Lobene, Colangelo e Fabrizi azzerano le
chiacchiere da comunicato d'ordinanza: «No alle
fusioni e ai rinvii burocratici. Confagricoltura
fa da scudo alle imprese pretendendo fatti
concreti e applicazione delle norme»
News
REGIONE 2026
Agricoltura
Confagricoltura Abruzzo:
«Tra un 'tavolo' e uno slogan, ci si è dimenticati che
nei campi serve l'acqua?»
AVEZZANO,
4.8.2026 -
In ogni crisi c'è chi recita la parte del paladino a
favore di telecamera vendendo ovvietà, e chi si presenta
alle istituzioni con le carte in regola per salvare il
settore. L'audizione di oggi in Consiglio Regionale sui
Consorzi di Bonifica e sull'emergenza idrica ha segnato
una spaccatura insanabile. Da un lato Coldiretti e Cia,
affannate a correre dagli organi d'informazione per
chiedere l'ennesimo "tavolo permanente" e declamare uno
slogan banale come "il risanamento non deve gravare
sulle aziende"; dall'altra Confagricoltura
Abruzzo, l'unica organizzazione ad aver presentato
ai Capigruppo una ricetta tecnica precisa, legale e
immediatamente applicabile.
Leggere le note della concorrenza dimostra tutta la loro
debolezza argomentativa. Gridare al vento che gli
agricoltori non devono pagare le inefficienze è un
esercizio di retorica buono per i titoli di giornale, ma
la domanda a cui Coldiretti e Cia non sanno rispondere
è come evitare questo salasso. La loro risposta è
il solito rifugio dei burocrati: un tavolo permanente di
concertazione. Confagricoltura, invece, ha smantellato
questa narrazione, portando in Consiglio Regionale la
verità dei fatti e i numeri della legge.
«Evidentemente siamo fatti di una pasta diversa, e
per fortuna," affonda con decisione il Presidente
di Confagricoltura Abruzzo, Fabrizio Lobene. "Mentre
gli altri, non del tutto estranei ai disastri economici
e finanziari di alcuni consorzi di bonifica avendoli
amministrati con i loro eletti, si accontentano di
recitare la parte dei salvatori senza straccio di
visione, noi ai tavoli istituzionali portiamo i dossier.
Se ci accusano di avere una forte prosopopea in
audizione, ce ne facciamo vanto: è la sana presunzione
di chi conosce le norme. Sentiamo parlare con
superficialità di accorpamenti dei Consorzi, ignorando
che i cinque enti abruzzesi ricadono sotto due Autorità
di Distretto Idrografico ben distinte, l’Appennino
Centrale e l’Appennino Meridionale. Fonderli a freddo
vuol dire non capire la geografia e l'idrologia della
nostra regione. Significa solo creare
un megabaraccone burocratico distante dai campi, senza
cancellare un solo euro di debito».
A far crollare la narrazione di Coldiretti e Cia è la
stessa normativa vigente, che le altre sigle dimostrano
di non conoscere o di aver colpevolmente dimenticato.
«La richiesta di un nuovo tavolo permanente è la
certificazione di chi non ha idee," chiarisce il Direttore
di Confagricoltura Abruzzo, Camillo Colangelo. "Le
regole per tagliare gli sprechi e riorganizzare i
servizi ci sono già: sono gli articoli 2 e 3 della Legge
Regionale 45/2019. C'è scritto chiaramente che si
possono gestire in forma associata la centrale unica di
committenza, i contenziosi, il catasto consortile e la
digitalizzazione, oltre ad affidare lavori direttamente
agli agricoltori tramite le convenzioni del D.Lgs 228/2001
e degli enti locali col D.Lgs 267/2000. Perché
Coldiretti e Cia non hanno preteso l'applicazione di
queste norme quando i Commissari e i Cda le ignoravano?
Dove erano i loro controlli quando la Regione abdicava
alle funzioni di vigilanza previste dagli articoli 15 e
21 della stessa legge? Noi non chiediamo commissioni
farsa; vogliamo un Consorzio di secondo grado per i
servizi centralizzati e modifiche mirate alla governance
e alle incandidabilità».
La distanza tra il pragmatismo di Confagricoltura e i
proclami altrui diventa abissale quando si passa alle
infrastrutture e alla gestione dei cambiamenti
climatici, dove la Piana del Fucino rappresenta
l'emblema dell'incapacità politica.
«Sulle calamità e sulla siccità il tempo delle
chiacchiere è scaduto," incalza il Direttore di
Confagricoltura L'Aquila, Stefano Fabrizi. "Nel
Fucino sono serviti 15 anni per uno stralcio di
progetto. L'invaso di Amplero è stato citato ben cinque
volte dall'Autorità di Distretto Meridionale come
precondizione vincolante per la rete irrigua a pressione
e ha già ottenuto il placet del PAUR. Eppure, tutto
tace. A fine aprile l'ARAP ci garantiva un progetto
esecutivo entro giugno e le gare in autunno, ma oggi
perfino il Consorzio Ovest, soggetto attuatore, viene
tenuto all'oscuro. Di fronte a questo blocco,
festeggiare per l'apertura di un tavolo permanente è
surreale. Pretendiamo un incontro immediato con il
Presidente Marsilio, non ci bastano le targhe
dell'Autorità di Distretto appese su uffici mai aperti».
Confagricoltura traccia così la vera rotta per la tutela
del comparto. Invece di esultare per il milione e
duecentomila euro sui costi energetici e i 700 mila euro
spettanti al Consorzio Ovest, risorse che sono semplici
partite di bilancio dovute alle
imprese, l'organizzazione guarda al futuro strutturale
della PAC 2028-2034. La proposta concreta è rendere
permanente il "Modello Abruzzo", sperimentato con
successo tramite la FIRA nel 2023 per l'emergenza
peronospora, garantendo prestiti a tasso zero e senza
garanzie per dare liquidità immediata alle aziende
piegate dai disastri atmosferici.
Mentre c'è chi si accontenta di fare presenza alle
audizioni per collezionare titoli sui giornali,
Confagricoltura rivendica il proprio ruolo di guida e
scudo protettivo dei produttori agricoli abruzzesi.
Ufficio Comunicazione
Confragricoltura Abruzzo
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