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di
Ludovico Raimondi
Giulianova, Lunedì 23 Maggio 2011 - Pino Di
Meo vicino al divorzio dal Giulianova. A meno di
una svolta societaria che consenta al presidente
Dario D'Agostino di soddisfare le richieste di
garanzie sui programmi da parte del tecnico di
Trani, le strade si divideranno, probabilmente,
già dall'incontro che D'Agostino e Di Meo hanno
concordato per la settimana prossima dopo il
primo, avvenuto lunedì scorso. E questo
nonostante l'ottimismo espresso in seno al
Giulianova sulla prosecuzione del rapporto con
Di Meo alla guida di una squadra di giovani. La
reciproca volontà di andare avanti insieme non
basta e si capisce dalle parole dell'allenatore,
che abbiamo raggiunto telefonicamente nella sua
Trani, affaccendato in lavoretti domestici («Io
non so stare fermo», rivela). Come stanno le
cose? «Difficilmente resterò a Giulianova,
anche se la città e l'ambiente sono ideali per
me. Purtroppo, siamo su due sponde
differenti: lui, il presidente, non può darmi le
garanzie che chiedo io»,
ammette Di Meo. Quali garanzie? «Di
programmi, sui quali c'è una diversa visione di
pensiero: D'Agostino sostiene che prima vengono
la fidejussione per l'iscrizione al campionato e
la risoluzione dei problemi societari, e poi la
squadra, magari fatta di tutti giovani della
Berretti. Io parto dal presupposto inverso:
prima la squadra e i programmi, poi il resto,
nonostante io comprenda bene la posizione di
difficoltà oggettiva del presidente. Mi spiego:
non chiedo la luna. Se mi si dice "il budget è
questo", ok, stilo io il programma secondo il
budget, e indico giovani di categoria che fanno
al caso del Giulianova, sostenuti da 4-5
"anziani". Credo che dal mercato di gennaio,
grazie anche al lavoro di Federico, che
meriterebbe di diventare il direttore sportivo
del Giulianova per serietà e competenza, abbiamo
ottenuto ottimi risultati»,
aggiunge Di Meo che rimarca un altro aspetto,
nel quadro di un calcio figlio della crisi:
«La prossima stagione sarà molto più dura della
passata con tre, forse quattro retrocessioni e
due gironi da 20 squadre. Sarebbe impensabile
affrontare il campionato con i presupposti
dell'estate scorsa, andando in ritiro con una
schiera di giovani della Berretti e giocatori in
prova. Il livello della Lega Pro è basso, ma
proprio per questo bastano una mezza
programmazione e poche cose fatte bene per
eccellere. Il Chieti ne è stato un lodevole
esempio»,
afferma il tecnico pugliese. Insomma, con poco
si può ottenere tanto. Queste stesse idee e
convinzioni Di Meo le ha esposte anche a chi lo
ha avvicinato per il Lanciano e per un'altra
società di Lega Pro delle sue parti, in Puglia.
"Anche a Lanciano vogliono ringiovanire
i ranghi ed è questa del resto la strada da
seguire nella crisi che c'è in giro».
Il
che porta ad una conclusione: chi sposa le idee
di Pino Di Meo, non ha che da dirlo e averlo
alla guida della propria squadra. Vale, in
primis, per D'Agostino quando gli darà
appuntamento per il prossimo incontro.
«Altrimenti più amici di prima»,
chiude Di Meo ribadendo che gli piacerebbe
restare a Giulianova. In alternativa a lui,
D'Agostino pensa a Dario Di Giannatale, il vice
di Bitetto, Cerone e di Di Meo, in odore di
patentino a Coverciano. |