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L’Aquila, 6 aprile 2010
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Dal Coordinatore Regionale
di Mia Casa d'Abruzzo, Pio Rapagnà, riceviamo e pubblichiamo
il testo della petizione redatta per il giorno
del ricordo del sisma:
Cari amici,
ci troviamo qui,
all’Aquila, ad un anno dal dramma. Si, dramma.
Perché non si è trattato di un colpo solo
fisico, ma anche civile, culturale e politico.
Un dramma politico,
cari amici. Perciò siamo qui, davanti al palazzo
della Politica, dove i nostri rappresentanti
regionali dovrebbero riunirsi e, appunto,
rappresentarci.
Chiediamoci, amici: ci
stanno rappresentando? ci hanno rappresentato
per questo lungo anno trascorso nel dramma,
nello sfollamento, nell’amarezza? Hanno
rappresentato la nostra voglia di ricostruzione,
delle case popolari e della città tutta? No,
cari amici. Non ci hanno rappresentato. Non
hanno dimostrato di avere la nostra stessa
voglia, la nostra medesima determinazione, la
nostra incrollabile volontà. Benché l’articolo
117 della Costituzione italiana attribuisca alla
Regione il compito di intervenire sull’edilizia
residenziale pubblica varando apposite leggi
sulla ricostruzione, loro non lo hanno fatto.
Come da anni, non era
stata fatta in modo soddisfacente la prevenzione
del rischio sismico, la messa in sicurezza
antisismica degli alloggi pubblici, degli
edifici scolastici, degli edifici pubblici, e
via dicendo.
Amici, noi sappiamo che
la Regione, e per essa il Consiglio
regionale, non sono
commissariati. Nessuno gli ha tolto il
diritto/dovere di riunirsi e deliberare. Nessuno
gli ha negato la facoltà di emettere
provvedimenti, atti di indirizzo o di esercitare
le legittime azioni di vigilanza e controllo,
né, tanto meno, gli è precluso
l’impiego delle risorse regionali per
provvedere alla bisogna.
Nulla di questo è
commissariato. Se non lo fanno, amici, è perché
hanno deciso di non farlo; hanno scelto di non
esercitare le loro prerogative legislative.
Hanno preferito lasciarsi commissariare senza
essere commissariati: il colmo!
Bene, cari amici. Se la
scelta è questa; se questo Consiglio regionale
non vuole avere voce in capitolo nella
ricostruzione; se si rifiuta di produrre leggi,
mozioni, indirizzi, atti di vigilanza, faccia
pure: è deplorevole dal punto di vista politico,
ma non possiamo obbligarli, purtroppo.
Una cosa però, possiamo
e dobbiamo chiedere. Questa: devono dirci
perché; devono spiegarci il motivo; devono darci
una risposta.
Non è consentito loro,
oltre al non fare, anche il tacere. No, il
silenzio no. È troppo. Non rientra nei canoni
della Democrazia. Per questo siamo qui. Per dire
ai partiti tutti quanto segue:
cari signori, perché
non vi interessa nulla della ricostruzione delle
case popolari e della loro messa in sicurezza?
Per quale motivo vi rifiutate di rispondere? Che
cosa cela il vostro silenzio? Perché sfuggite
alle domande, ad esempio quella sulla
salvaguardia delle aree da possibili “svendite”
privatizzatici? Dove volete arrivare con il
vostro non dire?
Ed infine, lasciatemelo
aggiungere, cari amici: se posso capire – anche
se lo contesto con tutta la mia forza - che i
partiti di maggioranza, per non infastidire il
supercommissario,
si ritraggano, non
riesco proprio a comprendere perché i partiti di
opposizione non si assumano loro la
responsabilità di raccogliere le istanze che noi
– da soli – stiamo portando avanti da un anno.
Questo proprio non me lo spiego.
Ma tant’è, amici. Noi
siamo qui. E qui saremo anche quando le
celebrazioni di oggi saranno fatto di ieri.
Siamo qui anche se i media, spesso, ci ignorano.
Siamo qui finché anche uno solo di voi sarà con
noi. E fino a che non avranno risolto il
problema. Non avranno ricostruito e messo in
sicurezza le case popolari. Questo è poco ma è
sicuro. Altro non possiamo promettervi se non il
nostro impegno, cari amici. Un impegno
disinteressato che sta andando anche oltre le
nostre concrete possibilità. In nome di un
dovere civico che volontariamente ci siamo
caricati di fronte all’indifferenza ed
all’irresponsabilità di chi, con ben altri mezzi
e possibilità, avrebbe potuto e dovuto fare ed
invece non ha avuto
la coscienza di fare.
Questo è ciò che volevo
dirvi, cari amici, e vi ho detto. Pensando con
il cuore, se posso usare quest’espressione che
spero sia riuscita a trasmettervi il mio intimo
stato d’animo.
Pio Rapagnà |
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Il 6 aprile è giornata di
lutto cittadino proclamato dal Consiglio
Comunale per “fissare a imperitura memoria le
vittime del sisma e di tramandare alle future
generazioni la consapevolezza dell'immensa forza
distruttrice del terremoto che, insieme
all'indolenza e all'inerzia degli uomini, è
stata causa di vittime e dolore per i
sopravvissuti”.
Il Dott. Guido Bertolaso,
capo della Protezione Civile, ha chiesto ai
3.000 sindaci dei Comuni italiani nelle zone più
a rischio sismico che il 6 aprile aprano i
Consigli comunali per dedicare la giornata alla
“prevenzione antisismica”, trasformando
così la memoria del terremoto in gesti concreti
per evitare lutti ad altri concittadini.
Il Mia Casa ha chiesto per
tempo al Presidente del Consiglio regionale
Nazario Pagano la convocazione di una “seduta
solenne e straordinaria” del Consiglio per
“aprire” la massima Assemblea Legislativa della
Regione Abruzzo sia alla commemorazione delle
vittime e sia a concreti atti legislativi e di
indirizzo per una più rapida ed efficace
ricostruzione: il Presidente del Consiglio ed
i Capi Gruppo consiliari non hanno però inteso
“raccogliere” la proposta del Mia Casa
interrompendo opportunamente la lunghissima
“sospensione” dei lavori del Consiglio iniziata
il 9 marzo scorso e fino al 20 aprile prossimo.
Il 6 aprile, nel giorno
del dolore più grande e della perdita delle
proprie abitazioni, una rappresentanza degli
Inquilini ATER e del Comune terranno un “sit-in
di solidarietà” presso la Villa
Comunale dell'Aquila – davanti al Palazzo
dell'Emiciclo del
Consiglio Regionale - per “ricordare” e
chiedere, attraverso una “Petizione Popolare”,
interventi concreti per la immediata “riparazione,
ricostruzione e messa in sicurezza
antisismica” delle abitazioni e degli
edifici residenziali pubblici dentro e fuori il
“cratere”.
Una delegazione si recherà
presso il sito “vuoto” di Via XX Settembre,
123 per una cerimonia in ricordo delle 6
vittime provocate dal crollo totale della
palazzina di proprietà dell'ATER dell'Aquila ivi
esistente e per chiedere la sua immediata ed
“esemplare” ricostruzione da parte dell'ATER
medesima e del Provveditorato alle Opere
Pubbliche della Regione Abruzzo. |