Il Sindaco Jwan Costantini, l’assessore alla Cultura
Nausicaa Cameli e l’ Amministrazione Comunale esprimono
ammirazione e si congratulano affettuosamente.
La neuroscienziata
giuliese Patrizia Casaccia l'abruzzese più influente nel
mondo nel 2025
GIULIANOVA 8.12026 - Il Sindaco Jwan
Costantini, l’assessore alla Cultura Nausicaa Cameli e
l’Amministrazione Comunale si congratulano con la
professoressa Patrizia Casaccia, giuliese, ricercatrice
e neuroscienziata, che guida la classifica redatta e
appena pubblicata dalla testata Abruzzolive, classifica
che tradizionalmente premia gli abruzzesi più influenti
dell’anno appena trascorso.
La
speciale hit parade, che annovera rappresentanti
istituzionali, imprenditori, eccellenze della
scienza,della cultura, dello sport e dello spettacolo, è
stilata utilizzando criteri e parametri altamente
affidabili.
«La
“giuliesità” coniugata in termini tanto prestigiosi non
può che destare il nostro orgoglio ed il nostro
affettuoso compiacimento
– commenta il Sindaco Costantini – Ci
congratuliamo con la professoressa Casaccia, anche a
nome della Città, per il riconoscimento ricevuto, ma
soprattutto per aver speso studio, impegno, una vita
intera, nella ricerca scientifica, a favore della salute
e del benessere comuni»
«Una
donna che si impone nel campo delle neuroscienze e delle
scoperte mediche è di per sé un dato esaltante
– aggiunge l’assessore Cameli –
Se poi aggiungiamo
all’annotazione di genere anche quella di “provenienza”
(abruzzese e, nella fattispecie, giuliese) allora
l’ammirazione raggiunge il vertice dei sentimenti che
oggi, tutti, vogliamo esprimere alla dottoressa
Casaccia, ex alunna del nostro Liceo Scientifico,
intitolato, manco a dirlo, ad una grande donna, Marie
Curie».
Ufficio di Staff
Comune di Giulianova
Nostra
intervista a Patrizia Casaccia nel 2020
Esprimendo
le più sentite felicitazioni a Patrizia Casaccia per il
prestigioso riconoscimento e un ad maiora per il
conseguimento di altri importanti traguardi, con
orgoglio e soddisfazione riproponiamo l'intervista alla
neurolscienziata che
www.giulianovailbelvedere.it
pubblicò nel 2020 per la rubrica "Giuliesi nel Mondo".
giuliesi nel mondo 2020
di
Ludovico
Raimondi
Dal Liceo di
Giulianova a New York
Patrizia Casaccia, prima
della classe in Neurologia e Genetica
FEBBRAIO
2020 - Tra i
"figli di Giulianova" che in Italia e
all'estero danno grande lustro e vanto alla città (e non
solo), Patrizia Casaccia
occupa un posto di primissimo piano. Il top. Patrizia è una
scienziata caleidoscopica nel campo della Neurologia e
della Genetica a livello mondiale e questo non
meraviglia più di tanto chi l'ha conosciuta giovanisssima. Al Liceo
Scientifico di Giulianova era considerata una vera
eccellenza, una prima della classe nel senso più
positivo del termine, una leader
carismatica. Come dire?, una predestinata
che ci fa tornare alla mente la frase del protagonista
Noodles-Robert De Niro a proposito del successo, nel
teatro e nella vita, raggiunto dal suo amore impossibile
Deborah-Elizabeth McGovern nel
film-capolavoro "C'era una volta in America"
di Sergio Leone:
“I cavalli di razza si riconoscono alla partenza”.
Figlia di un medico
molto conosciuto e stimato in città, Gregorio Casaccia,
e sorella di un altro dottore molto conosciuto, anche
per il suo impegno nel sociale, Piergiorgio, la nostra
eccellenza giuliese ha conseguito a soli 24 anni la
laurea in Medicina alla Cattolica di Roma. Fu il
primo trampolino di lancio di una parabola professionale e umana che,
costellata di prestigiosi e innumerevoli titoli, riconoscimenti
e incarichi, l'ha portata ad essere, oggi, docente presso
la Icahn School of Medicine at Mount Sinai New York e direttrice
fondatrice del Neuroscience Advanced Science Research
center, ricevendo, in tale veste, il premio NINDS35, che vale un finanziamento di
oltre 9 milioni di dollari per la ricerca sui disturbi
neurologici.
Fatta la premessa
(il più possibile sintetica in rapporto alla statura del
personaggio), cerchiamo di conoscere meglio Patrizia
Casaccia, permettendoci il tono confidenziale nei
riguardi di una concittadina che si è affermata
all'estero.
Patrizia, considerate le tue poliedriche attività, ti senti più professoressa, più dottoressa o più
ricercatrice?
Decisamente l'aspetto più affascinante per me è la
ricerca. Il desiderio di decifrare dei codici complessi,
trovare spiegazioni per malattie neurodegenerative o
psichiatriche e proporre nuove strategie terapeutiche.
Spiegandolo all’uomo della strada, in che cosa consiste il
tuo lavoro?
In parole semplici, mi interessa capire come l'ambiente
influenza il funzionamento del cervello. Per ambiente
intendo sia aspetti di natura macroscopica (ambiente
sociale, fattori di vita tipo dieta, stress, etc) sia
fattori microscopici (tipo molecole, metaboliti presente
nel sangue o nel liquor, elasticità o rigidità di vasi
sanguigni o del parenchima cerebrale). Il mio gruppo
studia come questi fattori influenzano la crescita e il
funzionamento di cellule chiamate oligodendrociti, di
recente implicate in una vasta serie di patologie, dalla
sclerosi multipla all'Alzheimer.
(Patrizia Casaccia
con il gruppo di colleghi dell'Advanced Science Research
Center)
I vari riconoscimenti e il prestigioso premio NINDS R35 rappresentano motivo
di gratificazione e di orgoglio sul piano professionale.
Sul piano umano e personale, soprattutto per un
Direttore Donna, che significato hanno?
Per la
verità, ho imparato a non crogiolarmi troppo sui
successi. La vita è fatta di alti e bassi. Ogni momento
può insegnarti qualcosa di positivo. Ciò che mi sta a
cuore è aiutare le nuove generazioni ad avere
perseveranza e a non scoraggiarsi per gli insuccessi, ma
a realizzare che per ogni premio che viene propagandato
ci sono dieci o venti progetti che non sono menzionati,
perché rifiutati.
Quali sogni si sono realizzati che non ti aspettavi e
quali, al contrario, quelli che non si sono realizzati e
sui quali contavi di più?
Il mio sogno era di fare ricerca ad alto livello, ed
è la parte più bella del mio lavoro. Ogni giorno
svegliarmi con la stessa passione che avevo a 18 anni,
anzi forse cresciuta. Avrei sperato di trovare un nuovo
farmaco per bloccare la neurodegenerazione. Quattro anni
fa credevo che le nostre ricerche avrebbero portato dei
risultati miracolosi. Purtroppo questo sogno non si è
avverato.
Una professione come la tua è una cornucopia di talento,
amore, passione, dedizione, altruismo, missione,
vocazione e tant’altro... Tu come la definiresti?
Una sintesi di tutto ciò. Io la definirei una "strada".
Ognuno di noi ha dei talenti. L'importante è di seguire
la strada giusta per poter dare il meglio di noi stessi.
Non intendo porre la questione della “fuga dei cervelli”
e della meritocrazia, ma…?
Mi chiedi cosa sarebbe successo se fossi rimasta in
Italia? Non so... Tuttavia,
non c'è
dubbio che negli Stati Uniti le regole sembrano più
chiare e ci sono meno giochi politici. Insomma, se
lavori sodo ce la fai e sei supportato. Ci sono anche
più fondi disponibili per la ricerca e, in generale, più
mobilità e quindi più opportunità.
Patrizia Casaccia (prima a sinistra) ai tempi del Liceo
Scientifico "M. Curie" di Giulianova
Da “cima” al liceo scientifico di Giulianova a
docente universitaria di Neurologia e Genetica, e direttrice
fondatrice del Graduate Center sulle Neuroscienze all'Advanced
initiative Science Research Center of the
City University di New York: se ti considerassi una
predestinata mi risponderesti...?
A dire il vero ci sono stati tanti passi intermedi
dall'università di Medicina alla Cattolica di Roma: la
decisione di prendere un'altra laurea in Biologia
Molecolare in America, il post-doctoral training...
tanta fatica, tante delusioni e insuccessi ma anche
tanta sete di conoscenza, entusiasmo per la ricerca,
tanto lavoro e disciplina, tenacia e perseveranza.
Che ricordi ti accompagnano dei tempi del liceo e degli
anni giovanili?
Dei bei ricordi di amicizia, complicità,
studio di gruppo, i viaggi a Londra con l'insegnante di
Inglese Ester Di Felice,
le trasmissioni a Radio G, gli impegni di natura
sociale, le serate a studiare fisica, i compiti di
matematica col professor Mancinelli, le discussioni di
filosofia con Silvana Carbone...
Papà
Gregorio medico, tuo fratello Piergiorgio medico…
Medicina nel dna di famiglia, ma come e perché è nato il
tuo interesse verso la Neurologia e la Genetica?
A dire il vero io non mi considero un medico. Papà a
suo tempo e adesso mio fratello Piergiorgio e mia figlia
Valentina(nella foto)sono medici
reali, persone che aiutano la sofferenza di altri,
persone dedicate al benessere dei pazienti. Io mi sento
un detective, sono portata a valutare indizi, fare
ipotesi, disegnare protocolli sperimentali, proporre
nuove teorie, cercare di rompere le barriere attuali. Da
quando avevo 16 anni ero interessata all'Astrofisica o
alle Neuroscienze. Per questo a 18 anni il regalo più
grande e bello per me è stata la grande enciclopedia
della scienza e della tecnica. Mi ricordo ai tempi del
liceo, mi piaceva trascorrere intere giornate
nell'ambulatorio di papà a studiare l'Enciclopedia,
leggere sui buchi neri e sui meccanismi della coscienza.
A 17 anni scrissi una lettera in Inglese ad un
professore in Stanford per chiedere come fare per
lavorare con lui sulle reti neuronali che regolano
l'essere coscienti. Poi a Medicina, tutti i miei
internati sono stati relativi al cervello, neuroanatomia,
biochimica, elettrofisiologia. La mia tesi di laurea era
uno studio del sonno nei pazienti con ritardo mentale.
A proposito: sei cresciuta in una famiglia di fede
cattolica, e di riconosciuti valori morali e di
solidarietà, diremmo “all’antica”. Quanto è stato
importante nella tua vita in una realtà così diversa,
come New York e gli Usa, e nella tua carriera in un
mondo scientifico non immune da competizione?
Essere competitivi vuol dire dare il meglio di
sé, credere in un ideale e cercare di realizzarlo con
fatica e sacrifici. Competizione non è cattiveria o
arrivismo. La ricerca è bellissima quando è
collaborativa e più menti si mettono insieme per
risolvere un problema. New York mi ha insegnato a
lavorare sodo e a credere in me stessa, ma in modo
positivo. Non ha cambiato i valori morali, anzi li ha
rinforzati.
Hai ricordato la lettera scritta in inglese a un
professore di Stanford... Fin da ragazza avevi padronanza della
lingua: avevi chiara già da allora la strada da
percorrere lontano da Giulianova e dall’Italia?
Ricordo anche le gite a Londra! Ester Di Felice mi ha decisamente
incoraggiato a viaggiare senza avere paura, ma ai tempi
del liceo non avevo un'idea chiara. Non sapevo come
poter andare in America. Scrivevo lettere per il mondo,
e a pensarci ora mi viene da sorridere. Solo durante la
specializzazione in Neurologia alla Cattolica di Roma il
professore di Neurologia mi convinse a partire per
approfondire la ricerca sulle malattie neurologiche.
All'epoca si trattava dei prioni.
Ti ritieni una persona qualunque?
Io credo che ognuno di noi abbia una strada, una
missione, sia portatore di una storia. In questo senso
sì, mi sento una persona che segue la propria strada
cercando di restare autentica.
(Patrizia Casaccia in
famiglia in uno dei suoi rientri in Abruzzo. Al suo
fianco mamma Lia)
Quanto tempo riesci a dedicare alla famiglia e ai tuoi
hobby o interessi personali in una dimensione non certo
a “misura d’uomo” come la piccola Giulianova in cui sei
cresciuta?
Ad essere sincera, questo aspetto è in via di evoluzione. Ho
lavorato sempre tantissimo, forse troppo. Di certo sette
giorni a settimana almeno dieci ore al giorno, per
decenni. Di recente ho cercato di migliorare il bilancio
e lo yoga è una passione che mi ha aiutato a
riequilibrare la mia vita, trovare più tempo per
leggere, ascoltare musica, viaggiare, approfondire la
conoscenza di nuove culture, dedicarmi al servizio degli
altri, fare volontariato al centro per animali
abbandonati.
Quante volte torni a Giulianova?
Cerco di farlo una volta l'anno, se possibile anche due.
Cosa ti manca della tua città d’origine?
Mi mancano i miei cari amici, la mia famiglia, le mie
nipoti, i miei cugini e zii. Mi mancano la vista del
mare e del Gran Sasso dalla punta del porto vecchio, le
passeggiate in bicicletta sul lungomare, il ritorno
delle barche al porto, la cupola di San Flaviano.
E lì, nel tuo laboratorio di New York, sarebbe esagerato un pensierino al Nobel?
Decisamente si. Il Nobel è un riconoscimento di
contributi alla scienza. E solo il tempo può giudicare,
ma non è la motivazione per la ricerca. La motivazione
reale sono i pazienti...
(foto poste
a disposizione da Patrizia e Piergiorgio Casaccia, che ringraziamo)
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