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Giuliesi nel Mondo

A Lino Manocchia, la mia “voce dall’America”

 

di Ludovico Raimondi

 

 

GIULIANOVA, 30.10.2013 - Giovedì 24 ottobre scorso, in un'affollata Sala Buozzi a Giulianova Alta, si è svolta una emozionante manifestazione per la presentazione del libro di Lino Manocchia "Io e il microfono", edito da Artemia di Mosciano Sant'Angelo (Te). Nell'occasione, ho dedicato al giornalista giuliese-americano la lettera aperta che riporto dopo la sua pubblicazione nell'articolo sul quotidiano della Provincia di Teramo "La Città" di Martedì 29 ottobre 2013 ("Lino Manocchia, la mia voce dall'America", Cultura, pag. 21), a cura del collega e critico letterario Simone Gambacorta:

 

Carissimo Lino,

ti scrivo questa lettera aperta per timore che emozioni, sentimenti e sensazioni possano disperdersi via etere. Ti scrivo per farti sapere che ti ho conosciuto a distanza in un pomeriggio giallorosso dei primi anni ’60, in occasione di un incontro di calcio del Giulianova al Rubens Fadini. Avevo 12-13 anni e nel clima concitato che precedeva l’inizio della partita un tifoso, in curva sud, esclamò: “Ce sta Manocchie, lu ggiurnaleste m’r’cane”. “C’è Manocchia, il giornalista americano”. Riecheggia ancora nitida nelle mie orecchie e nella mia mente quella frase in civettuolo dialetto giuliese.

Non si sono mai sbiaditi due flash di quella occasione.

Il primo flash fu una immagine, la figura filiforme ed elegante che identificava la sagoma del “giornalista americano” nell’animato capannello lontano, laggiù, nel piccolo piazzale che immetteva all’abitazione di Giovannino De Santis “il massaggiatore”, che sotto fungeva da spogliatoi per squadre e arbitri, e al piano superiore da postazione per lo speaker, ruolo del quale tu sei stato antesignano.

Il secondo flash, fu una suggestione, il nome del giornalista, Lino Manocchia, che sarebbe rimasto dentro di me come archetipo del giuliese all’estero, dell’emigrante di successo e famoso, del quale negli anni a venire avrei seguito, con emozione,  i servizi di corrispondenza per la Rai dall’America. E’ proprio vero: il mondo è piccolo non è una frase fatta, ne’ è un luogo comune l’evidenza che il futuro non concede ipoteche nemmeno alla più fervida immaginazione. Chi avrebbe mai detto, per esempio, a quel ragazzino in curva sud che alcuni decenni più tardi avrebbe conosciuto, auspice l’amico e collega Walter De Berardinis, il “giornalista americano” che nel corso della sua lunga e brillante vicenda umana e professionale ha intervistato cinque presidenti degli Stati Uniti d’America, una miriade di “stelle” di Hollywood e dello spettacolo, di campioni dell’automobilismo, del pugilato, dello star-system più invidiato e ambito del Pianeta?

Sì, proprio tu, Lino Manocchia, saresti diventato la “Voce dall’America” per il mio modesto giornale web www.giulianovailbelvedere.it. Proprio tu, il giornalista illustre e dal vissuto brillante  che in apertura di ogni telefonata mi saluti addirittura con un rispettoso ma esagerato “Direttò”; proprio tu, che hai posto amichevolmente a mia disposizione l’inesauribile cornucopia (per usare il sostantivo a te più caro) di ricordi, di angoli acuti, di angoli sportivi, di giuliesi nel mondo, di interviste da New York parte dei quali compone il libro che salutiamo oggi.

Mi permetto di aggiungere all’orgoglio di ossequiosa colleganza con il Maestro/Mito, l’autentico onore per l’empatia, farcita di reciproca stima e disinibita franchezza nello scambio di opinioni a volte contrastanti, che sfocia nell’amicizia con  te, Lino. Di sicuro, la giuliesità è il filo di congiunzione più solido di questo sentimento e di questo rapporto. La giuliesità che io ti rispolvero con battute in dialetto per te sempre comprensibili e con evocazioni di personaggi, luoghi e aneddoti che costellano la galassia della tua nostalgia. La giuliesità che ti è anche costantemente vicina, fatta persona in tua nuora Teresa. La giuliesità che non ha bisogno, tuttavia, di rispolverate o sollecitazioni, dal momento che tu la conservi nel cuore con la tenerezza di chi l’ama profondamente, e non è stata mai ingiallita dalla lontananza e dalle luci della ribalta.

La chiosa non può omettere due straordinarietà che spiegano Lino Manocchia:

da una parte, la bramosia e l’entusiasmo nel raccontare e raccontarti che ti rendono un Peter Pan del mestiere, al punto da spingerti persino ad apprendere l’uso dell’odiato computer;

dall’altra parte, l’umiltà che ti rende un signore autentico.

Mi diverte quando ti schernisci ogni qualvolta vedi ritardare la pubblicazione di un servizio: “Guarda che rischio di non fare in tempo a leggerlo, ho una certa età”, è il tuo modo pretestuoso di farmi dare una mossa.

Tranquillo, Lino…Lassù qualcuno ti ama, per parafrasare il titolo del celebre film di Robert Wise, interpretato magistralmente dal tuo fraterno amico Paul Newman.

E sono certo che Paul è seduto in prima fila nel parterre celeste e continua a seguire, tra gli immortali, i tuoi scritti. Nel leggere questa raccolta si emozionerà e con il suo inconfondibile sogghigno enigmatico sussurrerà: “Eh, sei sempre lo stesso, vecchio mio!”.

Un abbraccio dal tuo

Ludovico

Un ritratto inedito del grande giornalista giuliese nella lettera scritta da un amico da "La Città" di Martedì 29 ottobre 2013 ("Lino Manocchia, la mia voce dall'America", Cultura, pag. 21)

 

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