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politica 2026

 

 
Caso caliscendi
Allarme di Cittadino Governante e Coltura Politica/Nos sugli interventi nel molo sud»
 

Dai gruppi consiliari Il Cittadino Governante e Coltura Politica/Nos-Noi riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato stampa sugli interventi al molo sud del porto di Giulianova:

 

Cittadino Governante: «Appello al Consiglio Comunale, fermare la deturpazione del porto»

 

GIULIANOVA, 15.6.2026 - Tutti ormai stanno vedendo quello che sta succedendo nel molo sud, una delle più belle passeggiate di Giulianova, con scorci panoramici meravigliosi, luogo di incontri, di meditazione, di contatto con la Bellezza: una serie di cantieri per la costruzione di nuovi, impattanti caliscendi, uno ormai giunto a fine lavori.

 

Uno scempio inaccettabile! Come è possibile che ciò stia accadendo?

 

Nel leggere le Norme Tecniche del Piano Regolatore del Porto troviamo all'articolo 20 una previsione incredibile. In aggiunta ai tradizionali 9 caliscendi ne possono essere realizzati altri 12.

 

Tale articolo del PRP recepisce una Delibera di Giunta del Comune di Giulianova dell’11.02.2014 che oltre alla conferma dei 9 caliscendi storici prevede la possibilità di realizzarne altri 12 con la motivazione che essendo stati demoliti possono essere ripristinati, un’argomentazione che veramente lascia molto perplessi giacché non la riteniamo corrispondente al vero.

 

Questo significa, comunque, che alla fine ben 21 caliscendi oscureranno la vista del mare e la frequentazione della scogliera del molo sud, cioè in gran parte del porto.

 

Oltretutto siamo di fatto di fronte ad una sostanziale privatizzazione del porto, resa ancor più evidente dal fatto che ormai cominciano a comparire addirittura i cancelli nei singoli caliscendi. Una cosa tra l'altro non possibile in quanto le concessioni demaniali non possono essere precluse ai cittadini come appunto accade per le concessioni sull'arenile. Quindi come mai accade? Chi controlla?

 

La presenza dei 9 caliscendi storici - tra l'altro ben inseriti nel contesto - costituiva una peculiarità del porto giuliese ed era legata ad una reale tradizione marinara, ma la totalità di 21 – di cui i nuovi molto impattanti - crediamo sia un'esagerazione, decisamente un’offesa al paesaggio che una città turistica dovrebbe evitare per rispetto dei suoi cittadini e dei turisti. E poi ci chiediamo: cosa c’entrano i nuovi caliscendi con le motivazioni per cui nacquero i caliscendi storici?

 

Noi crediamo che tutto ciò sia ormai evidente già dall'impatto provocato sul paesaggio portuale e marino dai parte dei 4-5 cantieri aperti.

 

Le recinzioni di cantiere e le nuove costruzioni stanno indignando i Giuliesi.

 

Chi governa dovrebbe porsi costantemente in ascolto dei cittadini e correggere scelte pregresse improvvide e lesive dei beni comuni.

 

Qualcuno nel difendere la scelta di costruire tanti nuovi caliscendi fa riferimento al successo della Costa dei Trabocchi. Facciamo notare che il suddetto territorio costiero abruzzese si estende per circa 40 km. e ospita circa 30 trabocchi storici. A Giulianova in circa 600 metri di porto ne sono previsti 21! Erano più che sufficienti i 9 caliscendi storici.

 

Si è più moderni se si sa preservare ciò che è bello, che fa parte di una importante tradizione che non va snaturata e che appartiene a tutti.

 

Per porre rimedio a questa scelta sbagliata e autolesionista per la nostra città il nostro gruppo consiliare ha presentato la seguente Mozione:

 

1) Modificare con urgenza l’art. 20 delle NTA del PRG eliminando la possibilità di nuove costruzioni oltre i caliscendi storici esistenti.

 

2) Aggiungere un comma che stabilisca il divieto di chiusura delle aree portuali su cui insistono i caliscendi.

 

Rivolgiamo l’appello a tutti i consiglieri comunali di compiere insieme una scelta per il bene della nostra città.

 

Il Cittadino Governante

associazione di cultura politica

 

 

 

Coltura Politica/Nos: «Povero porto: il mare dietro il recinto»

 

GIULIANOVA, 13.6.2026 - Ci sono opere che avanzano in silenzio. Un palo alla volta. Una concessione alla volta. Un pezzo di paesaggio alla volta.
È ciò che sta accadendo lungo il Porto Vecchio di Giulianova, dove da mesi cresce qualcosa che non riguarda soltanto il legno, il cemento o l'acciaio. Cresce una diversa idea di città: mercificata, monetizzabile.

Da generazioni quel tratto di porto è abitato da presenze di legno, discrete e familiari. Strutture semplici, popolari, imperfette e per questo autentiche. Luoghi di pesca, certo, ma anche di memoria, di incontri, di racconti. Luoghi che appartenevano al paesaggio e, soprattutto, appartenevano (sì, purtroppo occorre usare l'imperfetto) ai giuliesi. A tutti i giuliesi.

Oggi, invece, il panorama cambia. E ciò che per decenni è stato parte dell'identità collettiva rischia di trasformarsi nell'ennesimo bene riservato a pochi.

Naturalmente ci diranno che si tratta di sviluppo, di modernizzazione, di progresso...
È sempre progresso quando qualcuno guadagna, mentre tutti gli altri perdono qualcosa che non tornerà più.

La domanda, tuttavia, resta.

Chi difende il diritto dei cittadini a riconoscere ancora il proprio porto?
E soprattutto: quando il patrimonio culturale e paesaggistico di una comunità diventa merce, chi incassa il profitto e chi paga il prezzo?

Perché la città è di tutti. Ma a Giulianova c'è chi, con il silenzioso e interessato consenso della politica, continua a comportarsi come se la città fosse soltanto la sua!

 

Capogruppo consiliare

NOS–NOI / COLTURA POLITICA

mail: colturapolitica@libero.it

 

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