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Giulianova,
Martedì 7 Giugno 2011 -
Il Giulianova è
rientrato nel tunnel dell'incertezza del suo
futuro. Come ogni estate. Sulla testa del
presidente Dario D’Agostino pende la spada di
Damocle della fidejussione di 300 mila euro per
l’iscrizione al prossimo campionato e questo non
solo addensa il buio sulle sorti della società
ma sta portando via dalla panchina giallorossa
Pino Di Meo. Il tecnico di Trani stamani ha
avuto un colloquio telefonico con il presidente
per conoscere l’evolversi della situazione, che
in realtà non si evolve. D’Agostino è alla
disperata ricerca di ciambelle di salvataggio,
vale a dire di imprenditori e di gente che, a
parte la bravura a parlare, sia in grado di “chiantellare”,
di mettere soldi. Chi sarebbe disposto a
sostenere il presidente, tipo Gabriele
Cervellini e il gruppo dei “Giuliesi per sempre”
protagonisti dell'operazione-soccorso di
febbraio, sembra incontrare una sorta di
ostracismo a livello istituzionale. D’Agostino
non scarta l'ipotesi della cessione dell’intero
pacchetto azionario, anzi. Gira e rigira, però,
la sostanza non cambia, manca chi si prende il
Giulianova. Al momento, almeno. L’impressione è
che D’Agostino voglia ma non possa lasciare,
quasi “sequestrato” dalle circostanze e dalle
situazioni, economiche e non. «Sono molto
dispiaciuto delle difficoltà che sta affrontando
il presidente, spero vivamente che riesca a
risolvere il problema della fidejussione. Mi
sembra di rivivere l’esperienza di Vasto: dopo
avere fatto tanto per salvare il Giulianova sul
campo, ora c'è il rischio di non vederlo
iscrivere tra i professionisti»,
si rammarica Di Meo. E così l'allenatore è quasi
sul punto di accasarsi all'Andria, in C1:
«L’ho detto anche a D’Agostino, c’è più di mezza
cosa, ma non ancora la firma. C2 per C2 non
avrei dubbi a rimanere a Giulianova, ma come
rinunciare ad una chance in C1? In ogni caso, io
vorrei partire bene»,
ribadisce Di Meo che si è dato un nuovo
appuntamento con D’Agostino per il fine
settimana. Per dirsi cosa, poi? Di sicuro,
l’allenatore, nell’eventualità di una sua
permanenza in giallorosso, dovrebbe accettare un
Giulianova più baby che mai, anche sulla scorta
della crescita di diversi elementi della
formazione Berretti arrivata alle semifinali
nazionali di categoria. «Inutile parlare di
squadra, se prima il presidente non supera lo
scoglio della fidejussione»,
taglia corto, con realismo, Di Meo. La
chiacchierata con il tecnico non poteva
concludersi senza toccare il tasto del
calcioscommese. E Di Meo ci va giù duro: «Chi
sbaglia deve pagare. Hanno fatto delle cavolate,
e sarebbe ora che si intervenisse con il
taglione, punendo con la radiazione questo tipo
di reato. Questa è gente che ha problemi di
debiti, ma il punto è un altro: per pochi, si
macchia l'immagine di tutti. Il calcio, per la
maggior parte, è fatto di gente perbene e
invece, di fronte a queste vicende, i tifosi
sono portati a pensare che sono tutti della
stessa pasta».
Per tornare
al Giulianova, rimane sempre in quota la
candidatura di Dario Di Giannatale per la
successione (eventuale) di Di Meo, nonostante in
ambienti aquilani si vocifera di un possibile
ritorno di Leonardo Bitetto. Un'ipotesi alquanto
azzardata sia per l’ingaggio dell’ex tecnico
giallorosso sia per il modo in cui si è separato
dal Giulianova l’estate scorsa. |