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GIULIANOVA,
2.7.2026
- Nei giorni scorsi sono intervenuto
pubblicamente per ricostruire il percorso
amministrativo che ha portato alla realizzazione
dei nuovi Caliscendi sul molo sud del porto di
Giulianova, con l’obiettivo di chiarire fatti e
responsabilità.
Ritenevo che quella ricostruzione fosse
sufficiente. Evidentemente non è stato così.
Anziché confrontarsi con i documenti e con gli
atti amministrativi, qualcuno ha preferito
alimentare polemiche e rivolgere al sottoscritto
accuse di presunte connivenze o addirittura di
servilismo, dimenticando – o fingendo di
dimenticare – un dato fondamentale: l’Ente Porto
di Giulianova non rilascia concessioni
demaniali, non autorizza la realizzazione dei
Caliscendi e non partecipa all’iter
amministrativo che conduce al rilascio delle
autorizzazioni.
Alla vigilia della manifestazione Calistelle,
organizzata dall’associazione dei concessionari
dei Caliscendi storici insieme al Comune di
Giulianova, all’Ente Porto, ai ristoratori e
alle cantine del territorio, ritengo tuttavia
doveroso intervenire nuovamente affinché
l’opinione pubblica possa conoscere la reale
successione dei fatti, senza
strumentalizzazioni.
La vicenda dei Caliscendi non nasce oggi.
Pochi ricordano che il primo tentativo di
riconoscimento normativo di queste strutture
risale ai primi anni Duemila, quando il
consigliere regionale Antonio Macera presentò
una proposta di legge finalizzata al
riconoscimento dei tradizionali strumenti di
pesca del porto di Giulianova. L’iter si
interruppe con la fine anticipata della
legislatura Del Turco, ma fu successivamente
ripreso dai consiglieri Ruffini e Rabuffo, che
portarono avanti il percorso legislativo fino al
riconoscimento dei Caliscendi di Giulianova e
Pescara.
Successivamente il Comune di Giulianova, durante
l’amministrazione guidata dal sindaco Francesco
Mastromauro, affidò all’Ente Porto l’incarico di
effettuare il censimento e la ricognizione dei
Caliscendi esistenti e di quelli demoliti negli
anni precedenti.
A sostenere con convinzione quell’iniziativa vi
fu anche il compianto avvocato Marco Maria
Ferrari, allora presidente del Circolo Nautico
“V Migliori”, che dedicò grande impegno alla
valorizzazione di questo patrimonio storico e
identitario.
L’Ente Porto conferì quindi l’incarico
all’architetto Antonio Marchionni, il quale
predispose un’approfondita relazione tecnica
composta da due parti.
La prima censiva e classificava i Caliscendi
esistenti; la seconda individuava le strutture
documentate prima del 1988 e successivamente
demolite.
Proprio questa seconda parte rappresenta il
presupposto di tutta la vicenda odierna.
La relazione, infatti, non si limitava alla
ricognizione storica, ma definiva anche le
caratteristiche costruttive che avrebbero dovuto
possedere gli eventuali ripristini delle
strutture originarie: superficie coperta,
tettoia, area scoperta e dimensioni complessive.
Quel documento venne formalmente recepito dalla
Giunta comunale di Giulianova con deliberazione
n. 48 dell’11 febbraio 2014 e successivamente
richiamato all’articolo 20 delle Norme Tecniche
di Attuazione del Piano Regolatore Portuale,
approvato attraverso il previsto iter
amministrativo che ha coinvolto tutti gli enti
competenti, compreso il Comune.
È da qui che nasce la possibilità di richiedere
il ripristino dei Caliscendi.
Già nel 2017 alcuni soggetti, dichiarandosi
titolari dei diritti relativi alle strutture
demolite, presentarono domanda alla Regione
Abruzzo per ottenere le relative concessioni
demaniali. Quelle procedure furono oggetto di
approfondimenti investigativi da parte della
Procura della Repubblica e della Guardia di
Finanza.
Analoga situazione si è riproposta nel biennio
2023-2024, quando cinque ex titolari hanno
avanzato nuove richieste di ripristino.
La Regione Abruzzo ha quindi attivato il
procedimento previsto dagli articoli 36 e 37 del
Codice della Navigazione, pubblicando gli avvisi
e consentendo a chiunque fosse interessato di
presentare domande concorrenti.
Ed è proprio in questa fase che l’Ente Porto, da
me presieduto, ha svolto un ruolo di assoluta
trasparenza.
A differenza di quanto avvenuto in passato,
abbiamo dato la massima pubblicità agli avvisi
regionali, consentendo la più ampia
partecipazione possibile. Il risultato è noto:
ben 55 soggetti hanno presentato domanda
concorrente, e le concessioni sono state
successivamente assegnate dalla Regione secondo
le procedure previste dalla legge.
È quindi evidente che l’origine delle
concessioni oggi rilasciate deriva dal percorso
amministrativo avviato dal Comune di Giulianova
dell’allora Sindaco Mastromauro oltre dodici
anni fa, recepito con deliberazione della Giunta
comunale, inserito nel Piano Regolatore Portuale
e successivamente attuato dalla Regione Abruzzo
attraverso le procedure previste dal Codice
della Navigazione.
I progetti oggi in fase di realizzazione
rispettano esattamente le caratteristiche
previste da quel Piano di ripristino e sono
stati autorizzati da sei Enti e amministrazioni
competenti.
Fino a prova contraria, si tratta quindi di
opere assistite da tutti i necessari
provvedimenti autorizzativi previsti dalla
normativa vigente.
Per questo ritengo particolarmente gravi alcune
affermazioni diffuse in questi giorni.
Sostenere che ventuno Caliscendi “oscureranno il
mare” o “sottrarranno il porto ai cittadini”
significa rappresentare una realtà che non trova
riscontro nei fatti. Così come è fuorviante
parlare di privatizzazione del porto o di
chiusura degli spazi pubblici.
Il porto di Giulianova, al contrario, non è mai
stato così frequentato come negli ultimi anni, e
proprio il molo sud rappresenta oggi uno dei
luoghi maggiormente vissuti e apprezzati da
cittadini e turisti.
Da cittadino, oltre che da Presidente dell’Ente
Porto, sorprende infine constatare come la
stessa parte politica che, oltre dodici anni fa,
contribuì a creare il quadro normativo e
pianificatorio che oggi consente la
realizzazione di queste strutture, chieda ora la
revoca delle autorizzazioni semplicemente
perché, nel frattempo, i concessionari sono
cambiati attraverso procedure pubbliche
improntate alla massima trasparenza.
Il confronto politico è sempre legittimo.
Molto meno lo è la ricostruzione dei fatti
fondata su omissioni, insinuazioni o
ricostruzioni parziali.
Su questa vicenda continuerò a confrontarmi
esclusivamente sulla base degli atti
amministrativi e dei documenti ufficiali, perché
solo questi consentono ai cittadini di formarsi
un’opinione consapevole. |