|
Pescara, Sabato 18 Settembre 2010 -
Domani, Domenica 19 settembre in Abruzzo si apre
ufficialmente la caccia. In realtà si spara già
da tre settimane, (grazie all'autorizzazione
regionale alla pre-apertura), con un danno
gravissimo inferto alla fauna selvatica che
viene colpita nel periodo delicatissimo di
riproduzione, di cura dei piccoli e di
preparazione per i lunghi voli che moltissime
specie di uccelli si apprestano ad iniziare
verso i luoghi di sosta invernale.
Ancora una volta la scrivente associazione si
trova a denunciare le gravi violazioni della
normativa nazionale e comunitaria che il
calendario venatorio abruzzese presenta e
l'anomalia di una approvazione attraverso legge
regionale (per la prima volta nella storia della
Regione Abruzzo) e non con delibera di Giunta
come prevede la legge regionale sulla caccia del
2004.
Approvando il calendario per legge la Regione ha
pensato di sottrarsi al giudizio della
magistratura, poiché le leggi regionali, a
differenza delle delibere di Giunta regionale,
non sono, di regola, impugnabili. Il ricorso ad
una legge regionale consente poi di eludere ogni
giustificazione tecnico-scientifica che dovrebbe
essere alla base delle scelte sui prelievi
venatori. E l’approvazione per legge di un
calendario venatorio è ancora più grave in una
regione come l’Abruzzo dove non è presente
neppure l’altro strumento indicato dalla legge
per la gestione della caccia, il Piano
faunistico-venatorio che è scaduto nel 2005!
Innanzitutto il calendario è stato approvato
senza essere stato prima sottoposto ai pareri
obbligatori dell’ISPRA
(Istituto Superiore per la Protezione e la
Ricerca Ambientale, organismo nazionale
delegato, tra l’altro, al controllo della
programmazione venatoria) e del Comitato
regionale per la Valutazione di Impatto
Ambientale e per la Valutazione di Incidenza.
Gli Uffici della Regione Abruzzo, infatti, a
dimostrazione del caos che regna nel settore,
hanno richiesto detti pareri su una loro
versione del calendario diverso da quello poi
proposto “politicamente” da Febbo e Giuliante in
consiglio regionale.
È stata violata la legge nazionale
sulla caccia laddove, recependo la normativa
comunitaria, prevede che il prelievo venatorio
sia subordinato alla necessità di assicurare la
conservazione delle specie. Gli Stati sono
obbligati ad adeguare il prelievo alla
situazione delle singole specie, fino ad
arrivare al divieto di prelievo per quelle
specie che hanno uno status sfavorevole di
conservazione.
A tal fine le Regioni devono seguire le
indicazioni del documento dell’ISPRA “Sintesi
dello stato di conservazione delle specie
oggetto di prelievo venatorio ai sensi della
legge 11 febbraio 1992 n. 157 e successive
modificazioni, Gennaio 2009”.
Senza preoccuparsi affatto di tali prescrizioni,
la legge regionale approvata il 3 agosto scorso
consente la caccia a quattro specie in declino
in Europa (Coturnice, Moretta, Moriglione e
Pavoncella) e ad altre 11 con stato di
conservazione sfavorevole (Starna, Canapiglia,
Marzaiola, Codone, Mestolone, Beccaccino,
Frullino, Quaglia, Beccaccia, Tortora,
Allodola): in pratica 15 delle 30 specie
dichiarate cacciabili dalla Regione Abruzzo
avrebbero richiesto particolari precauzioni che
invece non ci sono state.
È stata violata la legge nazionale
sulla caccia laddove prevede che l’avifauna
venga protetta sia “durante il ritorno al
luogo di nidificazione” sia “durante il
periodo della nidificazione e le fasi della
riproduzione e della dipendenza”.
A tal fine la Commissione Europea ha adottato
nel 2001 un documento tecnico (Key Concepts of
articles 7(4) of Directive 79/409/EEC on Period
of Reproduction and prenuptial Migration of
huntable bird Species in the EU) che evidenzia
per ciascuna specie cacciabile i periodi di
caccia a cui le regioni devono attenersi.
La legge regionale approvata il 3 agosto, su 30
specie cacciabili, per ben 12 prevede periodi di
caccia più lunghi rispetto a quanto dettato
dalla Commissione Europea.
Se poi si confronta la legge approvata il 3
agosto scorso con i periodi di caccia indicati
nel Documento ISPRA del 28 luglio 2010 “Guida
per la stesura dei calendari venatori ai sensi
della Legge n. 157/92, così come modificata
dalla Legge Comunitaria 2009, art. 42” si
può osservare che in un solo caso vi è
conformità.
Ma questo sembra non bastare ai cacciatori e ai
loro rappresentanti.
Martedì 21 settembre, dopo un passaggio anomalo
in commissione straordinaria, andrà in
approvazione un ulteriore peggioramento della
normativa che estenderà “il comparto unico” a
tutto il periodo di caccia ristabilendo di fatto
il cosiddetto “nomadismo venatorio”, abrogato da
quasi 20 anni a livello nazionale. In pratica i
cacciatori non saranno più legati ad una zona
specifica (ambiti territoriali di caccia) ma
potranno cacciare su tutto il territorio
nazionale, causando la perdita di quel
collegamento “cacciatore-territorio” che anche i
meno oltranzisti hanno individuato quale
elemento fondamentale dell'attività venatoria.
Il WWF auspica che i consiglieri regionali
almeno per questa volta si ricordino di essere
stati eletti di tutti i cittadini e non solo da
una parte (tra l'altro minoritaria) di essi. |