costituisse un lusso! In realtà a un’alta
biodiversità corrisponde un territorio con
migliore qualità ambientale anche per l’uomo.
Una grande preoccupazione continuiamo ad avere
per la tutela del più grande mammifero europeo.
L’Orso bruno marsicano è ormai ridotto a poche
decine di esemplari. Per questo vogliamo
lanciare un appello affinché la Regione Abruzzo
attui immediatamente e concretamente il PATOM
(Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso
Marsicano), lo strumento di conservazione della
specie che si è adottato a livello nazionale,
cominciando con l’istituire le zone contigue
attorno ai parchi previste dalla legge italiana
fin dal 1991. La vicina Regione Molise l’ha
fatto pochi mesi or sono ed è bene che la
regione che si presenta all’estero usando l’Orso
bruno quale simbolo identitario faccia qualcosa
di concreto prima che questo animale si
estingua”. |