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Pescara, Giovedì 15
Luglio 2010 -
Incomprensibile per il WWF
la scelta
della Provincia di Teramo di
reintrodurre le attività di pesca professionale
delle vongole con uso di draghe idrauliche, le
cosiddette “turbosoffianti” nell’Area Marina
protetta della Torre di Cerrano.
“Siamo molto sorpresi da una decisione che va a
tutelare singoli interessi privati a scapito dei
più generali interessi diffusi e collettivi di
tutela di un’area così importante per la
conservazione dell’ambiente marino. Chiediamo
quindi al Ministero Prestigiacomo di continuare
a difendere questo tratto di mare così come sta
facendo insieme al Consorzio di Gestione
dell’Area, affinché operazioni di valore
squisitamente propagandistico non compromettano
il sereno lavoro di tutela dell’area che con
fatica e tanto impegno si sta tentando di
avviare, con evidenti ricadute anche per gli
operatori economici.” scrive oggi Stefano
Leoni Presidente WWF Italia in una lettera al
Ministro Prestigiacomo.
Davanti a Pineto e Silvi già oggi, finalmente,
grazie all’istituzione dell’Area Marina, non
sono più operative le “turbosoffianti” che
aravano i fondali tutte le mattine. Come è noto,
quella effettuata con le draghe idrauliche è una
forma di pesca distruttiva dei fondali ed
assolutamente incompatibile con gli indirizzi di
conservazione delle risorse ittiche che l’Unione
Europea cerca da tempo di introdurre anche in
Italia.
Grazie allo stop delle “turbosoffianti” nel
tratto di mare antistante Pineto e Silvi, è
migliorata la limpidità delle acque non essendo
più sollevato materiale in sospensione tutti i
giorni con positivi effetti sia per i turisti
che per i titolari di stabilimenti balneari.
La limpidità delle acque e la limitazione
dell’uso di strumenti di pesca che solcano i
fondali consentono finalmente le ricerche di
archeologia subacquea sull’antico porto di
Hatria, aprendo così la strada ad un’ulteriore
valorizzazione di questo territorio.
Persino la piccola pesca, consentita in area
protetta, può finalmente lavorare più
tranquilla.
Come già accaduto in altre aree marine protette,
nel tempo quest'area diverrà un'area di
ripopolamento spontaneo della fauna ittica
utile per la piccola pesca locale, ma anche per
la stessa marineria professionale del luogo
grazie al ripopolamento che si irraggerà
dall’area marina protetta con conseguenti
migliori e maggiori disponibilità di fauna
ittica al di fuori dell'area.
Di fronte a tutto ciò appare incomprensibile la
scelta della Giunta della Provincia di Teramo di
voler reintrodurre le attività di pesca con le “turbosoffianti”.
Non è neppure il caso di rammentare che la pesca
professionale non è consentita all’interno delle
aree marine protette in tutta Italia e
certamente non si potrà creare un’eccezione per
quella della Torre del Cerrano. La trovata della
delibera suona quindi come una presa in giro per
i pescatori, le cui rivendicazioni devono essere
certamente valutate, ma sempre per trovare delle
soluzioni che soddisfino le loro esigenze in
maniera costruttiva e non contraria alle
esigenze generali che sono state giustamente
tutelate in un lungo percorso a cui tutte le
Amministrazioni interessate hanno già dato il
loro appoggio.
Peraltro, lo stesso parere dall’Istituto
Zooprofilattico locale, anche se si dichiara
(incredibilmente) possibilista rispetto a tale
attività, si chiude affermando che il tutto si
potrebbe fare solo ed esclusivamente in
relazione ad una formula controllata di pesca
con la stretta regolamentazione, ammettendone
implicitamente l’alto impatto sull’ambiente.
È di qualche giorno fa l’ordinanza del TAR Lazio
di rigetto della richiesta di sospensiva del
Regolamento recante la disciplina delle attività
consentite nelle diverse zone dell’Area Marina
Protetta “Torre del Cerano” del 28 luglio 2009
n. 21.8 e del Decreto del 21 ottobre 2009
relativo all’istituzione dell’area marina
protetta. Una richiesta presentata dal Consorzio
Gestione Vongole del Compartimento Marittimo di
Pescara contro la quale il Ministero
dell’Ambiente si è giustamente costituito,
riaffermando il valore di un importante
strumento di tutela di quest’area, frutto di un
lavoro di squadra tra Amministrazioni locali,
regionali e nazionali.
Questo strumento, fortemente voluto dai
rappresentanti della collettività sul territorio
e con solide basi tecnico-scientifiche, non può
essere messo in discussione dall’interesse di
una piccolissima frazione del mondo produttivo
locale che tra l’altro ne è interessato per una
piccola area di solo 7 chilometri su un fronte
di mare di molte decine di chilometri a
disposizione, da San Benedetto del Tronto a
Pescara, dove, comunque, potranno proseguire nel
prelievo delle vongole.
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